Al presidente della Repubblica per essere eletto serve la maggioranza assoluta, e il grande rischio che fa pensare a Berlusconi di potercela fare sono i voti che può raccogliere all’esterno. Per mettere in atto l’“operazione scoiattolo” a caccia di parlamentari l’entourage dell’ex presidente non a caso si muove su due piani: quello dei leader, che sentirà nei prossimi giorni, e quello dei fuoriusciti, ma anche sui tanti del Movimento Cinque stelle a cui, racconta Vittorio Sgarbi, Giuseppe Conte non può garantire un futuro se non saranno rieletti, e i parlamentari «liberi» di Pd e Italia viva. Sgarbi, oggi parlamentare del gruppo misto, amico di vecchia data di Berlusconi ed ex sottosegretario di un suo governo, da giorni staziona a Villa Grande. 

Un numero variabile di parlamentari per l’ex presidente del consiglio è terreno di conquista: «Chi è entrato in parlamento nel 2018 non lo conosce», racconta Sgarbi nelle vesti di fido scudiero. Per questo la strategia del critico d’arte che alle otto di sera risponde al telefono da Villa Grande, la residenza di Berlusconi, spiega, «è psicologica»: «Il contatto con Berlusconi fa la differenza in un certo senso. La campagna politica la farà il suo partito, la mia invece è appunto psicologica. Non sono più in un partito, non hanno nessuna regola e possono decidere quello che reputano più giusto».

Berlusconi a disposizione

Sivlio Berlusoni a Villa Grande (LaPresse)

Il riscontro «è stato altamente positivo, senza che nessuno abbia chiesto niente. Berlusconi non ha chiesto il voto, ha detto solo di essere a disposizione». Nonostante la campagna non abbia tregua e Berlusconi continui a telefonare e a incontrare parlamentari («Soprattutto di Forza Italia e con attenzione e distanziamento, bisogna stare attenti al Covid» assicurano dall’ufficio stampa), da parte di Forza Italia si evita esplicitamente la candidatura, anzi viene sottolineato che nemmeno Silvio Berlusconi l’avrebbe mai posta in questi termini a nessuno dei politici contattati.

Il leader di Forza Italia continua a mettersi inequivocabilmente a disposizione con tutti mentre si attende il vertice di centrodestra, dove spera che emerga ufficialmente la sua candidatura. Matteo Salvini, il segretario della Lega, ha dichiarato che il loro nome è il suo.

I parlamentari liberi

LaPresse

Con Berlusconi, rispetto a Draghi, ammette Sgarbi «la strada è molto più impervia», ma «abbiamo circa 140 parlamentari nel gruppo misto, e i 233 del Movimento 5 stelle dove non c’è più una fedeltà al capo, come ci può essere nella Lega o in Fratelli d’Italia, dove sanno che saranno rieletti. Oltre cento del Movimento sono sicuri che non saranno rieletti» dice Sgarbi snocciolando i numeri. Giuseppe Conte «politicamente potrebbe persino chiudere un accordo sui fuoriusciti».

Ma non viene escluso nessuno e Sgarbi ribadisce le telefonate anche ai parlamentari iscritti al Partito democratico. Tra i contatti telefonici con i parlamentari del Pd «uno certamente libero si chiama Tommaso Cerno», l’ex direttore dell’Espresso uscito in polemica dal Pd nel 2020 e poi rientrato a gennaio 2021: «Ha parlato con Berlusconi. Lui è tra le persone che hanno possibilità di movimento. In questo caso ho chiamato un amico, Cerno è stato mio allievo, non abbiamo chiesto voti, abbiamo parlato».

Tra gli altri sui giornali si è fatto anche il nome dell’ex capogruppo del Pd Andrea Marcucci: «Non l’ho chiamato ma è molto mio amico, abbiamo fatto delle cose insieme a Lucca».

Cerno racconta il contatto in maniera diversa e in parte smentisce. Intanto è stato lui ad aver chiamato Sgarbi: «Non è che Sgarbi ha mentito, ma la circostanza non era quella, non mi metterei mai a parlare con Berlusconi del Quirinale. Se poi lo votassi per questione di dignità personale vista la mia storia politica legata all’opposizione a Berlusconi sentirei il dovere di spiegare, non lo farei con un sotterfugio».

Se cambiasse idea, spiega l’ex direttore dell’Espresso, sarebbe pronto a renderlo pubblico. Per quanto riguarda gli altri parlamentari, non ha avuto notizie. La candidatura di Berlusconi dice «è diventata reale per la sguaiata risposta dei suoi oppositori». Tra l’altro, non è stato lui a parlare della telefonata al segretario: «Nessun collega del Pd mi ha detto di aver ricevuto telefonate, ma è possibile e plausibile. Letta ha parlato al plurale», ha ricordato. Non solo: «Nella sinistra ho sentito tanti discorsi strani. Ho sentito gente dire che, se Berlusconi viene eletto, la sinistra vince per 15 anni le elezioni».

La visione di Tajani

LaPresse

Il lavorio di Villa Grande è frenetico ma meno affollato di quello che può sembrare. «Quando sono qua io siamo in pochi, c’è Antonio Tajani, – il vice presidente di Forza Italia, racconta Sgarbi - ma lui è per l’accordo politico, la sua idea è di parlare con Matteo Renzi, con Enrico Letta, io mi occupo delle anime sparse». Ancora altre saranno chiamate nei prossimi giorni: «Mi ha detto che lo farà ma ancora non lo ha fatto. Ha molta simpatia per Renzi, ma non ha un rapporto di amicizia. Ieri ha fatto il compleanno e non l’ha chiamato». 

Sul piano politico oltre al colloquio con i leader in parlamento continua il braccio di ferro delle giunte sull’immunità parlamentare che continua a coinvolgere Italia Viva. L’aula di Montecitorio proprio il 12 gennaio, il giorno dopo del ritorno di Silvio Berlusconi a Roma, ha negato l’uso delle «captazioni informatiche» tramite un Trojan nell’ambito della vicenda della riunione all’hotel Champagne di Roma. L’incontro ormai famoso in cui il parlamentare ha discusso con componenti togati del Csm, il collega deputato Luca Lotti, e Luca Palamara della nomina del procuratore di Roma.

«Ho sentito Cosimo Ferri, lo conosco, ci ho parlato però hanno un loro capo, non sono disperati come i Cinque stelle», dice Sgarbi senza fare alcun riferimento al voto dell’Aula. E proprio sul loro capo, Matteo Renzi, pende il giudizio dell’aula su un’altra questione processuale, il conflitto di attribuzione di fronte alla Corte costituzionale riguardo la Fondazione Open. Nella strategia politica di Forza Italia c’è anche quello.

La giunta per le immunità del Senato su input della relatrice azzurra Fiammetta Modena ha dato ragione a Renzi contro i Pm di Firenze accusati dal senatore di aver acquisito agli atti delle indagini dei messaggi whatsapp e delle e-mail del senatore di Rignano violando le sue prerogative di senatore. Una scelta su cui però pesa il rinvio della calendarizzazione per il passaggio definitivo in Aula. Mercoledì mattina si è parlato addirittura di un ipotetico passo indietro della stessa Modena, e anche se alla fine è stato confermato che approderà in Aula, ancora non si sa quando. Il calendario verrà ridiscusso martedì, e sembra certo che verrà rimandata a dopo il voto per il Quirinale.

Sgarbi non si sbilancia, ma fra amici e fuoriusciti «tra gli 8-10 parlamentari dissidenti sono stati già convinti». Ancora pochi. Il lavoro «psicologico» di Sgarbi continua: «Sente abbaiare? Sono i cani di Berlusconi, tra poco mi collegherò a Rete 4, lo farò da qui».

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