Sigfrido Ranucci si mette «a disposizione», da giornalista o magari in altri incarichi. In una battuta a Repubblica, l’ex conduttore di Report a cui venerdì è stato negato il reintegro a seguito del ricorso urgente che aveva presentato al tribunale del lavoro, ha annunciato di voler continuare a fare il suo lavoro, ma ha anche aperto a un incarico in altri ambiti. 

«Io vorrei fare il giornalista, se poi non me lo permetteranno, se non mi arriveranno altre offerte, allora qualcosa dovrò inventarmi per mettermi a disposizione della società, ma sempre dalla parte dei fragili e dei più deboli» ha detto il giornalista. Parole che fanno pensare che l’opzione della politica, che è stata più volte evocata per il vicedirettore dell’Approfondimento, possa essere ancora sul tavolo per Ranucci. 

Le battaglie legali

Il giornalista dovrà decidere entro pochi giorni quale delle offerte alternative della Rai accettare: le tre possibilità prevedono una vicedirezione a Rainews, una al Tg3 o la corrispondenza da Il Cairo. È anche vero che Ranucci ha parecchie ferie arretrate, ma ora che il reintegro per inizio stagione è sfumato deve fare la sua scelta.

Resta la battaglia sul piano legale: dopo il ricorso d’urgenza, andrà dibattuto – con tempi più lunghi – il merito del ricorso contro la decisione del direttore Paolo Corsini di allontanare Ranucci dalla conduzione di Report. L’ex conduttore ha anche annunciato ricorso contro i dieci giorni di sanzione disciplinare comminati in conseguenza delle risultanze del lavoro del comitato etico Rai, che ha analizzato le presunte condotte contrarie alle regole aziendali del giornalista. E poi, c’è la vicenda giudiziaria legata all’attentato contro Ranucci: i magistrati avevano intenzione di attendere l’esito del ricorso per pianificare un nuovo interrogatorio del conduttore amico di Valter Lavitola, presunto mandante della bomba. 

Nel frattempo, la redazione di Report ha voluto ribadire di non aver mai sfiduciato il conduttore. «In questi mesi è stata alimentata la narrazione di una redazione spaccata, divisa tra traditori e collaborazionisti. Non è così» spiegano i giornalisti. «Report non prende ordini dalla politica, né da chi ha chiesto di cambiarlo né da chi lo difende. Report non è influenzabile da poteri più o meno forti né da gruppi di interesse. È sempre stato un lavoro collettivo e continuerà a esserlo». Amara la replica di Ranucci: «Magari potevano mandarlo un po’ prima, in maniera anche forte».

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