A Salerno sono tutti pronti. I preparativi sono già avanti, se non ci saranno inciampi il sindaco Vincenzo Napoli lunedì 19 andrà in Comune, cioè in quella che fin qui è stata casa sua, e rassegnerà le dimissioni. Così nella finestra tra il 15 aprile e il 15 giugno sarà possibile tornare al voto e, neanche a dirlo, rieleggere Vincenzo De Luca nel suo trono di primo cittadino della sua città. Carica che ha ricoperto già per due mandati, dal maggio del 1993 al 2001 e poi di nuovo dal 2006 al 2015.

La sua irresistibile ascesa nasce da un’altra stagione politica: da consigliere comunale ebbe la sua occasione grazie alle dimissioni del sindaco di allora, coinvolto nelle vicende di Tangentopoli. Oggi il collega Napoli gli cede elegantemente il passo. Del resto, era nell’aria; da quando ha lasciato la presidenza della Regione, ha aperto un ufficio nel centro della sua città, in piazza della Concordia, e da lì ha ricominciato a trasmettere le sue imperdibili dirette Facebook.

Il presidio in Regione

Dunque il ritorno a Salerno era nelle cose, se non proprio negli accordi stretti con il Pd per farsi indietro senza far esplodere il campo, dopo aver tentato di farsi una legge per il terzo mandato in Regione, bocciata però dalla Corte costituzionale.

Gli avversari interni del Pd parlano di una sua «sconfitta» politica con la vittoria di Roberto Fico alla presidenza della Campania. I fatti raccontano di una resistenza fiera. Il suo ex vicepresidente di giunta Fulvio Bonavitacola è oggi assessore alle Attività produttive, e presidia una pattuglia di sei consiglieri deluchiani, fra dem e quelli della sua lista; che non hanno i numeri per condizionare l’attività del nuovo presidente, ma di certo hanno risorse imprevedibili per la nuova generazione di dirigenti campani. 
Resta però che il centrosinistra si metterà di traverso alla rielezione di Salerno. Da quello che circola in città, è escluso che i Cinque stelle si accodino. Anzi, preparano una candidatura alternativa. A cui certamente si associeranno gli alleati della sinistra di Avs, ma anche quelli del Pd. O almeno buona parte. 

© Riproduzione riservata