«Questa guerra illegale va fermata, no all’utilizzo delle nostre basi». Intanto Piantedosi minimizza il rischio di attentati ma è preoccupato per i cortei: «Il Viminale monitora»
«La guerra illegale di Trump e Netanyahu va fermata»: nel corso di un evento a Roma la segretaria del Pd ribadisce la ferma contrarietà all’utilizzo di basi in Italia e si scaglia contro l’esecutivo sul referendum e i rincari di benzina ed energia. Intanto Piantedosi minimizza il rischio di attentati ma si dice preoccupato per eventuali cortei: «Il Viminale sta monitorando le manifestazioni in programma»
È un intervento a tutto campo quello della segretaria del Partito Democratico nel corso dell’evento “L’Italia che sentiamo”, a Roma. E mentre Elly Schlein ribadisce la linea del Pd su questioni interne ed internazionali, dal «no all’utilizzo delle basi in Italia per la guerra in Iran» alla sfiducia in un governo «subalterno a Trump» che con la riforma della giustizia «sfregia la costituzione», il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, esclude il rischio di attentati nel nostro paese e si mostra invece più preoccupato per eventuali manifestazioni: «Questi conflitti e le ragioni che ci sono dietro - ha detto a margine di un evento organizzato dalla Lega a Bologna - si trasformano in contrapposizioni radicali che si trasferiscono sulla piazza».
Solidarietà a Sánchez
Nel corso dell’evento organizzato dal Pd all’Acquario Romano, Schlein è intervenuta in modo netto sul tema che da una settimana tiene banco, inevitabilmente, anche nella scena politica italiana. Da un lato ha ribadito la sua solidarietà al premier spagnolo, Pedro Sanchez, «per le minacce inaccettabili subite per aver difeso il diritto internazionale come avrebbe dovuto fare il nostro governo».
Dall’altro ha criticato proprio l’esecutivo, «incapace di scegliere con decisione l’Europa» in un momento storico in cui la presidenza statunitense è più che mai fuori controllo. Ricordando come il tycoon abbia «bombardato sette paesi in dodici mesi», Schlein ha chiesto che l’Italia torni ad essere «una guida verso un Europa più unita e non più un freno».
Per farlo, il nostro paese dovrebbe ridare centralità a quel diritto internazionale «che oggi vacilla e viene preso a picconate da chi vorrebbe sostituirlo con una giungla dove tutto si può imporre o comprare». E anche su un possibile coinvolgimento del nostro paese in operazioni militari Schlein non usa mezzi termini: «La guerra illegale di Trump e Netanyahu va fermata. No all'utilizzo delle basi in Italia per il supporto a questi attacchi, l'Italia ripudia la guerra».
E mentre in Italia le opposizioni chiedono chiarezza al governo sulla posizione del nostro paese, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ribadito la solidarietà dell’esecutivo ai paesi del Golfo e la disponibilità ad aiutarli augurandosi che «l’Europa non venga mai colpita». «Vogliamo la pace e la stabilità - ha detto in un’intervista ad un emittente araba - abbiamo risposto prontamente e abbiamo informato il Parlamento della nostra intenzione di fornire assistenza anche attraverso strumenti militari».
Il fronte interno
Le conseguenze del conflitto si riflettono però anche sulla politica interna, soprattutto sul fronte dell’energia. L’escalation militare ha spinto verso l’alto il prezzo del petrolio e riacceso il timore di nuovi rincari per benzina ed energia. Un tema su cui le opposizioni chiedono un intervento immediato e risolutivo del governo.
Ad aprire la questione è stata proprio la segretaria del Pd che, in un video pubblicato sui sui canali social, ha chiesto a Giorgia Meloni di attivare le cosiddette accise mobili per venire in contro alle difficoltà di milioni di italiani. «Siccome con i prezzi stellari della benzina non aumentano solo gli extraprofitti di chi la vende ma pure il gettito Iva che entra nelle casse dello Stato - ha spiegato Schlein nel video - noi proponiamo di usare quell'extragettito Iva restituendolo ai cittadini e abbassando le accise di tutti».
E se su questo tema non sembrano arrivare rassicurazioni dal governo, Piantedosi ha sottolineato come la guerra in Iran non rappresenti un rischio concreto per il nostro paese ribadendo come l’Italia non corra il rischio di attentati.
A preoccupare il governo, invece, sarebbe la possibilità di nuove manifestazioni: «Non c’è un rischio terrorismo legato alla guerra in Iran - ha dichiarato il ministro dell’Interno - ma dobbiamo prestare attenzione. Questi conflitti e le ragioni che ci sono dietro si trasformano in contrapposizioni radicali che si trasferiscono sulla piazza. Stiamo monitorando alcune manifestazioni già in programma». Tra queste anche il corteo “No Kings” in programma a Roma il 28 marzo.
Non corre rischi, invece, il referendum sulla giustizia che, come confermato dal Viminale, si svolgerà regolarmente il 22 e 23 marzo. E mentre dalla maggioranza è di nuovo Piantedosi a parlare di «magistrati ideologizzati» che mettono a rischio il lavoro del governo, Schlein ha sottolineato nuovamente le ragioni del No.
«Questa riforma non rende più brevi i processi - ha detto a margine dell’evento di Roma - non assume il personale che manca, non stabilizza i 12mila precari della giustizia e spacca in due e sorteggia il Csm. Per noi la giustizia italiana non è perfetta, ma questa riforma è uno sfregio alla Costituzione».
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