È da poco passato mezzogiorno quando, all’aeroporto di Sion, i feretri di cinque delle sei vittime italiane partono a bordo di un volo di stato. Ad accoglierli sulla pista, accompagnandoli simbolicamente nel loro viaggio verso l’Italia, il picchetto d’onore svizzero. Militari, autorità, forze dell’ordine e quei pompieri che in questi giorni sono diventati il simbolo di una tragedia che si poteva evitare.

Ed è proprio su questo che si stanno concentrando le indagini della procura vallesana, che procedono in modo serrato per accertare le responsabilità sul rogo di capodanno a Crans-Montana nel locale Le Constellation. Un’inchiesta che sembra coinvolgere sempre più anche il comune elvetico che ha convocato una conferenza stampa per martedì 6 gennaio.

Un silenzio carico di dolore. È questa la prima cosa che colpisce quando si spengono i motori del C-130 dell’Aeronautica militare sulla pista dell’aeroporto di Linate, a Milano. Poi il portellone che si apre e i quattro feretri che, uno alla volta, lentamente, vengono trasportati verso i carri funebri già disposti sulla pista dove ad attendere i familiari delle vittime sono presenti il presidente del Senato, Ignazio La Russa, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana.

Gli abbracci commossi ai familiari, rientrati anche loro a bordo del volo di Stato, rompono il protocollo. Poi i quattro mezzi partono: due verso Milano, dove verranno accolti i feretri dei sedicenni Achille Barosi e Chiara Costanzo. Un terzo mezzo imbocca l’autostrada verso Bologna, per riportare a casa per il corpo del coetaneo Giovanni Tamburi. Il quarto si dirige verso Genova, dove la città attende il feretro del quasi diciassettenne Emanuele Galeppini.

Conclusa la prima tappa, il C-130 riprende il volo verso Roma Ciampino. Qui, nel primo pomeriggio, ad accogliere la salma del sedicenne Riccardo Minghetti ci sono il ministro dello Sport, Andrea Abodi, e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha seguito fin dall’inizio l’evolversi della tragedia in costante contatto con le autorità svizzere.

Non tornerà in Italia, invece, il corpo di Sofia Prosperi, quindicenne italo-svizzera: le esequie si celebreranno mercoledì nella cattedrale di Lugano, officiati dal vescovo Alain de Raemy.

Intanto l’ambasciatore italiano, Gian Lorenzo Cornado, ha comunicato che il nostro paese si è offerto di farsi carico delle spese per i funerali delle vittime italiane che saranno celebrati nella giornata di mercoledì, tranne quello di Galeppini che sarà il giorno seguente. Aperte già nella giornata di lunedì le camere ardenti delle giovani vittime con l’omaggio commosso di centinaia di persone accorse sin dalle prime ore per esprimere silenziosamente la propria vicinanza alle famiglie. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni – secondo fonti parlamentari – ha invitato ministri, alte cariche dello stato e leader dell'opposizione a un momento di "unità nazionale", laico e religioso, da celebrare venerdì pomeriggio a Roma nella Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso.

Il bilancio

In serata le autorità elvetiche hanno comunicato di aver completato l’identificazione formale di tutte le 40 vittime dell’incendio di capodanno. Un bilancio definitivo che restituisce la dimensione della tragedia anche attraverso l’età delle persone coinvolte: la vittima più giovane aveva appena 14 anni, la più grande 33.

Giovanissimi anche i 116 feriti, ricoverati in vari ospedali della svizzera e dei paesi limitrofi, che stanno prestando aiuto al paese elvetico. Tra questi resta in prima linea il Niguarda di Milano, dove al momento sono stati accolti 11 pazienti, quasi tutti tra i 15 e i 16 anni con ustioni che, in alcuni casi, raggiungono il 50 per cento del corpo.

Restano particolarmente delicate le condizioni di almeno sei pazienti ricoverati in terapia intensiva e proprio per questo resta massima l’allerta dei medici: «Nelle prossime settimane – ha spiegato ha spiegato Giampaolo Casella, direttore anestesia e rianimazione dell’Ospedale Niguarda di Milano – avremo una vera e propria battaglia per questi pazienti che presentano ustioni sono estese e hanno tutti purtroppo anche un danno da inalazione di fumi e quindi avremo complicanze attese. La situazione clinica è estremamente seria».

L’inchiesta

E proprio la presenza di ragazzi così giovani all’interno del locale è ora al vaglio degli inquirenti, che stanno lavorando in maniera serrata per tentare di ricostruire perché il locale si sia trasformato in una trappola mortale per i quasi duecento ospiti.

Secondo le leggi vallesane, infatti, ragazzi di età inferiore ai 16 anni non potrebbero frequentare bar e locali dopo le 22 senza la presenza di un genitore o di un tutore legale. E se la presenza di ragazzi anche molto più giovani di quella soglia è stata drammaticamente confermata dall’identificazione di vittime e feriti, resta da capire se fossero soli al momento del rogo. «Al momento – ha fatto sapere la procuratrice generale Béatrice Pilloud – non sono in grado di dire se queste persone fossero accompagnate o meno».

Ma mentre prosegue il lavoro degli inquirenti, montano le prime polemiche sulle indagini. In assenza di un concreto «indizio che lasci pensare a una volontà di sottrarsi alla giustizia», Pilloud ha infatti confermato la decisione di non adottare misure coercitive per i proprietari del locale, i coniugi Moretti, entrambi formalmente indagati da sabato.

Una misura chiesta a gran voce dall’opinione pubblica ma che al momento non è un ipotesi: «Se dovessero emergere elementi in senso contrario – ha commentato Pilloud – potremmo procedere all'incarcerazione. Al momento, però, non vi è alcun sospetto che la giustifichi».

Al centro dell’attenzione degli inquirenti c’è anche il ruolo del comune di Crans-Montana, che però, come chiarito dalla stessa procura, non può essere formalmente indagato non essendo una persona fisica. L’amministrazione ha intanto annunciato una conferenza stampa durante la quale l’esecutivo presenterà «elementi fattuali legati agli avvenimenti tragici della notte di San Silvestro». Un momento con cui il comune sembra voler smentire le accuse di lassismo nei controlli emerse negli scorsi giorni e già respinte dal primo cittadino, Nicolas Féraud.

«Confido nella magistratura e nel fatto che le vittime avranno giustizia» ha rassicurato l’ambasciatore Cornado confermando che «l’impegno delle autorità svizzere è massimo» e che negli scorsi giorni sono stati effettuati numerosi interrogatori «anche nei confronti di chi ha svolto le ispezioni nel locale».

In Italia, intanto, il Codacons ha depositato un esposto alla procura di Milano chiedendo di valutare l’ipotesi di strage: «Alla luce degli elementi noti – si legge in una nota – riteniamo doveroso valutare fattispecie ben più gravi rispetto all’omicidio». Potrebbe così aprirsi un fronte giudiziario parallelo alla maxi inchiesta svizzera.

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