Flávio Bolsonaro è in Florida. Il senatore brasiliano, ex candidato alle presidenziali vinte da Lula al ballottaggio del 25 ottobre, appena dopo la sua sconfitta ha lasciato il Brasile per recarsi negli Stati Uniti, dove ha incontrato il fratello Eduardo Bolsonaro e la sua famiglia. 

A scriverlo è il portale brasiliano Metrópoles, che riferisce l’intenzione di Bolsonaro di tenere una conferenza stampa per spiegare le ragioni della sua partenza. Secondo quanto riportato dagli alleati, la conferenza stampa potrebbe svolgersi il 28 ottobre a Washington. La notizia del suo arrivo negli Usa martedì sera è stata confermata da fonti anonime anche da Cnn e Washington Post. 

Se inizialmente le autorità argentine avevano dichiarato di non aver registrato alcun ingresso del senatore, la Direzione nazionale delle migrazioni argentina ha in seguito precisato che «alle ore 22.50 del 27 ottobre sono entrati attraverso il valico di frontiera del Ponte Internazionale Tancredo Neves, nella provincia di Misiones, Flavio Nantes Bolsonaro, Fernanda Antunes Figueira Bolsonaro, Carolina Figueira Bolsonaro e Luiza Figueira Bolsonaro, in possesso di documenti di viaggio validi». 

Alle 23.30, scrivono su X le autorità argentine, «la delegazione in arrivo si è imbarcata su un volo privato operato dalla compagnia Baires Fly S.A. con destinazione la città di Guayaquil, in Ecuador, secondo quanto indicato nel piano di volo».

È poi arrivata anche la conferma del presidente argentino Javier Milei: entrato in Argentina via terra, è successivamente partito in aereo per l’Ecuador con la famiglia. 

La fuga

È stato il giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes ad aver ordinato il ritiro dei passaporti brasiliano e italiano dell’ex candidato alla presidenza – indagato per sospetto riciclaggio di denaro insieme all’avvocato Willer Tomaz – appena sette minuti dopo l’ufficializzazione della vittoria di Lula. 

Una partenza per gli Stati Uniti «comprensibile» per il senatore Sergio Moro, governatore eletto dello Stato brasiliano del Paraná ed ex giudice simbolo dell’inchiesta anticorruzione Lava Jato. Un anno prima di diventare ministro della Giustizia del governo di Jair Bolsonaro – il mandato è durato dal 2019 al 2020 – aveva condannato Lula in un processo poi annullato dalla Corte suprema.

«In che tipo di Paese il candidato dell’opposizione alla presidenza, che ha ottenuto 59 milioni di voti, si vede sequestrare il passaporto il giorno dopo le elezioni? Il Brasile è ancora lontano dalla normalità istituzionale», ha detto Moro e «in questo contesto – ha scritto sui social – è comprensibile che Flávio lasci il Paese».

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