I terreni dove sorgerà la struttura di Kushner erano di Shehu, affarista vicino alla malavita. Da settimane i cittadini protestano in piazza contro la speculazione del genero del tycoon
Sulla mega speculazione edilizia prevista in Albania, contro la quale migliaia di persone protestano da giorni, è intervenuto Artur Shehu, proprietario di alcuni terreni ceduti a intermediari prima di diventare oggetto del sogno edilizio del genero di Donald Trump, Jared Kushner.
Chi è Shehu? Un boss degli affari di stanza a Miami che vanta nel suo passato rapporti con malavitosi italiani di peso, più volte citato in informative di polizia che lo raccontano come un uomo di elevato spessore della criminalità albanese. Tanto incensurato quanto potente.
Nell’intervista ha parlato di fake news in merito all’incontro ad Aruba, datato 2019, con «imprecisati esponenti del governo Rama», rivelato da Domani. Anche se ha ammesso di frequentare l’isola della Antille Olandesi. Un summit riportato in un documento della direzione investigativa antimafia.
Ora il progetto del mega resort diventato un caso internazionale, e sullo sfondo c’è di nuovo lui, Shehu. L’imperatore che ci racconta l’Albania, la sua epopea, l’approdo nella stagione dei soldi, del business e del cash flow, la liquidità che corre e cambia il volto al Paese. A tutti i livelli. Persino i più alti.
L’Europa e Rama
Sulla mega speculazione portata avanti da Kushner è intervenuta anche la Commissione europea che segue gli sviluppi relativi al progetto nell’area paesaggistica protetta di Narta.
«Abbiamo già espresso preoccupazioni al ministro dell’Ambiente riguardo alle possibili criticità di questo progetto. l ministro si è impegnato a sospendere i lavori di costruzione e a far svolgere una valutazione completa dell’impatto ambientale del progetto, in consultazione con la società civile. Sappiamo inoltre che il progetto è oggetto di indagini in corso da parte della Spak (l’autorità contro la corruzione e la criminalità organizzata, ndr)», ha dichiarato il portavoce della Commissione europea per l’Allargamento, Guillaume Mercier.
Migliaia di persone sono scese in piazza anche nella capitale Tirana per difendere l’area protetta, destinataria delle mire trumpiane, uno dei principali hotspot di biodiversità del Mediterraneo.
L’area nella costa meridionale albanese si trova di fronte alla base militare di Pasha Liman, nodo chiave per la Turchia, insomma un posto strategico. Il primo ministro albanese, Edi Rama, è arrivato ad accusare l’Iran sospettandolo di essere dietro le proteste contro il resort made in Trump scatenando la reazione degli ayatollah.
Rama, intervistato da Al Jazeera, ha continuato a difendere il progetto: «Porterà all’economia albanese circa quattro miliardi di euro, si tratta di proprietà privata. Non si tratta di terreni pubblici che il governo albanese sta cedendo vendendo», ha detto.
Dai gommoni ad Aruba
Mentre il caso diventa internazionale arrivano le parole di Artur Shehu. Sulla compravendita dei terreni, sulla titolarità di quelle proprietà indaga l’autorità anticorruzione a caccia di eventuali irregolarità, ma il boss degli affari è pronto a chiarire tutto spiegando di averli regolarmente acquisiti. Era già finito, oltre dieci anni fa, al centro di una cessione di terreni, in un’altra zona, a una fondazione gestita dal generale Fabrizio Lisi, già a capo dell’Interpol in Albania. Storia senza alcuna conseguenza per i soggetti citati.
Per raccontare la figura e il potere di Shehu bisogna fare un passo indietro. Era a Valona quando scorreva il sangue della guerra civile, il regime comunista crollato, il capitalismo feroce, l’anarchia con le bande criminali che si facevano la guerra assaltando le armerie. È un sopravvissuto a quelle sparatorie. Era il re dei gommoni carichi di disperati che venivano in Italia.
Shehu era lì in quegli anni prima di rifugiarsi negli Stati Uniti, a Miami, dove ancora vive, con tanto di asilo politico. Ne ha fatta di strada. Dai gommoni agli affari societari con uno dei re della Sacra Corona Unita, Albino Prudentino, boss che si divideva tra gioco d’azzardo e contrabbando.
Shehu finisce citato in un’inchiesta della procura di Lecce, lui viene indagato e poi scagionato, dove si leggeva che somme di denaro veramente ingenti (circa 1 milione di euro) sono state accreditate da Prudentino sul conto bancario di Shehu negli Stati Uniti, «ma nulla è dato sapere in ordine al livello di effettiva conoscenza tra i due e in relazione alla provenienza illecita del denaro» scriveva il giudice. Intrecci societari, scambi di denaro e anche il mutuo soccorso: Prudentino serviva a Shehu e viceversa.
In un’informativa della direzione investigativa antimafia del 2020, si leggeva di un incontro ad Aruba nelle Antille Olandesi tra i «massimi esponenti dell’organizzazione criminale (nella rete di rapporti si citava anche un narcotrafficante, ndr) nonché esponenti imprecisati dell’attuale governo albanese in carica».
Gli investigatori scrivevano di un incontro «appurato», Shehu nega e smentisce. Lui è a Miami mentre i Trump si preparano al grande affare. Proprio lo scorso anno, sul lungomare di Valona, Ivanka Trump e il marito si sono fatti immortalare in uno scatto davanti a un’altra proprietà, in un ristorante stellato, amministrata da uno degli uomini di Shehu in Albania.
Nomi e affari che tornano mentre la protesta non si ferma.
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