Una sospensione attesa, ma comunque una sanzione più lieve del licenziamento temuto. Sigfrido Ranucci è stato sospeso per dieci giorni come conseguenza del provvedimento disciplinare di cui è stato fatto oggetto nel mese di agosto, quando del suo caso si è occupato il comitato etico della Rai, che ha confezionato un dossier poi finito sulla scrivania dell’ad Giampaolo Rossi. Un provvedimento nei confronti del quale, in ogni caso, può fare appello.

Ranucci e la Rai sono ancora in attesa del pronunciamento della giudice del lavoro Donatella Casari sul ricorso urgente che l’ex conduttore ha presentato contro l’azienda dopo la decisione del direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini di allontanarlo dalla conduzione di Report. Per Ranucci e i suoi legali, un danno che va compensato diversamente da come succederebbe con le proposte alternative fatte dall’azienda (la vicedirezione al Tg3, a Rainews o la corrispondenza da Il Cairo). 

Diversa cosa è il provvedimento disciplinare, che si basa su altre motivazioni e non si interseca con il procedimento giudiziario. Dall’azienda filtra che la sanzione comminata verte su quattro punti: una cinquantina di ingressi di Laura Cianfoni, collaboratrice esterna alla redazione che Ranucci portava spesso a via Teulada, l’incontro con il deputato del Movimento 5 stelle membro della commissione Vigilanza Dario Carotenuto, le mail inoltrate dall’ex conduttore al suo amico Valter Lavitola e infine le parole denigratorie utilizzate dal vicedirettore contro i suoi colleghi Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi nel momento in cui sembrava sarebbero stati loro a prendere in mano il timone della trasmissione.

Motivazioni che hanno portato alla decisione dell’ad: Rossi, però, non ha utilizzato il colpo del ko del licenziamento, che temeva Ranucci e che avrebbe invalidato il procedimento giudiziario sull’eventuale reintegro. 

Il reintegro 

Intanto, le antenne in zona Rai restano ben sollevate per intercettare la decisione della giudice sull’eventuale reintegro. «Speriamo non accada, non pensiamo possa accadere. Matteo 5.11, 'ogni giorno la sua pena', io quello che dovevo fare l'ho fatto, stiamo lavorando serenamente» ha detto in mattinata il direttore Corsini. 

Per i Cinque stelle, l’ennesimo sopruso. La militanza dichiarata ad Atreju «non gli consente di augurarsi pubblicamente che Sigfrido Ranucci non venga reintegrato alla guida di Report. La sua è una sfrontatezza che travalica ogni limite. Un'uscita del genere, in scia a ciò che ha detto nelle settimane scorse Ignazio La Russa a cui il militante Corsini è evidentemente obbediente, è indegna di qualsiasi ruolo che richieda un minimo di imparzialità, posto che in Rai ne esista ancora. Ormai a TeleMeloni vige una totale, sfacciata impunità» dichiarano i parlamentari in commissione Vigilanza.

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