La premier evita frizioni con gli alleati di governo. Intanto è caos benzina. L’Ue scarica sugli Stati l’introduzione di tasse sugli extraprofitti
È stato scongiurato il pericolo fischi, dopo quelli subiti allo stadio di Taranto per l’apertura dei Giochi del Mediterraneo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata accolta dall’applauso di alcuni dei presenti quando è arrivata ad Amatrice, per la commemorazione a dieci anni dal sisma che ha colpito il centro Italia. Poi è calato il silenzio quando si è fermata in raccoglimento per la deposizione della corona al monumento alle vittime. Meloni ha incontrato i parenti di chi è morto nel terremoto e ha partecipato alla messa, officiata dal cardinale Matteo Zuppi, al centro sportivo di Amatrice. «Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare», ha scritto sui social, rispondendo indirettamente all’auspicio del capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha chiesto impegno per «ultimare il risanamento nel più breve tempo possibile».
I Volenterosi
La commemorazione è stata un momento importante per riaccendere l’attenzione sulla ricostruzione non ancora completata, con circa mille persone che continuano a vivere nelle strutture provvisorie e i centri storici di alcuni paesi ancora non ricostruiti. Accanto alle questioni interne, però, la giornata di Meloni ha avuto al centro lo scenario internazionale. Prima di arrivare ad Amatrice, infatti, la premier ha partecipato in videocollegamento alla riunione sull’Ucraina dei Volenterosi. La leader italiana continua a prediligere questa soluzione prudente (e che le permette di evitare fotografie ufficiali) pur non prendendo le distanze dal format. Questa volta, però, la scelta ha assunto un rilievo anche maggiore perché la riunione, che si è tenuta a Kiev, è avvenuta in concomitanza con la festa per i 35 anni di indipendenza da Mosca.
Per questo l’assenza di Meloni è stata più evidente, per una sfida tra Ucraina e Russia che viene combattuta anche con i simboli e la vicinanza fisica tra alleati. «I leader hanno concordato sulla necessità di rafforzare l’efficacia del regime sanzionatorio e contrastare ogni tentativo di elusione, al fine di indebolire ulteriormente la macchina bellica di Mosca», viene fatto sapere nel comunicato ufficiale di palazzo Chigi, «la presidente Meloni ha riaffermato la determinazione dell’Italia a operare al fianco dei partner internazionali per favorire un percorso negoziale verso una pace giusta e duratura».
Insomma la posizione italiana rispetto alla guerra in Ucraina non cambia e l’appoggio alla causa anti-russa è totale, nonostante nella coalizione di centrodestra ci sia anche chi – come la Lega – ha posizioni decisamente più sfumate, in particolare sull’opportunità di continuare con l’invio di armi seppur di difesa. Per compensare queste tensioni evitando nuovi problemi interni all’esecutivo, allora, la premier ha scelto strategicamente di confermare l’impegno italiano in particolare sul fronte umanitario in vista della stagione invernale, «con l’invio di ulteriori generatori destinati in particolare a sostenere la resilienza della popolazione ucraina e a garantire la tenuta della rete energetica». A chi le ha chiesto della difesa anti-aerea, secondo fonti di palazzo Chigi Meloni avrebbe risposto che «la funzionalità di ospedali e scuole è altrettanto importante». Una posizione implicitamente più attenuata rispetto a quella dell’Eliseo, per esempio, che nel suo comunicato ufficiale ha parlato di «piena mobilitazione per armare la difesa dell’Ucraina». Del resto, fonti di governo hanno già fatto sapere che l’Italia «non parteciperà» alle esercitazioni dei Volenterosi annunciate dal presidente francese Emmanuel Macron per ottobre-novembre.
Ansia benzina
Sul fronte interno, poi, rimane irrisolto il problema del caro carburanti. La proroga di due giorni firmata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti manterrà lo sconto di 17 centesimi sul disel solo fino a domani. Poi i prezzi per automobilisti e autotrasportatori torneranno a schizzare, con il gasolio che arriverà ai 2,3 euro al litro. Il governo «sta valutando» se intervenire con un nuovo taglio delle accise, ha detto il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, ammettendo che «il tema esiste» ma che non c’è nessun Consiglio dei ministri convocato. Del resto, la proroga di questi giorni è stata possibile con l’attivazione del meccanismo delle accise mobili finanziato con l’extragettito Iva, ma il problema è che queste misure emergenziali e orizzontali drenano denaro dalle casse statali sempre più vuote. Il governo rischia così di rimanere impotente davanti agli aumenti, proprio nella settimana dell’ultimo controesodo estivo.
«Giorgia Meloni deve fare una cosa sola: smetterla con le soluzioni tampone come la ridicola proroga di 48 ore sul taglio delle accise», è stato l’affondo della segretaria dem Elly Schlein, che è tornata a incalzare con la sua proposta di tassare gli extraprofitti delle grandi società energetiche: «Mettano da parte l’orgoglio» e «accolgano la nostra proposta», perché «le famiglie e le imprese italiane non possono continuare a pagare il conto dell’inerzia del governo», è l’appello del Pd. La proposta per altro era già stata avanzata anche da Giorgetti che, insieme ad altri cinque ministri europei, aveva chiesto con una lettera che l’Unione si attivasse in questo senso. La risposta dell’Ue è arrivata. «La tassazione è di competenze degli Stati membri», ha detto il portavoce della Commissione, dunque ogni governo se ne deve assumere la resposnabilità. Così Meloni dovrà decidere se accogliere l’appello del Pd a una misura che colpisce le multinazionali. L’alternativa sono nuovi tagli delle accise che già il Fondo monetario internazionale ha definito costosi e poco efficaci.
Zelensky: «C’èunpianodipace messoapuntoconUsaeUe:tregua© Riproduzione riservata
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