La segretaria Schlein e un post sui social fa notare che anche il partito di estrema destra è tra i sostenitori del Sì. Immediate le reazioni indignate dei riformisti che hanno promosso il comitato per il Sì. Picerno: «Gravemente insultante e svilente». Ceccanti: «Un gioco a chi delegittima di più»
Il Pd ed Elly Schlein alzano il livello dello scontro politico sul No al referendum sulla giustizia. Un post sulle pagine social del partito fa notare che Casapound si è espresso a favore del Sì al quesito. La segretaria, ospite a DiMartedì su La7, ha aggiunto che «i neofascisti, dicono che votano sì al referendum per la riforma sulla giustizia e lo slogan è “falli piangere, vota sì”. Quindi mi sembra che quelli che votano sì non siano ben accompagnati».
Il risultato è stato quello di far esplodere lo scontro dentro il partito, dove un gruppo di minoranza ha promosso il comitato della sinistra per il Sì. La scelta comunicativa ha aperto una voragine dentro il mondo democratico, con reazioni durissime contro la segreteria.
le reazioni
L’ex parlamentare e professore di diritto costituzionale a sostegno del Sì, Stefano Ceccanti, è stato il primo a commentare, parlando di «un gioco alla campagna chi delegittima di più gli altri individuando sostenitori ‘impresentabili’ nello schieramento altrui», «da molti me lo posso aspettare, ma dalla campagna ufficiale di un partito serio come è ritenuto giustamente il Pd, anche da molti che non lo votano, no».
Reazioni ancora più dure arrivano invece da Bruxelles, dove l’europarlamentare e vicepresidente del parlamento europeo Pina Picierno parla di assimilazione «gravemente insultante e svilente. Da fondatrice e militante del PD sono colpita e molto addolorata da una deriva comunicativa e politica sempre più polarizzante e populista» e ancora «Io voterò sì, e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo rispetto: basta, vi prego, con accuse infamanti».
Considerazioni simili arrivano anche dall’altra europarlamentare riformista, Elisabetta Gualmini, che parla di «punto più basso di qualsiasi polemica politica. Quindi chi sosteneva la mozione Martina nel 2019 e il programma del Pd nel 2022 erano tutti fascisti».
L’effetto del video social e delle parole della segretaria, infatti, è quello del boomerang: nella mozione Martina del 2019 si parlava infatti di separazione delle carriere e – viene anche fatto notare da una ex dem come Paola Concia – nel 2016 proprio Schlein con quella che allora era la minoranza dem votò No, come Casapound, sul referendum Renzi.
Su questo interviene anche l’ex Pd, Andrea Marcucci, secondo cui «paragonare i sostenitori del Sì a Casapound è un insulto gratuito che sottolinea solo la profonda ignoranza di chi lo ha detto. La segreteria sa che i padri nobili della riforma sulla separazione delle carriere sono tutti di sinistra? E lei stessa cosa ci faceva nel 2016 con Casapound contro il superamento del bicameralismo?».
Il disastro comunicativo è combinato e servito, proprio in settimane in cui la tensione tra sostenitori del Sì e del No è alle stelle e i sondaggi sono sempre più incerti, parlando di un recupero del No.
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