Davide Maria De Luca scrive per questo giornale dall’Ucraina, dove si trova da oltre un anno per raccontare il conflitto in corso dopo l’invasione da parte della Russia. Mercoledì Davide ha pubblicato un ampio e dettagliato reportage in cui ha raccontato come vivono le persone nella regione russa di Kursk, occupata dall’esercito ucraino da inizio agosto. È entrato nella regione al seguito dei soldati di Kiev, documentando il viaggio anche sui social network, e ha raccolto le testimonianze delle persone che vivono nell’area, spiegando che da parte dell’esercito non è stata fatta «alcuna richiesta di esaminare il materiale che abbiamo raccolto».

Le cittadine della regione, ha raccontato De Luca, sono in questo momento senza luce, telefono o gas per il riscaldamento e vengono riforniti di cibo e medicinali dall’esercito ucraino.

L’azione di Kiev era finalizzata a spostare il focus della Russia dal Donbass, ma finora sembra che non abbia sortito l’effetto desiderato. Tra le persone con cui De Luca ha parlato c’è chi si sente abbandonato da Mosca e chi si sente tranquillo ma teme un massacro in caso di arrivo delle forze speciali russe.

L’accusa al giornalista

In seguito alla pubblicazione del reportage, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha citato De Luca in un post sul suo canale Telegram, avvisando i diplomatici italiani di fare attenzione e condividendo un altro post che lo accusava di essere entrato illegalmente su territorio russo, pur essendo a conoscenza di ciò che già era successo ad altri giornalisti.

«Finire nella lista dei ricercati era una possibilità che mettono in conto tutti i giornalisti che attraversano il confine – ha scritto De Luca in un lungo messaggio su X – Ma, nel mio piccolo, non mi aspettavo una menzione su un palcoscenico così prestigiosa».

Il messaggio della portavoce fa evidentemente riferimento alla vicenda che ha coinvolto la giornalista della Rai Stefania Battistini, inserita dal ministero degli Esteri russo nella lista dei ricercati insieme al suo operatore, Simone Traini, e altri cinque giornalisti internazionali per essere entrata nella regione di Kursk al seguito dell’esercito ucraino al momento dell’ingresso in Russia. Per questo motivo, la Rai ha fatto rientrare dall’Ucraina Battistini e Traini, i primi giornalisti a entrare nella regione.

A questo proposito era intervenuto anche il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani, che aveva convocato alla Farnesina l’ambasciatore russo e gli aveva espresso la propria sorpresa per il provvedimento nei confronti dei due. L’agenzia di stampa russa Interfax ha riportato inoltre che i servizi di sicurezza russi (Fsb) hanno aperto indagini penali contro altri tre giornalisti per essere entrati nel Kursk. Kathryn Diss e Fletcher Yeung lavorano per l’emittente televisiva australiana Abc, Mircea Barbu è un giornalista rumeno di HotNews. Dal 17 agosto, in totale, sono state aperte indagini contro «12 giornalisti stranieri» per accuse di questo tipo, come dichiarato dalla Fsb.

Lo stesso rischia anche Davide De Luca che ha sottolineato però l’importanza del racconto del conflitto e della libertà dei giornalisti di muoversi in zone di guerra e riportare ciò che succede: «Per il momento, il mio unico commento è che una delle principali tutele per i civili che si trovano in territori occupati e zone di conflitto è la presenza di osservatori, operatori umanitari e giornalisti. Sappiamo che la loro presenza non è una garanzia del corretto comportamento degli eserciti, ma in alcune circostanze può essere un potente incentivo. Per questo ritengo che i giornalisti debbano essere liberi di muoversi per fare il loro mestiere in qualsiasi zona di guerra e credo che sia sbagliato perseguirli con accuse speciose, come l'ingresso illegale, soprattutto nel mezzo di un gigantesco conflitto che coinvolge milioni di persone».

Le reazioni

La notizia è stata ripresa da diverse testate italiane, che hanno riportato l’attacco della portavoce Maria Zakharova al nostro giornalista. Non ci sono state per il momento prese di posizione pubbliche da parte di esponenti delle forze politiche.

Alessandra Costante, segretaria nazionale della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), ha commentato: «La Russia di Putin perseguita il diritto di cronaca e sta cercando di intimidire l'Italia attraverso la caccia ai suoi giornalisti. Un comportamento inaccettabile».

Dall’inizio del conflitto la libertà di cronaca e di stampa è stata fortemente attaccata. Oltre alle minacce dell’ultimo mese, dall’inizio dell’invasione nel febbraio 2022 molti giornalisti sono stati uccisi o feriti mentre raccontavano ciò che stava succedendo sul campo in Ucraina.

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