Nessun democratico aveva mai vinto le elezioni nello Stato dal 1994. I democratici non vincevano una corsa al Senato dal 1988. James Talarico, 37 anni, ha invertito la rotta lottando contro le disuguaglianze socioeconomiche e scippando alla destra trumpiana l’arma della religione
Per decenni il Texas è stato una roccaforte repubblicana. Questa volta qualcosa è cambiato: dopo molto tempo, grazie a James Talarico, i democratici hanno vinto (55,8 per cento contro il 42,5 per cento del suo avversario, Ken Paxton). Lui l’aveva promesso: «Sconvolgeremo la nazione e il mondo, quando sconfiggeremo i miliardari e ci riprenderemo il Texas». Ha 37 anni, è originario di Round Rock, è un seminarista presbiteriano ed è stato insegnante.
Il padre biologico si è separato da sua madre quando lui aveva appena sette settimane. Il cognome, infatti, lo ha preso dal secondo marito della madre, che decide di adottarlo. È proprio il padre adottivo, di origini italiane, ad aver ispirato i suoi valori.
I valori
Famiglia, fede e amore per il prossimo sono le basi su cui ha costruito il suo messaggio. A questo si affianca l'idea che «uno Stato gigantesco merita sogni giganteschi». Il Texas, casa sua, non è invece il luogo dove è cresciuto il suo sfidante Ken Paxton, che proprio per questo «non capisce il Texas», secondo Talarico. Il candidato sostenuto da Trump, procuratore generale del Texas, è stato coinvolto in numerose controversie giudiziarie. Nel 2023 è stato sottoposto a impeachment dalla Camera statale per accuse che comprendevano abuso d'ufficio e corruzione, ma è stato successivamente assolto dal Senato del Texas.
I punti principali sui quali Talarico ha fondato la sua campagna elettorale sono le battaglie contro la corruzione e contro il carovita, temi secondo lui strettamente legati. Prima di entrare in politica, Talarico ha insegnato inglese nelle scuole pubbliche, entrando in contatto con studenti provenienti da famiglie a basso reddito e da situazioni di vulnerabilità. Questo, racconta lui stesso, gli ha permesso di capire profondamente la realtà sociale e le disparità economiche ricorrenti nel Texas: da quel momento si è sempre impegnato per garantire un aumento dei finanziamenti scolastici.
Gli studi
Si è laureato in Scienze politiche all’Università del Texas, per poi prendere un master ad Harvard. Un altro tassello fondamentale della sua istruzione sono gli studi teologici presso l’Austin Presbyterian Theological Seminary. Non è un dettaglio: Talarico ha fatto della fede un elemento centrale della sua identità politica. E lo ha fatto togliendo alla destra trumpiana il suo cavallo di battaglia, il predominio sulla fede cristiana, dimostrando che i democratici possono parlare di religione.
Talarico si scaglia contro quel nazionalismo cristiano descrivendolo come «l’adorazione del potere nel nome di Cristo», vale a dire una distorsione del messaggio evangelico. E la destra sfrutta questa distorsione per consolidare il proprio potere politico, economico e sociale. Una delle sue influenze dichiarate è quella di Jim Rigby, pastore presbiteriano della chiesa di St. Andrew ad Austin (insieme a suo nonno, che era un pastore battista): nella sua fede sono molto presenti i concetti di giustizia sociale e solidarietà verso poveri e minoranze. Tanto che lo stesso Talarico era arrivato a dichiarare che «Dio è non binario», un concetto immediatamente sfruttato dai suoi avversari politici per attaccarlo e mettere in dubbio l’autenticità della sua fede.
Il giovane politico ha poi chiarito, «volevo essere provocatorio» ma l’idea di base era che «non possiamo definire Dio usando categorie umane». La religione comunque non gli impedisce di essere a favore del diritto all’aborto, questione che a detta sua andrebbe trattata come argomento «di salute pubblica e non come un conflitto culturale».
La politica
Il suo programma politico si concentra su disuguaglianze, sanità e istruzione. Lo ha portato avanti nel parlamento del Texas, dove siede dal 2018, ed ora, con la candidatura al Senato, si è spostato sul piano nazionale. Ma Talarico non parla solo ai democratici. Si è sempre rivolto a tutti: indipendenti, moderati e persino repubblicani. Questa strategia si è rivelata vincente, ed ha trovato anche l’appoggio di Barack Obama, sceso in campo per sostenere in prima persona il 37enne.
A sostenerlo non c'è soltanto l’ex presidente democratico: Talarico ha mobilitato una vasta rete di donatori, arrivando a raccogliere circa 146 milioni di dollari secondo i dati federali aggiornati a metà ottobre. Un risultato che lo colloca al vertice della raccolta fondi tra i candidati al Senato nelle elezioni del 2026.
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