Le trattativa durata per oltre un anno è affondata per un progressivo raffreddamento dell’interesse di EiTowers, racconta chi è vicino al dossier, ma non è da escludere che la conversazione venga riaperta da uno dei due interlocutori. Anche perché Giorgetti è alla ricerca di liquidità e i gateway di Raiway restano un piatto ghiotto
Chiusura pesante per il titolo RaiWay, che a fine degli scambi a piazza Affari lascia sul terreno quasi il 5 per cento. La ragione sta nel fallimento della trattativa per la fusione con Ei Towers (60 per cento di proprietà di F2i, 40 per cento di Mfe), per cui a mezzanotte è scaduto in maniera definitiva il memorandum of understanding per la creazione di un polo unico infrastrutturale per la trasmissione del segnale. Un addio o un arrivederci, a seconda delle interpretazioni.
Se il mercato ha preso molto male il naufragio dell’avvicinamento tra le due aziende, infatti, ad ascoltare le voci che corrono tra politica e azienda il dossier non appare ancora del tutto chiuso. La ragione sta nel fatto che la coesistenza di due realtà così grandi in maniera parallela non appare più sostenibile per l’avvio all’obsolescenza di tutta l’infrastruttura digitale: suona dunque curioso il riferimento al debito di Ei Towers come ragione della chiusura della trattativa che arriva da ambienti Rai, dove le vecchie volpi di viale Mazzini dovrebbero essere ben consapevoli delle caratteristiche delle due aziende destinate al matrimonio. Improbabile che sia un tema emerso solo alla vigilia della scadenza dell’accordo.
Le ragioni sembrano attenere più alle prospettive future. Dalla politica raccontano infatti di un raffreddamento verso l’operazione arrivato prima in zona Ei Towers, dove anche il nuovo Hyperscale Data Center di Pomezia non ha scaldato i cuori. Eppure, il progetto presentato dalla Rai appena qualche mese fa impegnerà l’azienda per ben due anni e può arrivare a costare anche 400 milioni di euro. Restano invece attraenti per EiTowers i gateway utilizzabili anche per accessi satellitari: stando a chi ha seguito il dossier da vicino l’asset tecnologico più ghiotto aveva attirato addirittura l’interesse di Elon Musk quando nel 2025 stava contrattando con il governo Meloni un impegno da 1,5 miliardi di euro per portare in Italia SpaceX.
L’intesa non era mai andata in porto visto il progressivo raffreddamento dei rapporti tra il miliardario e Donald Trump, ma anche con la destra italiana. Tuttavia, i Musk passano, i gateway restano: certo, ci sarebbe eventualmente bisogno di rinegoziare il punto di partenza dell’accordo, ma c’è chi non esclude che la comunicazione tra i due poli possa riprendere.
Alla ricerca di liquidità
Certo è che gli effetti positivi sui conti di Raiway previsti per l'azienda quotata e di conseguenza per la sua azionista di maggioranza, che intendeva usare una parte del denaro per finanziare il piano industriale – l’ambizioso progetto con cui la Rai dovrebbe diventare una Digital media company – non ci saranno. Un bel guaio: ovviamente la cifra non era già conteggiata, ma a questo punto il programma dovrà essere riformulato oppure la cifra andrà coperta in altro modo. Dalla Rai con una certa sicumera contano sul fatto che a compensare quella quota potrebbe essere la vendita del 15 per cento delle azioni Raiway che viale Mazzini può ancora cedere prima di arrivare alla soglia inscalfibile del 50,1 per cento della proprietà.
«A questo punto diventa pericoloso, oltre che inutile, illudersi che privatizzazioni vorticose di asset pubblici possano diminuire il debito pubblico», dice la parlamentare Cinque stelle Dolores Bevilacqua del Movimento 5 stelle, membro della commissione di Vigilanza Rai. Certo, bisognerà vedere a che prezzo si riuscirà a collocare questa quota: con il calo a picco del titolo verosimilmente sul mercato non ci sarà troppo da recuperare. Che però al ministero dell’Economia si stia cercando di recuperare più liquidità possibile da mettere a disposizione dell’ultima legge di Bilancio di legislatura non è un segreto: di conseguenza, la ricerca di una valorizzazione all'altezza continua spasmodica.
Nel frattempo, continua anche la trattativa intorno a palinsesti invernali e altre vicende: come spesso accade, questioni che non rimangono dentro l’azienda ma finiscono anche in pasto alla politica. I partiti hanno per esempio chiesto quasi all’unisono che sia riconsiderato il bando di sette lotti indirizzato alle agenzie di stampa: le realtà mediopiccole lamentano caratteristiche che escludono aziende che non siano di grandi dimensioni. Ora dunque potrebbe esserci un ulteriore ripensamento che per certe richieste della gara a viale Mazzini è già avvenuto nelle ultime settimane.
Meno incertezze dovrebbero esserci sui palinsesti invernali che saranno presentati venerdì prossimo ad Ancona. Le scelte hanno però sollevato polemiche in primis nel consiglio d’amministrazione: a scagliarsi contro l’assegnazione di una prima serata ad Antonino Monteleone i tre consiglieri considerati vicini alle opposizioni Roberto Natale, Alessandro di Majo e Davide Di Pietro che parlano di decisione «clamorosamente inappropriata». «È lo stesso giornalista che, ancora in questi giorni, adotta sui suoi social toni incompatibili con il servizio pubblico: ma l’azienda, anziché richiamarlo come dovrebbe, lo premia con un nuovo programma; mentre preferisce astenersi da una piena copertura legale di Sigfrido Ranucci, che dovrà affrontare una vertenza per affermazioni strettamente collegate al suo lavoro di inchiesta per Report».
© Riproduzione riservata

