Un messaggio sibillino, che chiarisce la sua uscita dalla Rai il 30 settembre, ma con cui si tiene aperta la strada per Rtv. Roberto Sergio, direttore generale della Rai e della televisione di San Marino, saluta così il consiglio d’amministrazione della Rai, riunito giovedì per una riunione alla ripresa: «Desidero precisare che questa decisione non coincide con il mio pensionamento» scrive Sergio. Per quanto riguarda il Titano, l'azienda si è riservata qualche altro giorno per prendere la decisione definitiva: alla luce di questi elementi, «deciderò quindi se proseguire il mio impegno alla guida di San Marino Rtv, accompagnando il percorso di rilancio e sviluppo avviato in questi anni, oppure se considerare nuove sfide e opportunità professionali» scrive ancora il direttore generale. 

Come atteso, quindi, Sergio dà il via alla campagna elettorale parallela della Rai, che si intreccia a livello parlamentare con i lavori della maggioranza per portare a dama l’approvazione della riforma della governance – su cui si registra un’accelerazione della Lega, ansiosa di prenotare un posto nel prossimo cda prima del voto a fronte di sondaggi impietosi – e la ricostituzione della commissione Vigilanza Rai. Alla luce di questo quadro, sembra inverosimile che Sergio venga sostituito per pochi mesi: verosimile che l’ad assuma l’interim. Durante l’ultimo mandato, Sergio stesso era arrivato a essere contemporaneamente ad e presidente per pochi mesi, mentre attualmente il presidente facente funzioni Antonio Marano non è mai stato legittimato dalla commissione Vigilanza. Insomma, il rispetto alla lettera delle regole organizzative non sembra ormai più all’ordine del giorno da tempo. 

Una delle possibili prospettive future che viene attribuita a Sergio è quella di far fruttare il suo buon rapporto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e rientrare nel prossimo consiglio d’amministrazione come consigliere in quota Lega. «Dovrà prendere il numeretto» scherza qualcuno: tra gli aspiranti a un posto sicuro per altri quattro anni (se la legge dovesse andare a dama) ci sono parecchi, anche parlamentari che temono di non essere rieletti. In cima alla lista il sottosegretario Alessandro Morelli, responsabile editoria del partito, ma si parla anche di Antonio Saccone, presidente di Cinecittà. Insomma, la lista è già lunga e aggiunge tensioni a quelle già presenti in consiglio d’amministrazione: anche in maggioranza, dove comunque Sergio è apprezzato, la mossa di approfittare di agevolazioni verso la pensione continuando a detenere l’incarico di San Marino appare parecchio spericolata. 

In generale, nella riunione si respira l’aria del fine corsa: una sensazione che si diffonde anche alle direzioni, dove in tanti sono consapevoli che presto si potrebbe andare incontro a un nuovo giro di nomine, forse già dopo Sanremo. Insomma, è ora di giocarsi il tutto per tutto e rinsaldare eventuali legami politici. 

Politica e Report

All’ordine del giorno un altro episodio che è stato banco di prova anche dei rapporti con la maggioranza, oltre che della gestione pratica della questione: il direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini ha presentato la sua informativa a proposito della sostituzione del conduttore di Report Sigfrido Ranucci, pur non avendo competenza (come ha ribadito anche pubblicamente) sulla vicenda della sanzione disciplinare a cui rischia di andare incontro il giornalista per dichiarazioni pubbliche e altre questioni.

Per altro, oggi è stato comunicato che il tribunale del lavoro deciderà sul ricorso urgente presentato da Ranucci contro il suo allontanamento dal video solo il 25 settembre: a breve, ma dopo il termine di cinque giorni stabilito dall’azienda per presentare le proprie ragioni contro la notifica di sanzione che gli è arrivata martedì. Il rischio, insomma, è che si vada davanti ai giudici con una sanzione (che potrebbe arrivare anche al licenziamento) già inflitta al giornalista. L’intreccio è complicato, ma la vicenda potrebbe trascinarsi ancora a lungo: senz’altro su questo tema i desiderata di palazzo Chigi – dove Giorgia Meloni sta tornando a prendere in considerazione più seriamente un ruolo per Gian Marco Chiocci come suo portavoce – erano divergenti anche tra la presidente e i suoi più stretti collaboratori, che a loro volto hanno interlocutori differenti nella governance. Risultato, diverse accelerate e frenate, a seconda delle differenti sensibilità. 

E per non far mancare ulteriori ragioni di scontro, le provocazioni reciproche tra i consiglieri vicini alle opposizioni e Antonino Monteleone. A fronte del debole risultato del suo Filorosso, Roberto Natale, Alessandro di Majo e Davide Di Pietro avevano contestato la scelta di spostare Mi manda Rai3, che il martedì precedente aveva firmato ascolti decisamente migliori su Rai3 del 2,6 per cento dell’ex Iena. Il conduttore ha risposto parlando di «polemichetta sterile» e «attacco superficiale e strumentale». Parole che hanno fatto alzare qualche sopracciglio e sembrano oltre il livello dei tradizionali dissensi vissuti apertamente in azienda. 

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