Ora il testo ritorna alla Camera per la seconda lettura, con approvazione definitiva già fissata per il 28 settembre. La legge approvata ha una impostazione proporzionale, ma con premio di maggioranza, che si traduce in 70 deputati e 35 senatori, alla coalizione che ottiene almeno il 42 per cento dei voti
Il Senato ha approvato con 113 sì e 71 no la legge elettorale voluta da Giorgia Meloni, con tutte le modifiche volute dal centrodestra e senza accogliere emendamenti di opposizione.
Ora il testo ritorna alla Camera per la seconda lettura, con approvazione definitiva già fissata per il 28 settembre.
«Non vedo uno scoglio, per cui sono ottimista che passerà alla Camera, quindi mi pare non ci siano dubbi al momento di qualche sovvertimento, non mi pare», ha commentato la ministra alle Riforme Elisabetta Casellati, al termine del voto. L’ipotesi che il governo ponga la questione di fiducia per non correre rischi a Montecitorio non è esclusa: «Non lo so francamente oggi. Adesso facciamo un passo alla volta», ha detto Casellati.
le opposizioni
Durante le dichiarazioni di voto, le opposizioni hanno attaccato duramente il governo parlando di svolta autoritaria. Poco prima dell'approvazione, i senatori hanno protestato mostrando cartelli gialli e rossi con la scritta "No alla legge truffa", subito dopo la dichiarazione di voto di Fratelli d'Italia.
«Prima l’autonomia differenziata, trasformata in merce di scambio dentro la maggioranza e poi fermata nei suoi punti essenziali dalla Corte costituzionale. Poi il premierato, imposto proprio qui al Senato come la madre di tutte le riforme e poi nascosto in un cassetto. Poi la riforma costituzionale della giustizia, sulla quale avete forzato il Parlamento fino al referendum, dove avete incontrato il giudice che conta più di tutti: il popolo italiano. E gli italiani vi hanno detto no. Adesso la legge elettorale. Cambiano le riforme, ma non cambia il metodo: fare da soli, forzare, dividere e utilizzare le istituzioni come terreno di compensazione degli equilibri interni alla maggioranza», ha detto il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia.
Il capogruppo M5S Luca Pirondini ha detto che questa è «una legge fatta perché la maggioranza vuole imbullonarsi alla poltrona» e «una legge modificata con il vostro stile, facendo conti e guardando i sondaggi. Una legge con preferenze farlocche, introdotte per finta», «se si dice che si sono inserite le preferenze non è vero e questa è una legge truffa, fatta di menzogne», ha detto mostrando il fac simile di una scheda elettorale prima di essere richiamato all'ordine dal presidente Ignazio La Russa.
cosa prevede
La legge approvata ha una impostazione proporzionale, ma con premio di maggioranza, che si traduce in 70 deputati e 35 senatori, alla coalizione che ottiene almeno il 42 per cento dei voti. Al momento della presentazione di simbolo e programma i partiti devono indicare il candidato presidente del Consiglio che verrà proposto per la nomina al Presidente della Repubblica. Esiste un meccanismo di preferenze: i capilista sono bloccati, vengono seguiti da una lista di sei nomi tra i quali l'elettore ne potrà scegliere tre. L'alternanza uomo-donna interviene dal secondo nome presente in lista, mentre andrà rispettata la quota 60-40 nel listone riguardante gli eletti con il premio di maggioranza. Prevista la soglia di sbarramento del 3 per cento per entrare in Parlamento, anche se nella coalizione che supera almeno il 10 se nessun partito raggiunge la soglia viene ripescato il cosiddetto miglior perdente. Tutti i partiti però concorrono alla somma dei voti della coalizione, qualunque sia la percentuale raggiunta, anche se per l'attribuzione dei seggi varranno le soglie di sbarramento. Per presentare la liste dovranno essere raccolte 6mila firme per ogni collegio plurinominale, con una deroga per i partiti che abbiano un Gruppo in almeno in una delle due Camere all'inizio della legislatura o comunque il 31 dicembre 2025.
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