Il leader ucraino: «Progressi su aspetti militari, non su quelli politici». Il secondo giorno di trattative per mettere fine alla guerra si conclude con un nulla di fatto. Nuovi incontri previsti «a breve»
«Negoziati difficili, ma costruttivi», «torneremo presto a incontrarci», «progressi sugli aspetti tecnici, ma non su quelli politici». Si è concluso con un nuovo nulla di fatto e una sequenza di caute dichiarazioni il secondo giorno di negoziati trilaterali a Ginevra tra ucraini, russi e americani. In controtendenza il solito Steve Witkoff, il mediatore americano e amico personale di Donald Trump, secondo cui ieri sarebbero avvenuti «progressi significativi».
In realtà sembra che i passi avanti siano stati davvero pochi. Giusto un tono diverso nei commenti rispetto al primo giorno di incontri, quando si parlava di «stallo» e «clima molto teso» e lo stesso Zelensky aveva accusato: «La Russia trascina i negoziati». La sensazione è quella di un ennesimo giro a vuoto.
L’incontro di ieri è durato soltanto due ore, meno della metà delle cinque ore di martedì. Gli ucraini accusano della mancanza di risultati il capo negoziatore russo, l’ex ministro della Cultura, Vladimir Medinsky.
«Lui ama divagare sulle radici storiche del conflitto – aveva commentato martedì il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky – Noi non abbiamo tempo per queste stronzate». Sempre Zelensky picchia duro: «Non c’è accordo sui punti chiave, il nodo dei territori resta irrisolto». Dal canto loro, i russi ribattono: il presidente ucraino è più interessato alla sua popolarità in patria che a trovare una soluzione al conflitto.
Ma accuse e controaccuse a parte, la situazione resta bloccata sul punto centrale su cui siamo fermi da ormai sei mesi: il futuro del Donbass controllato dall’Ucraina, che Mosca vuole che le venga interamente consegnato, anche se le sue truppe al momento appaiono lontane dal riuscire a conquistarlo militarmente.
L’altro punto su cui i negoziatori sarebbero rimasti su posizioni inconciliabili è il futuro della centrale nucleare di Zaporizhzhia, situata in territorio occupato dalla Russia, ma a cui gli ucraini vogliono avere accesso in caso di cessate il fuoco. Gli ucraini notano anche che dal Cremlino non è arrivata nessuna risposta alla nuova proposta da parte di Zelensky di incontrare il presidente russo, Vladimir Putin, per cercare di risolvere direttamente il negoziato.
Politica in movimento
Ma a dispetto dello stallo nei negoziati, la politica si agita dietro le quinte, segno che in molti intravedono cambiamenti all’orizzonte. Ieri, l’ex comandante in capo delle forze armate ucraine, il generale Valery Zaluzhny, che ha guidato l’esercito di Kiev nei primi due anni di conflitto, ha lanciato un attacco frontale al presidente.
In un’intervista all’Associated Press, Zaluzhny lo ha accusato del fallimento della controffensiva lanciata da Kiev nella primavera-estate del 2023. Zelensky, sostiene l’ex generale, ora ambasciatore a Londra, avrebbe imposto di dividere le truppe ucraine su più fronti, invece di lanciare un unico assalto sul fronte meridionale, per cercare di tagliare il “corridoio di terra” che congiunge la penisola di Crimea annessa dalla Russia con il resto del Donbass occupato.
Ma Zaluzhny è andato anche oltre, accusando il servizio di intelligence ucraino Sbu, agli ordini diretti dell’ufficio presidenziale, di aver lanciato una perquisizione del suo quartiere generale nel settembre del 2022. Zaluzhny ha detto che all’epoca aveva minacciato l’allora braccio destro del presidente, Andrii Yermak, di utilizzare i suoi soldati per bloccare la perquisizione se gli agenti Sbu non fossero stati richiamati.
Secondo i media ucraini, l’intervista di Zaluzhny potrebbe rappresentare il primo atto concreto della sua entrata in politica. L’ex generale viene indicato come il più credibile rivale di Zelensky alle prossime elezioni e i sondaggi lo indicano spesso come il candidato favorito.
L’attacco potrebbe essere un segnale che la pace è imminente e quindi le elezioni in Ucraina si avvicinano. Ma al momento un accordo tra Kiev e Mosca continua ad apparire lontano. L’ufficio presidenziale ucraino ha smentito le voci secondo cui parte del suo team negoziale starebbe spingendo per arrivare a un accordo.
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