I Cinque stelle hanno chiuso all’offerta di La Russa dopo che la settimana scorsa la maggioranza ha votato esclusivamente gli emendamenti dei relatori (quindi del governo) alla riforma Rai. Sembra invece ancora aperta la trattativa con i dem
Ancora nessuna notizia sulle convocazioni d’ufficio in partenza dall’ufficio della presidenza del Senato. Ignazio La Russa aveva promesso per l’inizio di questa settimana le nomine coatte dei commissari di minoranza in commissione Vigilanza Rai dopo le dimissioni di massa di destra e sinistra a luglio scorso. Niente da fare, alla fine nessuna lettera è partita da palazzo Madama: la ragione starebbe in un canale ancora aperto con uno dei partiti d’opposizione. Mentre infatti i Cinque stelle avrebbero chiuso al canale con il presidente del Senato, la linea con il Pd sarebbe ancora aperta.
«La settimana scorsa hanno votato solo emendamenti dei relatori, quindi scritti dal governo, alla riforma Rai. Non hanno neanche preso in considerazione quelli proposti dalle opposizioni, se non due che sono stati comunque riformulati, quindi stravolti» spiega una fonte pentastellata vicina al dossier. Di conseguenza, la collaborazione sarebbe finita per essere impossibile, tanto che dalle parti di via di Campo Marzio si aspettavano le convocazioni già in mattinata.
Il Pd, invece, nonostante l’Aventino indetto dalla segretaria sulle vicende della tv pubblica, sarebbero ancora al tavolo del presidente del Senato. «Difficile che porti da qualche parte, ma vedremo» è la versione, decisamente poco ottimista, che si raccoglie tra i dem. Resta il fatto che mentre gli emendamenti alla riforma erano per la maggior parte concordati tra i partiti di opposizione, su questa vicenda le minoranze si sono divise nella strategia. Non è la prima volta che La Russa incontra il sentire del Pd, che aveva raccolto e intercettato anche in occasione del “tranello” sulle preferenze, l’emendamento alla legge elettorale con cui i dem avevano tentato di mettere in difficoltà la maggioranza.
Il merito della trattativa
Sul tavolo, in ogni caso, La Russa avrebbe messo sul tavolo nomine quasi totalmente sovrapponibili a quelle della commissione precedente allo scioglimento. Contemporaneamente nel testo della riforma la maggioranza ha inserito elementi che legano ancora di più la televisione pubblica al governo, tornando alla formulazione iniziale del testo che prevede che due consiglieri di amministrazione su sette siano nominati dal ministero dell’Economia, azionista di riferimento della Rai.
Non sono più ad e presidente, com’è previsto attualmente, ma si tratta di un passo indietro rispetto a una versione intermedia del testo in cui il consigliere “di governo” era uno solo. E ancora, l’ultimo testo, che dovrebbe ricevere il via libera in commissione mercoledì all’ora di pranzo per approdare in aula la settimana successiva, prevede che il consiglio d’amministrazione attuale sia sostituito nel giro di trenta giorni. Un’assicurazione sulla vita per il centrodestra che avrebbe così la certezza di un nuovo cda Rai a sua immagine e somiglianza già entro Natale.
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