Leader di una grande congregazione metodista, democratico «dallo spirito indipendente», il 62enne ha conquistato un seggio al Senato battendo il repubblicano Roger Marshall con una campagna incentrata sul carovita: non succedeva dal 1932
Non succedeva dal 1932: un democratico, il pastore Adam Hamilton, ha vinto un seggio al Senato per lo stato del Kansas. Sessantadue anni, a capo della chiesa della Resurrezione a Kansas City, ha battuto il repubblicano Roger Marshall, che cercava la rielezione in uno stato che da 94 anni era una roccaforte del GOP.
Un democratico “indipendente”
Hamilton è uno di diversi leader religiosi protestanti (almeno 12, secondo il conto del New York Times) che in queste midterm si sono candidati nelle file del partito democratico: quello di cui si è parlato di più è James Talarico, il seminarista presbiteriano neoeletto senatore del Texas. Ma ci sono anche altri, come la ministra luterana Sarah Trone Garriott, che ha vinto un seggio alla Camera dei rappresentanti in Iowa. Si tratta di un segnale interessante, visto che i cristiani evangelici rappresentano il blocco elettorale di supporto più solido al GOP.
Del resto il pastore metodista, che fino all’inizio di quest’anno era registrato come repubblicano, aveva inizialmente pensato di correre come indipendente e infatti si definisce un «democratico dallo spirito indipendente». E infatti anche come candidato democratico si è distanziato dall’establishment del partito: ha detto di non volere che l’ex vicepresidente Kamala Harris e il leader dei dem al senato Chuck Schumer venissero a fare campagna per lui in Kansas. «Sono percepiti come fuori dalla realtà del Kansas, sono percepiti come “coastal elites”, élite della East e West Coast», ha detto a Politico (nominando invece i senatori Tim Kaine ed Elissa Slotkin come democratici con cui sarebbe voluto comparire).
Attaccato dai repubblicani attraverso spot che mettevano insieme stralci di suoi sermoni in cui parlava di «white privilege», privilegio bianco, Hamilton ha fatto campagna soprattutto sul tema del carovita. Ha parlato della necessità di annullare i tagli alla sanità dell’amministrazione Trump e di renderla più accessibile nelle zone rurali del Kansas. E ha criticato la guerra in Iran, indicandola come uno dei fattori che ha contribuito ad alzare i costi della vita nello stato.
What’s the matter with Kansas
Il Kansas, dove quello agricolo è uno dei settori più importanti dell’economia, è infatti uno dei diversi stati dove i democratici hanno mangiato voti ai repubblicani tra gli elettori rurali per via della guerra e dell’aumento dei costi dei carburanti. Un tema che ha alla fine penalizzato il senatore uscente Roger Marshall, percepito come molto vicino a Donald Trump. Ex ostetrico, Marshall è stato anche criticato per aver fatto causa a centinaia delle sue pazienti che non avevano pagato le sue parcelle.
Nel 2004, lo storico populista e progressista Thomas Frank intitolava provocatoriamente il suo libro What’s the matter with Kansas?, qual è il problema del Kansas: un saggio sul conservatorismo populista e anti élite e su come «ha conquistato il cuore dell’America». La vittoria di Hamilton segna una rottura con quella lunga storia.
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