«Si continua a morire a causa delle violenze incessanti», denuncia Medici senza frontiere. Gli attacchi israeliani continuano: almeno sei persone sono state uccise nelle zone centrale e meridionale della Striscia
«A Gaza la situazione è catastrofica, c’è urgente bisogno di un afflusso massiccio di aiuti salvavita e un accesso umanitario senza ostacoli». A lanciare l’allarme con una nota è Medici senza frontiere. Nella Striscia «si continua a morire a causa delle violenze incessanti», scrive Msf.
Nonostante la “tregua” in corso, gli attacchi israeliani continuano e, secondo il ministero della Protezione civile della Striscia, almeno sei persone sono morte in attacchi israeliani. Alcune sono state uccise in un attacco aereo dell’Idf nella zona centrale di Gaza, altre invece in un attacco con droni nella parte meridionale.
A rendere duro l’inverno per la popolazione gazawi sono inoltre, aggiunge Msf, le «persistenti restrizioni agli aiuti imposte dalle autorità israeliane». Dal 1° gennaio 2026 il governo di Tel Aviv ha deciso di revocare il permesso a entrare nella Striscia a una serie di organizzazioni umanitarie, tra cui Medici senza frontiere, il Consiglio norvegese per i rifugiati, Care e Oxfam. «Nonostante queste politiche – scrive l’organizzazione – Msf è determinata a rimanere e a fornire assistenza nei Territori Palestinesi Occupati il più a lungo possibile, operando grazie alla sua registrazione con l’Autorità palestinese».
Le nuove norme restrittive israeliane impongono però a 37 organizzazioni non governative di lasciare i Territori palestinesi occupati entro il prossimo 1° marzo, minacciano di ridurre drasticamente gli aiuti già insufficienti.
«I governi di tutto il mondo devono garantire il rispetto delle decisioni della Corte internazionale di giustizia, tra cui quella di facilitare la fornitura di assistenza umanitaria», ricorda l’organizzazione.
Le azioni di Israele a Gaza e in Cisgiordania sembrano mirate a creare «un cambiamento demografico permanente», ha dichiarato giovedì il responsabile per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Volker Turk, secondo cui si sollevano «i timori di pulizia etnica».
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