Attacco e rilancio, nel giro di poche ore. A fronte della minaccia del presidente del Senato Ignazio La Russa di scegliere in maniera coatta i nuovi capigruppo delle minoranze da inserire nella commissione Vigilanza Rai, le opposizioni hanno risposto con la richiesta di una convocazione sul merito della riforma della governance della tv pubblica per evitare uno stallo ulteriore. 

Un passo indietro: a luglio le opposizioni si erano dimesse in blocco insieme alla presidente, la senatrice M5s Barbara Floridia, per protestare contro il blocco dei lavori, fermi da un anno e mezzo perché la maggioranza ha continuamente fatto mancare il numero legale necessario a procedere a svolgere interrogazioni, audizioni e quant’altro. La maggioranza ha seguito a ruota le opposizioni e si è dimessa a sua volta per protestare contro il centrosinistra.

Dopo la pausa estiva, a seguito di una richiesta alle opposizioni di nominare i nuovi commissari, La Russa ha annunciato di voler procedere in maniera autonoma e ha posto un ultimatum. O i membri saranno indicati entro i prossimi sette giorni o mercoledì prossimo farà nomine d’ufficio. «Chiediamo ai presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa, di non forzare la mano ed astenersi dal procedere a nomine d'ufficio, come hanno paventato anche con lettera ufficiale. Si tratterebbe di un fatto molto grave» ha detto il capogruppo del M5s al Senato Luca Pirondini.

Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo dem Francesco Boccia: «Vogliamo una dichiarazione della maggioranza in cui si impegna di far funzionare la commissione e il ministro Giorgetti la smetta di tenere in ostaggio il Media Freedom Act». E ancora, il capogruppo Avs Peppe De Cristofaro, a sua volta ex commissario: «Ci mancherebbe se all'auto-ostruzionismo aggiungessero una forzatura più clamorosa sulla presidenza della Commissione». La strategia viene in parte anticipata da Floridia: «Se vogliamo davvero ripartire, serve un accordo sulla riforma della Rai, ferma da due anni al Senato» spiega l’ex presidente su Instagram. «Se la maggioranza accoglie le proposte delle opposizioni per riformare e salvare la Rai del futuro, allora possiamo discutere anche di una nuova Commissione di Vigilanza».

La strategia 

L’obiettivo delle opposizioni, anticipano fonti del Movimento 5 stelle, è quello di portare il presidente del Senato a ricevere le opposizioni per tornare a discutere della riforma. Se si riuscisse a mettere mano al testo attualmente fermo in commissione Trasporti in attesa della votazione degli emendamenti e dell’approdo in aula, le opposizioni si dicono disponibili a riconsiderare la nuova costituzione della commissione. 

Altrimenti, è il ragionamento che filtra, la maggioranza rischia di incartarsi da sé. Una volta nominati, infatti, i membri si dimetterebbero alla prima seduta, che però certificherebbe la ricostituzione dell’organismo: a quel punto, paradossalmente, la maggioranza potrebbe andare avanti da sola. Una situazione che non si è mai verificata e avrebbe conseguenze nefaste: la Vigilanza è pensata infatti come ente di sorveglianza, ragion per cui – insieme al Copasir – è considerata tradizionalmente appannaggio delle opposizioni. Certo, le dimissioni offrirebbero alla destra l’alibi: «Sarebbe facile a quel punto dire “Ma noi avremmo scelto senz’altro un presidente d’opposizione” per la maggioranza» osserva un detrattore. 

In una commissione interamente costituita da forze di maggioranza, si rischierebbe di arrivare a una presidenza di destra. Sarebbe un unicum dalla fondazione della commissione, nel 1974. Unica possibilità alternativa che viene evocata a sinistra per la maggioranza, il coinvolgimento di Azione per la presidenza. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani mette le mani avanti, replicando alle opposizioni: «Ogni cosa che facciamo per loro è una forzatura tranne quando le facevano loro quando erano in maggioranza».

Una situazione in cui la maggioranza, ragionano nel campo largo, finirebbe per esporsi nell’anno elettorale a ulteriori attacchi sull’occupazione di Telemeloni e, a questo punto, degli organismi collegati. L’alternativa però sembra altrettanto dolorosa per il centrodestra perché comporterebbe un passo indietro su un testo frutto di una mediazione complessa anche per il centrodestra e su cui Fratelli d’Italia ha in programma di spingere per mettere in sicurezza nel giro di pochi mesi e prima del voto la prossima governance Rai. 

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