Negli ultimi sei anni, il locale Le Constellation, teatro del rogo che la notte di capodanno ha ucciso 40 persone, non è stato sottoposto a nessun controllo sulla sicurezza antincendio. Lo ha ammesso, a cinque giorni dalla tragedia di capodanno, il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, nel corso della conferenza stampa convocata per questa mattina per far luce sul ruolo del comune in questa vicenda.

E mentre da più parti si chiede un’assunzione di responsabilità totale, il primo cittadino glissa e respinge le accuse: «Non ci saranno dimissioni – ha ribadito – non ero al corrente di queste carenze e c’è sempre stata buona fede».

Intanto, in Svizzera proseguono le indagini della procura vallesana, guidata da Béatrice Pilloud e in Italia ci si appresta a dare l’ultimo saluto alle vittime, con i funerali che si celebreranno tra oggi e giovedì.

I controlli

Si trasforma in una sorta di ammissione di colpa la conferenza stampa convocata dal sindaco Féraud per far luce sulle responsabilità nel rogo di Capodanno. Nella giornata in cui tutti si attendevano una difesa da parte del comune è arrivata invece la conferma di quello che da giorni si sospettava: «L’ultimo controllo da parte dell’incaricato della sicurezza – ha dichiarato il primo cittadino – è stato effettuato il 13 maggio 2019 ed ha avuto esito positivo».

Tradotto: negli ultimi sei anni in quel locale non sono stati effettuati controlli nonostante un’ordinanza che preveda l’obbligo di verifiche annuali. Parole che smentiscono quanto dichiarato nei giorni scorsi dallo stesso sindaco che si era detto «convinto che non vi sia stato lassismo nei controlli».

E, anche per questo motivo, a chi insiste sulla possibilità di dimissioni risponde che non intende «lasciare la nave che sta affondando» e anzi rilancia: «Noi ci sentiamo vittime perché riteniamo che la nostra immagine sia stata lesa – ha affermato – e per questo ci costituiremo parte civile». Un doppio ruolo, di vittime e responsabili allo stesso tempo, che appare difficile da sostenere e rischia di alimentare ancor di più le polemiche attorno all’amministrazione comunale.

Da quanto emerge, l’unico accertamento effettuato dal 2020 ad oggi è datato settembre 2025, ma non avrebbe verificato le misure di sicurezza ed antincendio.

«Si è trattato – ha spiegato Féraud – di uno studio sull’acustica del locale a seguito di una richiesta dei vicini, disturbati dalla musica». Ma non solo, perché anche nei controlli del 2019 gli incaricati del comune non hanno verificato l’idoneità dei materiali utilizzati nel locale e in particolare di quei pannelli fonoassorbenti da cui ha avuto origine l’incendio. «La legge – si è difeso il primo cittadino – non obbliga il comune a fare accertamenti sui materiali. Sarà la giustizia a dirci se avremmo dovuto farli lo stesso, ma noi ci siamo attenuti all’ordinanza cantonale».

Gli sviluppi

E proprio sul ruolo del comune e su come vada eventualmente inquadrato all’interno dell’indagine si sta concentrando uno dei filoni di indagine della procura. Come ricordato da Pilloud nei giorni scorsi, infatti, «in questi casi possono essere imputate solo persone fisiche, e non enti come un Comune o il Cantone». Una situazione che renderà ancor più complesso il lavoro degli inquirenti nel ricostruire la catena di responsabilità che ha portato alla tragedia di Capodanno.

Ed emergono particolari sempre più sconcertanti sulle misure di sicurezza del locale, al centro delle indagini. In un video, diffuso dai media svizzeri e risalente al Capodanno 2020, si vedono alcuni clienti sollevare delle candele pirotecniche, uguali a quelle da cui sarebbero scaturite le fiamme, mentre un dipendente del bar grida di «fare attenzione alla schiuma», riferendosi ai pannelli fonoassorbenti sul soffitto.

Immagini che testimonierebbero una cultura del rischio distorta, confermando che anche i dipendenti del locale fossero a conoscenza della pericolosità del materiale. E proprio un’ex dipendente del locale ha rivelato come l’unica uscita di emergenza nel seminterrato fosse sempre chiusa a chiave.

Ma non solo: ai dipendenti sarebbe stato spiegato che la porta conduceva a un altro edificio e che, per questo motivo, gli era vietato di aprirla. In caso di emergenza, insomma, l’unica via di fuga percorribile sarebbe stata la scala principale del bar.

Ieri i gestori del locale hanno detto che sono «sopraffatti dal dolore» ma non si sottrarranno alla giustizia. E mentre la Svizzera si prepara a ricordare la tragedia con una cerimonia, prevista per venerdì, a cui dovrebbe partecipare anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a Crans-Montana cresce la tensione intorno alla vicenda.

Diversi giornalisti, tra cui due troupe Rai, hanno raccontato di essere stati aggrediti verbalmente e minacciati da amici e guardie del corpo dei coniugi Moretti, i titolari del locale ora indagati. «I giornalisti devono poter operare liberamente – è stato il commento del ministro Tajani su X – Questa sciagura deve portarci a rispettare il dolore di tutti, ma non deve permettere atti di violenza o intimidazione contro la stampa».

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