L’europarlamentare, negli stessi giorni della kermesse dei leghisti in Abruzzo, ha registrato il logo di una formazione politica. «Un mio partito? È solo un marchio», afferma. Ma se la scissione si compirà la Lega potrebbe scendere sotto una soglia critica
«Mai dire mai» aveva detto Roberto Vannacci riguardo l’ipotesi di una sua uscita dalla Lega e, ancor di più, rispetto alla creazione di un nuovo partito di estrema destra con lui alla guida. Le voci sul futuro del generale si rincorrono da settimane ed era dovuto intervenire Matteo Salvini, preannunciando un incontro chiarificatore in settimana. Ma l’europarlamentare non ha aspettato e si è mosso in anticipo. Il 24 gennaio, quando tutto il Carroccio, o quasi, era impegnato nella kermesse in Abruzzo, ha fatto depositare il simbolo di quello che potrebbe diventare presto la sua nuova formazione politica. Il nome? Futuro nazionale.
Il marchio è stato registrato presso l’Ufficio brevetti dell’Unione europea. «È solo un simbolo...» risponde il diretto interessato, «come quello del “Mondo al contrario” e di “Generazione Decima”». Ma o sta facendo una collezione di simboli oppure il suo futuro all’esterno della Lega si sta sempre più avvicinando.
Logo e dominio internet
Già a fine ottobre, tra l’altro, uno dei suoi fedelissimi, Giulio Battaglini, con un passato in FdI, aveva registrato il dominio internet www.futuronazionale.it. Ora, con la registrazione del marchio, le nuvole attorno al progetto di Vannacci si stanno diradando. Il logo è tondo, un fondo blu, con la scritta “Futuro Nazionale” in alto in caratteri bianchi e, in basso, il nome del generale. Mancava l’inevitabile tocco nazionalista e patriottico, e quindi ecco pronta una sorta di ala (o fiamma) tricolore, verde, bianca e rossa.
Le destinazioni specifiche per cui è stato depositato il simbolo svelano ulteriormente i desideri di Vannacci. Potrà essere utilizzato su «manifesti pubblicitari, depliant, libri manifesto, insegne» per «servizi nell’ambito della politica». Tra questi, «organizzazione di manifestazioni politiche, di riunioni politiche» e di «consulenza in materia di campagne politiche». Il segnale alla Lega, e a Salvini, è chiaro.
L’uscita si avvicina?
Vannacci si è trincerato dietro il «è solo un simbolo» e non ha voluto aggiungere altro. Per ora ha deciso di lasciar parlare gli altri e osservare le reazioni di questo suo ulteriore passo verso la scissione. D’altronde nel Carroccio i malumori riguardo le posizioni del generale non si sono mai sopiti dal suo ingresso, guidati in maniera particolare dai presidenti leghisti. L’ormai ex presidente della regione Veneto, Luca Zaia, si è esposto in più di un’occasione. L’ultima all’evento della Lega dello scorso weekend quando, pur non menzionandolo, aveva fatto capire che la linea del partito non poteva essere quella del vicesegretario. Nelle ultime ore la notizia di una sua richiesta rivolta direttamente a Salvini di cacciare Vannacci è stata smentita.
Il leader, principale fautore dell’ingresso di Vannacci nella Lega prima delle scorse elezioni europee e poi della sua nomina a vice, ha sempre cercato di calmare le acque. Puntando sull’unità del Carroccio ma non risparmiando, a volte, affondi e avvertimenti. Come successo all’evento abruzzese dello scorso weekend. «La storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla», ha detto il vicepremier e ministro, prima di fare una marcia indietro e sottolineando come non si riferisse a Vannacci ma ad altri fuoriusciti dalla Lega e approdati in Forza Italia.
Vannacci osserva le reazioni. Dovesse veramente sfilarsi, i leghisti puri non lo rimpiangerebbero, ma per Salvini potrebbe essere più che un problema. Dalla Lega, in diversi potrebbero seguirlo, a partire da parlamentari come Rossano Sasso, fino a dirigenti locali. Quelli che sono considerati ormai a tutti gli effetti dei vannacciani. Secondo alcune rilevazioni, una formazione guidata dal generale, posizionata a destra della Lega, potrebbe raggiungere fino al 2 per cento. Voti che verrebbero dalla Lega e da chi vorrebbe una forza ancor più estremista. Sarebbe una scissione letale per Salvini, che potrebbe vedere il suo partito scendere al 5-6 per cento. Una soglia critica, per il Carroccio e per lo stesso leader.
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