I democratici con uno tsunami blu hanno conquistato la Camera dei rappresentanti e il Senato ribaltando gli equilibri tra Congresso e presidenza per il grande malessere economico, l’opposizione alla guerra e la voglia di ritorno alla sanità pubblica voluta da Obama e sostenuta dai numerosi parlamentari socialisti del partito democratico.

Il risultato del voto di midterm fra due mesi restringerà i margini di manovra dei prossimi due anni della Casa Bianca dopo 21 mesi di presidenza Trump praticamente senza limiti in campo di dazi commerciali, caccia all’immigrato, sostegno sfrenato alle criptovalute e all’uso di gas e petrolio, scontro con gli alleati europei, aperture alla Russia e guerra all’Iran.

Ora i mercati temono due cose: la paralisi istituzionale tra Congresso e poteri di veto del presidente oltre che al tentativo dei democratici di porre limiti al settore dell’AI con conseguente scontro sempre con la Casa Bianca contraria a qualsiasi limitazione al settore che potrebbe favorire il rivale cinese con cui restano aperti tutti i contenziosi commerciali.

I democratici avrebbero la possibilità di avviare indagini sulle zone d’ombra delle grandi aziende statunitensi, tecnologiche e sui contratti con la difesa, cercando al contempo di frenare la deregolamentazione che ha ridotto i controlli pubblici; ciò potrebbe contribuire ad aumentare la volatilità dei mercati. Intanto, l'indice del dollaro statunitense è sceso sotto quota 101,5 raggiungendo i minimi da cinque settimane.

La reazione delle borse asiatiche

Le Borse asiatiche hanno recuperato dai minimi segnati nella notte. Tokyo, scesa fino al 4,8 per cento, cede il 2,1 per cento, Sydney lo 0,6 per cento mentre Hong Kong avanza dello 0,8 per cento, Shanghai dello 0,7 per cento, Shenzhen dell'1,3 per cento. Dopo aver perso fino al 4 per cento gira in positivo Seul (+0,2 per cento), vero e proprio termometro dei tecnologici, uno dei settori considerati più a rischio di restrizioni dopo la sconfitta di Donald Trump. In recupero anche i future su Wall Street: il Nasdaq cede lo 0,4 per cento e l'S&P 500 lo 0,2 per cento.

Previsioni alla vigilia

Alla vigilia del voto secondo gli analisti di J.P. Morgan Global Research, le reazioni dell'indice di borsa S&P 500 alle tre configurazioni politiche americane mostravano margini di oscillazione molto esigui: 1) con uno scenario politico di "Blue Wave" (Democratici al comando in entrambi i rami) l’ipotesi alla vigilia prevista al 66 per cento ci sarebbe stata una variazione limitata a Wall Street tra -0,25 per cento e +0,50 per cento; 2) con un congresso diviso (Split Congress), con una previsione del 26 per cento ci saremmo trovati con un rialzo moderato tra +0,50 per cento e +1,00 per cento; 3) con un "Red Sweep" (Repubblicani al comando di entrambi i rami), stime prima del voto del 7 per cento ci sarebbe stato un rialzo tra +1,00 per ceno e +1,25 per cento. Insomma le banche d’investimento avevano scontato ogni mossa, ma non in questa dimensione.

Comunque chiunque abbia conquistato il Congresso ha ereditato una serie di problemi strutturali insoluti che potrebbero far deragliare i mercati, l’economia e i conti pubblici.

Il debito pubblico fuori controllo

Innanzitutto c’è il debito pubblico lordo degli Stati Uniti che ha superato l’astronomica cifra di 40.000 miliardi di dollari (agosto 2026), attestandosi intorno al 124 per cento del Pil con il costo degli interessi che ha raggiunto circa 1.400 miliardi di dollari all'anno (superando la spesa federale per voci come la difesa o i programmi sociali). Il disavanzo federale è stimato intorno a 1.900 miliardi di dollari (circa il 5,8 per cento del Pil, ben al di sopra del 3 per cento valido per i paesi dell’eurozona (ma simile alla situazione della Francia).

ll Fondo monetario internazionale ha lanciato un allarme sottolineando che la crescita economica da sola non basta e servono tagli strutturali al deficit per evitare che il rapporto debito/PIL salga ancora e che gli investitori non fuggano dai Treasuries bill.

Ma c’è di più. L'inflazione viaggia intorno al 3,7 per cento e la Federal Reserve ha dovuto alzare i tassi, nonostante i continui appelli di Trump in senso contrario. La spirale dei prezzi è così forte che il neo governatore Kevin Warsh (voluto dal presidente) ha dovuto votare per una stretta.

Problemi anche per il mercato del lavoro. A settembre sono stati creati solo 29.000 posti di lavoro, mentre i dati di luglio sono stati rivisti al ribasso. Le aziende, incerte sugli effetti dell'intelligenza artificiale, stanno a guardare, creando una sorta di paralisi.

Senza dimenticare nuovi conflitti con l’Iran degli ayatollah che potrebbero far alzare ulteriormente il costo di benzina e diesel, fattori destabilizzanti per il costo della vita. Alcuni analisti avvertono che i compromessi nella spesa tra difesa e sussidi per l'assistenza sanitaria potrebbero, in futuro, far aumentare il deficit.

Poi c’è la spada di Damocle finanziaria dell'intelligenza artificiale con gli investimenti in crescita esponenziale, ma con i rendimenti proiettati in un futuro più incerto. Non si può escludere che la bolla dell'IA scoppi proprio durante il mandato del prossimo Congresso con inevitabile rimpallo tra Casa Bianca e deputati sulle responsabilità della crisi.

Finora i legislatori non sono intervenuti sulla regolamentazione per l'intelligenza artificiale ma il nodo deve essere sciolto al più presto. In alcune tornate elettorali locali si è votato anche su moratorie sui data center e referendum su alcune applicazioni dell'IA.

Un Congresso a guida democratica diventerà fra due mesi un contropotere; di conseguenza, se i democratici eviteranno di dedicare energie sull’impeachment, una mossa dal risultato molto dubbio, di certo ogni disegno di legge bloccato, ogni scontro sul tetto al debito con paralisi delle attività governative (shutdown) e ogni dato negativo sull'occupazione potrebbero essere attribuiti dall’inquilino della Casa Bianca a chi detiene il potere legislativo. I vincitori di oggi hanno voltato pagina ma dovranno anche saper affrontare la pesante eredità sui numerosi problemi economici

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