Dopo l’intercettazione e l’abbordaggio avvenuti ieri, martedì 19 maggio, in acque internazionali da parte delle navi dell’Idf al largo delle coste di Cipro, con tanto di uso diretto di armi da fuoco contro civili disarmati, in Israele è iniziato lo sbarco del primo gruppo di attivisti della Flotilla nel porto di Ashdod. Un secondo gruppo dovrebbe arrivare nel corso della giornata. Sono circa 430 gli attivisti fermati, provenienti da 40 paesi diversi e di cui 29 sono italiani, a bordo delle oltre 50 imbarcazioni in viaggio per Gaza, con l’obiettivo di portare aiuti umanitari ai civili palestinesi.

I funzionari dell'Ambasciata d'Italia a Tel Aviv sono in contatto con le autorità israeliane del porto di Ashdod per prestare assistenza consolare ai connazionali e favorire la loro partenza per l'Italia. Gli attivisti dovrebbero essere trasferiti in una struttura per le identificazioni e poi messi in grado di ripartire.

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha avuto nella notte diversi contatti con il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar. Tajani ha insistito perché i cittadini italiani, fra cui un parlamentare della Repubblica (Dario Carotenuto del M5s) e un giornalista (Alessandro Mantovani del Fatto Quotidiano), vengano liberati e messi in condizione di ripartire al più presto, insistendo perché vengano tutelati l'incolumità e i diritti di ogni singolo attivista.

Nel frattempo, 87 tra gli attivisti fermati hanno iniziato uno sciopero della fame, denunciando il «rapimento in acque internazionali», chiedendo il rilascio per tutti, esortando i governi a condannare «l'atto di pirateria» di Israele e manifestando solidarietà agli oltre 9.500 ostaggi palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane.

«Uso illegittimo della forza»

La Freedom Flotilla Coalition e la Global Sumud Flotilla hanno accusato Israele di avere impiegato la forza durante l'intercettazione delle imbarcazioni dirette verso la Striscia. Gli organizzatori sostengono che l'operazione sia avvenuta in acque internazionali e parlano di «aggressioni» e «violazioni» contro i partecipanti alla missione.

ANSA
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La coalizione afferma che una delle imbarcazioni sarebbe stata speronata da una nave israeliana e che durante l'operazione sarebbero stati utilizzati anche idranti contro i civili presenti a bordo. Nel comunicato, la flottiglia sostiene inoltre che ai partecipanti fermati non sarebbe stato inizialmente consentito l'accesso immediato a consulenza legale o ai rappresentanti consolari dei rispettivi paesi. Gli organizzatori chiedono ai governi coinvolti di intervenire per ottenere il rilascio degli attivisti e garantire assistenza diplomatica e accusano il governo israeliano di avere voluto inviare un «messaggio di intimidazione» contro le iniziative civili a sostegno della popolazione palestinese di Gaza. 

Oggi presidio davanti a Montecitorio

Davanti agli avvenimenti delle ultime ore, la sezione italiana della Global Sumud Flotilla ha indetto per oggi, mercoledì 20 maggio, una giornata di mobilitazione a Roma con un presidio dalle ore 15 davanti a Montecitorio. Il presidio, dalle 18, invita a «una chiamata cittadina per una grande presenza per chiedere risposte immediate al governo». «Cos'altro deve succedere? Non possiamo voltarci dall'altra parte, mentre le istituzioni attraversano il silenzio», «il governo e l'Unione europea devono interrompere ogni relazione con Israele: isoliamo il sionismo», si legge in una nota.

Del resto, martedì legali dei partecipanti italiani alla missione umanitaria hanno comunicato di «avere formalmente diffidato le autorità italiane competenti affinché adottino con urgenza tutte le iniziative diplomatiche, consolari e istituzionali necessarie a tutela dei cittadini italiani coinvolti nei recenti eventi verificatisi nel Mediterraneo orientale», un’iniziativa «resa necessaria alla luce della perdurante privazione della libertà personale di alcuni attivisti coinvolti nella missione, nonché delle gravi criticità emerse in relazione all'abbordaggio delle imbarcazioni avvenuto in acque internazionali».

Per questi motivi, i legali hanno richiesto alle autorità italiane di «attivarsi immediatamente per ottenere informazioni ufficiali sulle condizioni e sul luogo di trattenimento degli attivisti; garantire pieno accesso all'assistenza consolare e legale; adottare ogni iniziativa diplomatica utile a ottenere la cessazione della detenzione e il rientro in sicurezza dei cittadini coinvolti; verificare la legittimità delle operazioni compiute nei confronti delle imbarcazioni battenti bandiera italiana o comunque riconducibili a cittadini italiani. La tutela dei diritti fondamentali delle persone coinvolte non può subire ritardi né zone d'ombra».

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