I commissari d’opposizione e la presidente M5s hanno presentato le proprie dimissioni dall’ente di controllo del servizio pubblico. La scelta in protesta contro il boicottaggio della destra che dura da quasi due anni. Nel pomeriggio si dimettono anche i partiti di maggioranza: «Impedita l’elezione del presidente»
I commissari dell’opposizione hanno rassegnato le proprie dimissioni dalla commissione Vigilanza Rai. Si è dimessa anche la presidente, la senatrice M5s Barbara Floridia. Le dimissioni arrivano in protesta contro il boicottaggio da parte della destra delle riunioni che sarebbero dovute avvenire per valutare l’operato della televisione pubblica. La decisione arriva alla vigilia della presentazione dei palinsesti autunnali della Rai, in programma per venerdì 3 ad Ancona.
Nel pomeriggio segue a ruota il centrodestra, provocando di fatto l’azzeramento dell’organismo di controllo. «Anche noi, come le opposizioni, ci dimettiamo dalla commissione di Vigilanza Rai che è stata occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra. Questa ha sfruttato cinicamente la legge sulla Rai, che prevede una maggioranza a 2/3 per eleggere il presidente, che noi in questi mesi stiamo cercando di cambiare» scrivono i componenti in una nota in cui lamentano anche che per l’elezione non basti la maggioranza. Un elemento che la destra vorrebbe modificare per altro nel testo base della riforma della Rai.
Le dichiarazioni
«Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito» scrive Floridia in un post. «È ormai evidente che a questa maggioranza mancano alcuni presupposti molto importanti: il rispetto delle prerogative della minoranza, il rispetto delle istituzioni più in generale e delle regole che disciplinano il funzionamento degli organi parlamentari» si legge ancora. «Non ha più senso presiedere una commissione ormai svuotata dalle proprie funzioni. Non sono disposta a trascorrere l’ultimo anno di questa legislatura assistendo impotente alle richieste di audizioni».
Le opposizioni hanno pubblicato un comunicato congiunto firmato dai capigruppo di tutte le forze del centrosinistra. «Le anticipazioni dei nuovi palinsesti confermano il progressivo declino del servizio pubblico: calano ascolti e credibilità, si riducono il pluralismo e il merito, aumentano i costosi contratti esterni e viene disatteso il Media Freedom Act» si legge. «Riteniamo che la Commissione non sia più nelle condizioni di esercitare la propria funzione istituzionale di vigilanza. Restare al suo interno significherebbe abdicare alla funzione di controllo democratico e avallare un uso sempre più partitico del servizio pubblico».
Il boicottaggio
La maggioranza fa mancare il numero legale dallo scorso autunno, quando è stato eletto il nuovo consiglio d’amministrazione Rai: per legge la commissione Vigilanza dovrebbe convalidare la scelta del presidente della televisione pubblica. Il nome designato è da sempre quello di Simona Agnes, ma non è mai stata trovata la maggioranza qualificata dei due terzi necessaria. Per non arrivare a esporre la propria presidente in pectore a un voto negativo, da quel momento la destra non ha mai più permesso che la commissione si riunisse, se non in alcuni momenti eccezionali, come quando esplose la bomba piazzata sotto casa di Sigfrido Ranucci o, più recentemente, per una relazione del dg Roberto Sergio a proposito delle dismissioni dovute al piano immobiliare della Rai.
Per rilanciare l'attività si era speso anche il presidente della Repubblica, che aveva raccomandato la ripresa dell’attività della commissione, poi mai arrivata. Da opposizioni e presidenza invece erano arrivati ripetuti appelli, rimasti inascoltati, ai Presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana.
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