I ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto sono intervenuti alla Camera per comunicazioni sulla situazione in Medio Oriente, dopo l’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran.

Prima della seduta, Pd, M5S e Avs hanno presentato una risoluzione comune per «non autorizzare l'utilizzo delle basi concesse in uso alle forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l'Iran e, comunque, a non fornire alcun tipo di supporto militare ad una guerra che viola il diritto internazionale e che la comunità internazionale deve fermare prima che sia troppo tardi». E ancora «assumere urgenti iniziative per mettere in sicurezza il Paese rispetto a eventuali shock energetici e inflazionistici, con particolare riferimento alla tutela dei redditi delle famiglie e del loro potere d’acquisto, al sostegno delle imprese e delle filiere maggiormente esposte, nonché alle misure volte a rafforzare le scorte strategiche e a calmierare i prezzi dei beni essenziali, prevenendo fenomeni speculativi e garantendo la stabilità economica e sociale». Italia Viva, invece, presenta una risoluzione autonoma.

Le parole di Tajani

«Siamo qui per coinvolgere il parlamento nelle decisioni strategiche», ha detto Tajani, che ha chiesto una «assunzione di responsabilità condivisa».

Tajani ha detto che l’evoluzione delle ultime ore non è positive, con Iran che ha risposto agli attacchi nei confronti dei paesi limitrofi nel Golfo e in questo quadro «è concreto il rischio di un allargamento del conflitto», con riferimento a Cipro e alla Turchia, quindi un paese Ue e uno membro della Nato. Tajani ha poi aggiornato il parlamento sulle mosse israeliane in Libano dopo gli attacchi di Hezbollah.

Il ministro ha detto che la «priorità assoluta» è per i connazionali bloccati nei paesi del Golfo, con una task force che riceve oltre 14mila chiamate al giorno e 10mila italiani fatti rientrare anche con voli charter predisposti insieme al ministero della Difesa per gli italiani in particolare fragilità.

«Siamo pronti a intervenire anche economicamente», ha detto citando la chiusura dello stretto di Hormuz e quindi l’aumento dei prezzi del petrolio: «Le conseguenze rischiano di pesare anche sui prezzi di grano e cereali e se aumenta il prezzo del pane si generano ulteriori tensioni sociali in paesi che hanno già problemi economici».

Il Golfo è «area cruciale per il nostro export» perché nel Mar Rosso circola quasi il 40 per cento dell’export italiano, quindi sono state rafforzate le missioni. «La nostra priotià è tutela del tessuto economico italiano e il potere d’acquisto delle famiglie» e «si stanno finalizzando misure per tutelare le imprese esportatrici».

La morte di Khamenei «apre la possibilità di un nuovo Medio Oriente fondato sulla pace«, ha detto Tajani, «dopo aver parlato con Rubio, che ha condiviso una valutazione positiva sull’operazione, con le forze statunitensi che stanno raggiungendo velocemente i loro obiettivi». Tutto dipende da ciò che farà Tehran, ma «io ho ribadito gli accordi bilaterali esistenti tra Italia e Usa»

L’Italia punta alla «de escalation», tenendo aperti «i canali di dialogo con l’Iran ma senza tradire la nostra posizione: no ad armi nucleari e componenti missilistici che possono essere un pericolo per Israele e per l’Ue».

«Favorire ogni iniziativa utile alla de-escalation», ha ripetuto Tajani come obiettivo, favorendo la via diplomatica e «profonderemo tutti gli sforzi per la pace in Medio Oriente» e «l’Italia non è e non sarà in guerra con nessuno».

La relazione di Crosetto

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha fornito un aggiornamento sulla situazione. Nell’area l’Italia aveva 2576 persone, si era iniziato lo spostamento di sicurezza prima dell’inizio del conflitto e ora sono state intraprese altre misure. Nello specifico, «in Kuwait verranno spostati 239 militari in Arabia Saudita, lasciando 82 militari. Lo stesso si farà in Qatar e Barhain». In Libano si sta valutando la situazione, pronti a intervenire «con un dispositivo navale o se si rendesse necessaria una evacuazione anche di personale civile». In Iraq si era agito prima dell’inizio del conflitto, riducendo il personale e facendo rientrare 102 militari e spostando i mezzi militari tra elicotteri e aerei militari.

«Hanno subito più attacchi gli Emirati che Israele» quindi gli attacchi iraniani si sono concentrati su paesi che non partecipano alla guerra, ha spiegato Crosetto. «L’Iran sta colpendo le nazioni vicine dimostrando di avere strategia di creare caos e complessità economiche, con lo stretto di Hormuz che ha rilevanza economica per tutto il mondo» e la preoccupazione è che gli attacchi hanno «colpito basi europee e Nato» e in tutti e due i casi di Cipro e Turchia «saremmo obbligati ad essere al loro fianco».

La preoccupazione è che questa crisi ne alimenti altre in corso, sul fronte est in Ucraina per esempio. «Cosa sta succedendo in Russia? Putin è stato messo in minoranza dai generali che lo accusano di aver usato il piede leggero sull’Ucraina e invitandolo ad aumentare il livello del conflitto. Questo è un tema che è collegato a questa crisi», ha spiegato.

Per questo in un incontro a Cinque (Italia, Polonia, Germania, Spagna e Francia) si è formato un coordinamento permanente tra ministeri della Difesa per seguire la crisi e si è deciso che va dato un segnale verso Cipro, «probabilmente porteremo un aiuto all’isola», ha detto, chiedendo consapevolezza sulla difficoltà del momento.

Lo strumento per rispondere ai paesi amici è «la possibilità di dispiegare un dispositivo multidominio nazionale in Medio Oriente». Oggi intendiamo adeguare il dispositivo «con assetti difensivi aerei, antidrone, antimissilistica, come già autorizzato» quindi con «ulteriori presidi per i nostri contingenti e per contrastare la crisi energetica».

La crisi in corso infatti coinvolge il Medio Oriente ma incide sul «benessere economico» di tutti e rafforzare la protezione «significa difendere i nostri interessi e i nostri concittadini».

Crosetto ha poi affrontato la questione della presenza delle basi Usa in Italia.

l’Italia sta cercando di «mitigare le conseguenze di questo conflitto» ci dicono «che durerà settimane e ci saranno altre conseguenze sulla sicurezza» e «sulla crisi energetica».

quanto all’utilizzo delle basi, «Noi rispetteremo puntualmente l’agreement con gli Usa», «sono autorizzate le attività relative a operazione della Nato, di supporto logistico, addestramento, tecnico-operativo, e di velivoli non destinati al combattimento. Ad oggi non ci è pervenuta alcuna richiesta, non c'è un tema di basi di concedere. L'Italia non è in guerra e non è stata coinvolta, sta cercando di mitigare gli effetti di questa guerra».

Tuttavia, ha aggiunto Crosetto, «Meloni mi invita a impegnarmi perché questa scelta si presa in accordo con il parlamento, non penso che ci sarà mai richiesto, ma se succederà tornerò qui e decideremo insieme».

Il dibattito

Se da parte delle opposizioni è arrivata la richiesta di avere la premier Giorgia Meloni in Aula a relazionare («dove è la premier?», si è chiesto Benedetto della Vedova), dai partiti di centrodestra c’è stato il sostegno al governo.

La Lega ha ribadito che la risoluzione della maggioranza «pone dei limiti importanti sull'uso delle basi solo per fini logistici e per scopi di addestramento. Non partiranno aerei americani o alleati dalle basi italiane, ma è chiaro che bisogna rispettare i trattati internazionali e i partner europei» e ancora, ha chiesto che «vengano bloccati tutti gli sbarchi sul nostro territorio. É arrivato il momento di arrivare a sbarchi zero» e «il rafforzamento dell'operazione Strade sicure».

© Riproduzione riservata