Oggi è decisamente il giorno di Pierferdinando Casini. Si sa, è sempre stato uno dei candidati preferiti da Matteo Renzi, ma oggi sono in diversi a parlarne come uno dei favoriti nella corsa al Colle. Perché? Secondo Wanda Marra del Fatto alla fine sarebbe il nome più “condiviso” se non ci si rassegna a Mario Draghi.

Scrive: “Mentre vanno avanti convulse le trattative sul governo che sarà, raccontano che a calare la carta alternativa sarà Matteo Renzi. All’ultimo momento farà il nome di Pier Ferdinando Casini. La strategia, giurano, è decisa: metterlo in mezzo all’ultimo momento per non bruciarlo. Ora, Renzi conta molto relativamente. Ma Casini è forse l’unico sul quale la politica potrebbe coagularsi: i centristi lo appoggerebbero, il Pd in blocco lo voterebbe, M5S potrebbe sceglierlo come male minore”.

Per Repubblica il nome di Casini “spunta” (come da titolo in prima pagina) dal vertice a sorpresa, che c’è stato ieri tra Matteo Salvini e Giuseppe Conte, gli “anti Draghi”, come li chiama Emanuele Lauria. Lega e 5 Stelle, vincitori delle ultime elezioni politiche, quelle del 2018, rappresentano pur sempre tantissimi grandi elettori: insieme arrivano a ben 430.

Se i gialloverdi dovessero puntare su di lui, con i voti di Renzi, arriverebbero a 480, ad un passo dai quei 505 che alla quarta votazione determinano il nuovo capo dello Stato. È vero: Salvini deve fare i conti con Giancarlo Giorgetti e Giuseppe Conte con Luigi Di Maio, ma non è da questi particolari che si giudicano dei leader.

UNO SMACCO PER ENRICO LETTA

Francesco Verderami, poi, nel suo retroscena per il Corriere, analizzando le possibilità della candidata di centro destra Elisabetta Casellati ammette: “Troppo rischioso per il centrodestra, che si troverebbe esposto a un pericolo concreto: veder convergere i voti di centristi, 5 stelle e democratici su Casini. Sarebbe pesante per Enrico Letta dover accettare la vittoria di Renzi e doverla poi gestire nel partito. Ma sarebbe ancor più pesante per Salvini e Meloni assistere a un simile finale”.

IL BORSINO DIVENTA DEL GOVERNO

Il totonomi si trasferisce di palazzo. Oggi sul Corriere della Sera non c’è il consueto borsino dei candidati al Quirinale con le relative quotazioni. Appare invece un inedito borsino del nuovo possibile premier. Già perché, nel caso che i partiti digerissero la scelta di Mario Draghi al Quirinale, si discute da tempo chi potrebbe prendere il suo posto a palazzo Chigi.

Solo con un accordo anche sul futuro premier, la promozione di Supermario al Colle più alto è infatti possibile. Ecco allora i candidati: Marta Cartabia, Vittorio Colao, Giancarlo Giorgetti, Luigi Di Maio e Daniele Franco. Il Corriere comprende anche il premier in carica. Per scaramanzia? Resta che sono tutti attuali ministri, tre tecnici e due politici, espressione di Lega e 5 Stelle. Ci sarà davvero tra di loro il futuro premier?

DRIVE-IN PER IL VOTO DEI POSITIVI

Botta di nostalgia per la tv anni Ottanta nei meme e sui social con Gianfranco d’Angelo e un giovane Ezio Greggio, grazie alla decisione (ma serve un decreto legge del Governo) di far votare i grandi elettori positivi per il nuovo capo dello Stato, in automobile, nel parcheggio alle spalle di Montecitorio in via della Missione. In un inedito drive-In quirinalizio.

La decisione è stata ieri presa nella riunione dei capigruppo della Camera, insieme al presidente Roberto Fico, per assicurare sicurezza e segretezza di un voto che dovrà essere contemporaneo con quello in aula. Le schede votate nelle autovetture saranno poi portate nelle urne e scrutinate assieme a quelle dei presenti in aula.

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