La rappresaglia iraniana allarga il conflitto ai paesi vicini: udite esplosioni anche ad Abu Dhabi e in Kuwait, con il regime degli ayatollah che prende di mira le basi statunitensi. Le sirene suonano in tutto Israele e in Giordania, mentre Teheran accusa gli Usa di aver sabotato il negoziato. Il figlio dello scià Pahlavi: «Il momento di tornare in piazza è vicino»
Missili lanciati dall’Iran verso molte zone di Israele, da Gerusalemme al Golan. Esplosioni vicino alle basi americane in Bahrain e Qatar. E la ripresa degli attacchi da parte degli Houthi contro le navi che transitano attraverso il Mar Rosso. L’Iran ha risposto all’attacco sferrato da Israele e dagli Stati Uniti, allargando in poche ore il conflitto a buona parte del Medio Oriente.
Missili su Israele
Le forze armate israeliane hanno identificato missili lanciati dall’Iran verso il paese. Le sirene d’allarme hanno risuonato in molte zone: a Gerusalemme, in Cisgiordania, in Galilea e nel Golan, dove ai cittadini è stato ordinato di andare nei rifugi. «L’aeronautica sta operando per intercettare le minacce laddove necessario per rimuoverle», ha affermato l’esercito, con il portavoce dell’Idf che ha confermato che «finora tutti i missili lanciati dall’Iran sono stati intercettati».
Le sirene sono scattate anche ad Amman, la capitale della Giordania: secondo Al-Jazeera, frammenti di missili sono caduti su Irbid, nel nord del paese. L’aeronautica giordana ha annunciato esercitazioni per «difendere i cieli del regno».
Esplosioni in Bahrain e Qatar
Due grandi esplosioni sono state registrate in Bahrein, nella zona della base aerea statunitense. Il paese ospita il comando della Quinta Flotta dell’Us Navy, ma nei giorni scorsi gran parte dei militari sono stati trasferiti per non esporli alla ritorsione. In una nota, l’ambasciata a Manama ha sottolineato che sta «istituendo un sistema di rifugio sul posto per tutto il personale».
Un missile iraniano è stato intercettato dai Patriot Usa anche in Qatar: secondo l’Afp, le sirene dell’allarme aereo sarebbero risuonate nei pressi della base statunitense di al-Udeid. Altre esplosioni sono state udite in Kuwait e ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, dove è morta una persona.
Ma a muoversi sono anche gli alleati di Teheran. Gli Houthi, il movimento filo-iraniano che controlla ampie zone dello Yemen, hanno annunciato la ripresa degli attacchi contro le navi commerciali che transitano attraverso il Mar Rosso. Il Consiglio politico supremo del gruppo ha espresso «piena solidarietà» alla Repubblica islamica dell’Iran, condannando «l’aggressione criminale statunitense-israeliana».
Negoziati interrotti
Sono una trentina le esplosioni registrate in quattro città dell’Iran in seguito all’attacco di Israele, che ha preso di mira i vertici politici, militari e religiosi del paese. Tra gli obiettivi colpiti a Teheran, oltre alle residenze di Khamenei e Pezeshkian, ci sarebbe la sede del ministero dell’Intelligence. L’ayatollah Ali Khamenei non si troverebbe in città sarebbe stato trasferito in un luogo sicuro, anche se al momento non si registrano sue dichiarazioni dirette.
È stata invece diffusa una nota del ministero degli Esteri iraniano, che parla di una «rinnovata aggressione» a cui le forze armate di Teheran «risponderanno con piena forza». Il messaggio evidenzia come gli attacchi siano stati sferrati «mentre Washington e Teheran erano impegnate in un processo diplomatico: così come eravamo pronti al negoziato, siamo anche più che pronti a difendere l’Iran in ogni momento», afferma il comunicato.
Con un messaggio postato su X si è fatto sentire anche Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto: «Gli aiuti che il presidente Trump ha promesso al coraggioso popolo iraniano sono finalmente arrivati. È un intervento umanitario e il suo obiettivo è la Repubblica Islamica, il suo apparato repressivo e la sua macchina di morte. Saremo noi, il popolo iraniano, a portare a termine questa battaglia finale. Il momento di tornare in piazza è vicino», ha assicurato Pahlavi dal suo esilio a Washington.
© Riproduzione riservata


