Per alcuni la guerra è morte, per altri è distruzione, per altri ancora è un business che fa leva sulla paura e la disperazione. Nei paesi arabi del Golfo, finiti nel mirino della rappresaglia militare iraniana, le agenzie assicurative e di viaggio fanno affari milionari con la fuga di vip e imprenditori intimoriti dal conflitto.

Se per i gazawi uscire dalla Striscia attraverso il valico di Rafah verso l’Egitto nel bel mezzo dei raid israeliani costava anche fino a 5 mila dollari, nei vicini paesi arabi fuggire dai missili e dai droni dei Pasdaran può arrivare a costare oltre 200mila dollari. Ma la differenza non è soltanto di natura economica, per i gazawi quello era l’unico modo di uscire visto che Israele aveva chiuso ogni valico possibile. A Dubai, invece, gli unici limiti li decide il denaro.

Prezzi medi

In cinque giorni di guerra nella regione sono stati cancellati quasi 20mila voli. Secondo i dati di Cirium, società di analisi del settore aeronautico, martedì dall’aeroporto di Dubai sono transitati 80 aerei rispetto agli oltre 1200 di una settimana fa. E in questa situazione di crisi c’è chi ci vede anche un’opportunità per alimentare la storica competizione tra Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.

In uno dei quotidiani del regno guidato da Mohammed bin Salman, Arab News, è stato pubblicato un articolo dal titolo eloquente: «Riad emerge come centro di evacuazione del Golfo per i ricchi nel mezzo dell’escalation regionale». L’Arabia Saudita è considerata una delle vie più sicure per le evacuazioni, non è un caso se il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato di aver spostato 250 militari nel paese da zone più calde. L’articolo racconta di «dirigenti senior» e «residenti benestanti» che in alcuni casi hanno affrontato un viaggio di dieci ore in auto di lusso partendo da Dubai per arrivare all’aeroporto King Khalid di Riad e poi partire a bordo di jet privati o aerei di linea.

A raccogliere i dati del business delle evacuazioni ci ha pensato Semafor che racconta di tariffari per jet privati che arrivano anche fino a 350mila dollari. Per l’Europa il prezzo medio si aggira tra i 150mila e i 200mila, con rincari di oltre il 50 per cento rispetto alla media.

«Difficile fornire una cifra media poiché ci sono troppe variabili: dimensioni del gruppo, destinazione, necessità o meno di un charter, itinerario e disponibilità dei voli», dice a Domani Rafal Hyps ceo di Sicuro Group, agenzia che opera in 140 paesi.

«La domanda che stiamo gestendo in questo momento è notevolmente superiore rispetto alle normali operazioni», racconta. Dall’inizio della guerra la sua società ha contribuito ad evacuare almeno 4mila persone dal Golfo Persico.

«Attualmente, i trasferimenti più comuni che gestiamo sono da Abu Dhabi e Dubai a Riad o Mascate su strada. Entrambi funzionano in modo sicuro e senza intoppi», aggiunge Hyps.

Per i non milionari

L’aeroporto di Mascate, in Oman, è stato scelto da paesi come Spagna, Francia, Germania e Regno Unito per facilitare i voli charter delle poche compagnie aeree che operano nella regione perché molto più vicino a Dubai. In auto il viaggio dura circa quattro ore, ma il traporto può costare anche migliaia di euro.

Da giorni si sono diffusi sui social consigli su come risparmiare attraverso tassisti locali e compagnie di pullman che oltrepassano la frontiera. Ma una volta in aeroporto, inizia una lunga attesa per trovare un biglietto aereo disponibile, che anche qui arriva a costare migliaia di euro.

Chi non è milionario, quindi, non può far altro che sperare nei voli “governativi”, come quelli che hanno riportato in Italia centinaia di connazionali nelle ultime ore.

Nonostante i monarchi del Golfo ostentino sicurezza, con l’emiro Mohammed bin Zayed al Nahyan che si fa vedere in pubblico tra i lussuosi centri commerciali del paese, la realtà racconta di centinaia di missili lanciati e migliaia di droni lanciati contro i paesi arabi.

Negli Emirati sono state uccise 3 persone con 68 che sono rimaste ferite; in Kuwait si contano 5 morti e 32 feriti; in Qatar 16 persone ferite; in Bahrain e Oman due persone uccise e 9 ferite. Ogni giorno la conta dei danni aumenta a dismisura con raffinerie petrolifere, grattacieli e infrastrutture colpite da Teheran. E nonostante video propagandistici diffusi sui social network da influencers e content creators che fanno finta di niente, c’è gente in panico nei rifugi o rimasta bloccata nel paese durante uno scalo aereo. Ma non sono milionari e possono solo che aspettare.

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