Detto fatto, ora che la legge elettorale è entrata in vigore sono partiti anche i ricorsi. Nel corso della giornata ne sono già stati depositati 25 (ne mancano ancora alcuni), tutti contro la presidenza del consiglio dei ministri, per contestare la legittimità costituzionale del Melonellum.

Ogni ricorso ha potuto attingere agli otto punti indicati dalla rete di costituzionalisti “Costituzione e democrazia”, che si sono attivati a partire dalla campagna per il referendum.

«Questa è una azione della società civile, non abbiamo un colore politico, negli anni abbiamo combattuto varie battaglie in difesa della Costituzione», ha spiegato l’avvocata Anna Falcone.

La legge elettorale è stata oggetto di «dibattito brutale», ha aggiunto il costituzionalista Enrico Grosso, ricordando le critiche mosse dalle opposizioni sia nel merito che nel metodo. «I ricorsi affrontano tecnicamente specifici dubbi di legittimità costituzionale della legge, rifacendoci alla cornice giuridica che la corte ha già codificato», ha aggiunto, volendo sottolineare che i ricorsi affronteranno solo «i nodi tecnici che la Corte costituzionale in passato ha già posto», lasciando dunque fuori eventuali rilievi politici.

Anche le forze politiche di maggioranza e i loro giuristi di riferimento dovrebbero «caldeggiare questo giudizio», ha detto, spiegando che i cittadini hanno bisogno di «rassicurazione».

I motivi

Ecco gli otto motivi: la proporzionalità e la ragionevolezza del premio di maggioranza; il premio di maggioranza assegnato attraverso liste bloccate, comprimendo il diritto dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti; ripartizione nazionale dei seggi e rappresentanza territoriale che indebolisce il rapporto diretto tra elettori, territorio ed eletti; il premio nazionale al Senato e collegamento tra le Camere, incidendo sulla loro autonomia costituzionale; i capilista bloccati e candidature multiple; l’ equilibrio di genere con l'eliminazione del limite del 60 per cento per ciascun sesso nelle posizioni di capolista rischia di indebolire le garanzie di effettiva rappresentanza femminile; l’indicazione obbligatoria del candidato Presidente del Consiglio, che rischia di introdurre surrettiziamente elementi di investitura diretta del premier; l’aumento delle firme per presentare le liste.

Il coordinamento

«Ogni sede poteva apportare migliorie o nuovi motivi, ma quando è arrivata la bozza tutti sono stati concordi nel convergere su quel testo», ha detto Pietro Adami, che ha coordinato il deposito.

Gli avvocati da 99 sono diventati 110 e i ricorsi sono stati tutti depositati puntualmente in 25 sedi di tribunale ordinario dove è presente la sede di corte d’Appello, alcuni ricorsi non sono ancora presentati: «Quelli linguistici, che vedono altre criticità all’interno del tema delle minoranze linguistiche: ad Aosta, i ricorsi friulanofoni e slovenofoni, e per Roma arriverà più tardi il ricorso sulla circoscrizione estero». Non sono però tutti uguali: «Prendono spunto dal ricorso matrice stilato da Grosso, ma tutti gli avvocati nei territori hanno fatto le loro proposte di sintesi e adattati nei vari territori».

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