«Se vuoi una garanzia, comprati un tostapane». Dalla Leopolda Matteo Renzi risponde citando Clint Eastwood a Giuseppe Conte, che aveva chiesto alla segretaria del Pd Elly Schlein di farsi garante della presenza del leader di Italia viva all’interno della coalizione di centrosinistra.

Renzi rivendica di non dover offrire garanzie personali e sposta il confronto sul terreno politico: «Se volete stare sulle discussioni di merito, noi ci siamo». La proposta è quella di un «contratto alla tedesca», con impegni, tempi e obiettivi definiti per tutte le forze della coalizione. Perché, avverte, «continuare a litigare nel centrosinistra significa regalare il paese e il Quirinale a Giorgia Meloni».

«La politica non si fa sulla base dei rapporti personali, si fa sulla base delle idee», ha detto ancora il leader di Italia viva a margine della kermesse fiorentina. Da qui l’invito a fissare «paletti chiari per tutti», attraverso un accordo scritto che stabilisca «cosa si fa, perché e in che tempi».

Renzi lega il tema dell’unità del centrosinistra anche alla partita per il Quirinale. «Io non sarò complice del fatto che al Quirinale ci vada Meloni», afferma. E rivendica: «Io ho portato Sergio Mattarella al Quirinale, non Matteo Salvini al Viminale». Per questo, aggiunge, «non ho bisogno di dare garanzie, ho bisogno di portare voti in una scommessa che abbia chiari i paletti per tutti. E quindi che nessuno possa permettersi di uscire da questi paletti».

Il punto, insiste l’ex premier, non è neppure stabilire ora chi dovrà guidare la coalizione. «Vedremo se sarà Conte o se saranno altri, ma è l’ultimo dei problemi», dice. «Non si può partire da chi guida se non sappiamo dove andiamo». Prima vengono i contenuti e il profilo politico dell’alternativa: «Io voglio un centrosinistra riformista, garantista, poi è chiaro che guida chi ha più voti».

Il leader di Iv torna quindi sulle condizioni economiche del paese e invita l’opposizione a concentrarsi sui problemi degli italiani. «Dopo quattro anni di governo Meloni, le famiglie sono più povere, la gente se ne va, ci sono meno soldi in tasca, le bollette e i mutui costano di più», afferma. E aggiunge: «Se il centrosinistra si mette a litigare e perde le elezioni è da rinchiudere». La linea, sostiene, deve essere quella di «preoccuparsi dei problemi delle famiglie» e lasciare da parte «le scaramucce tra leader».

Renzi ribadisce dunque la propria collocazione: «Io sto in un centrosinistra che sia l’alternativa al centrodestra». E liquida come secondario il confronto personale con Conte: «Mai come in questo momento c’è bisogno di una grande attenzione ai temi del garantismo, del riformismo, delle condizioni di vita degli italiani, non del chiacchiericcio Conte-non Conte».

Sull’Ucraina, Renzi invita a non utilizzare il conflitto «a fini interni» e ricorda che «stanno morendo centinaia di migliaia di persone». «Non è un game war, è una cosa vera, è un dramma reale», afferma. E aggiunge che su Ucraina, Medio Oriente e Cuba il centrosinistra dovrà trovare «un’opinione condivisa che parta dal ruolo dell’Europa».

Presentando sul palco Mario Calabresi, Renzi ha detto che vedrebbe «benissimo» l’ex direttore di Repubblica, che ha dato la propria disponibilità all’area di centrosinistra per la corsa a Palazzo Marino, «come sindaco di Milano».

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