L’amministratore delegato della startup starebbe valutando l’idea, già in parte avanzata dai ceo di Nvidia e Intel. Un modo per non inimicarsi la Casa Bianca, evitando la sua scure. A Washington è cambiato approccio sull’IA, ma non sembra bastare per frenare l’ascesa della Cina
Sam Altman potrebbe aver trovato la chiave di volta. Che a Donald Trump piacciano i soldi e gli affari è storia nota. Che il presidente americano consideri l’intelligenza artificiale un settore di sicurezza nazionale, e dunque da proteggere come meglio crede, è anch’esso un fatto incontrovertibile.
Unendo queste due elementi, ecco che il ceo di OpenAI partorisce la sua idea: cedere una quota del 5% di OpenAI al governo per ingraziarsi la Casa Bianca. Le trattative sono ancora in una fase iniziale, ma la speranza di Altman è che anche altre aziende del settore seguano questa strada versando la quota in un fondo ad hoc.
La proposta, riportata dal Financial Times, è tutt’altro che nuova, già avanzata da altri amministratori delegati a capo di aziende tecnologiche. Per poter esportare i suoi chip di alta fascia H200 in Cina, Jensen Huang di Nvidia ha dovuto garantire all’amministrazione Trump il 15 per cento sul totale delle vendite. Anche Lip-Bu Tan, ceo di Intel, è dovuto scendere a compromessi.
Nel giro di pochi giorni, Trump è passato dal chiedere le sue dimissioni per presunti legami con la Cina a lodarlo come imprenditore di successo, dopo aver permesso al governo di diventare azionista della sua azienda acquisendo una quota del 9,99 per cento. Se basta così poco per godere del favore del presidente, avrà pensato Altman, perché non provarci.
Maglie più strette
D’altronde anche OpenAI deve giocare di strategia. In un momento di sfiducia generale, dove più di un americano su due teme che l’AI possa rubargli il lavoro, mostrarsi come un’azienda attenta a redistribuire le ricchezze può aiutare nell’immagine. E serve anche a non inimicarsi l’amministrazione repubblicana.
La Casa Bianca sembra aver abbandonato il suo approccio iniziale con i laboratori: maglie più strette e controlli preventivi più serrati per mitigare qualsiasi rischio derivante dai modelli di AI ed evitare che paesi rivali possano sfruttarli per i loro fini. Ragione per cui aveva chiesto alla startup di Altman di rilasciare gradualmente GPT-5.6. Il grande pubblico non sarebbe stato in grado di gestire uno strumento così potente. Meglio dunque consegnarlo nelle mani di attori selezionati.
Un controllo a monte che la startup ha gradito poco, ma ha comunque ingoiato il rospo ed è tornata con tre versioni in anteprima – Sol, Luna, Terra – che verranno rilasciate solo a «un piccolo gruppo di partner fidati la cui partecipazione è stata condivisa con l’esecutivo». Tuttavia, precisa la startup, «non crediamo che questa procedura di accesso da parte del governo debba diventare la norma a lungo termine».
Controllo ibrido
Difficile possa andare così. A Washington soffia un vento diverso. Lo dimostra anche il caso Anthropic, già ostracizzata dopo lo scontro con il Pentagono. Di recente, il governo aveva impedito a chiunque di accedere ai due più avanzati, Mythos 5 e Fable 5, talmente potenti nell’individuare vulnerabilità nascoste nei sistemi che, se finissero nelle mani sbagliate, potrebbero causare danni incalcolabili. Prese le dovute misure di sicurezza da parte dell’azienda, il Dipartimento del Commercio li ha riabilitati dal 1 luglio.
La supervisione preventiva viene vista come un controllo di Stato, stile modello cinese. Ma è proprio per contrastare Pechino e scongiurare che possa appropriarsi del know-how americano che Trump ha deciso di cambiare paradigma. Serve però un perimetro chiaro entro cui le aziende possano muoversi. L’ordine esecutivo firmato a giugno si basa sull’adesione volontaria da parte delle aziende, non sottoposte ad alcun vincolo.
Una forma ibrida tra liberalismo e regolamentazione, che riflette le tante idee diverse sull’AI dentro l’amministrazione. E che, soprattutto, serve a poco. Il caos in cui naviga il settore tecnologico in America favorisce l’ascesa della Cina, che corre a velocità doppia. È notizia di ieri il rilascio da parte della startup Z.ai di un nuovo modello open source, GLM-5.2, molto simile per potenza a quelli di OpenAI e Anthropic. Ma anche molto meno costoso: e dunque più attraente.
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