Gli investitori internazionali continuano a vendere, preoccupati dallo scontro in corso tra Usa ed Europa per il controllo della Groenlandia e dalla imprevedibilità del tycoon. Il fondo pensione danese Akademiker Pension vende i bond americani. Il dollaro ai minimi
Gli investitori internazionali continuano a vendere, sia sulle borse asiatiche, in Europa che negli Usa preoccupati dallo scontro in corso tra Usa ed Europa per il controllo della Groenlandia e dalla imprevedibilità delle decisioni di Donald Trump. Con l’avvio negativo di Wall Street e del dollaro (-0,6%) contro l’euro va segnalata la debolezza dei listini londinese (-0,83%), di Parigi (-0,64%), Francoforte (-1,08%), Milano (-1,07%) e Madrid (-1,5%) e Zurigo (-0,82%).
Male anche le borse asiatiche con il Nikkei in forte sofferenza (-1,11%) e Shanghai quasi in pareggio (-0,01%), con la Cina che sta guadagnando posizioni rispetto alla guerra commerciale con gli Usa dopo le aperture canadesi a Pechino. Ad aggravare le tensioni sui mercati, Trump nella notte ha minacciato di imporre dazi elevati del 200% sullo champagne e i vini transalpini dopo che il presidente francese Emmanuel Macron ha escluso di aderire a un’iniziativa di pace su Gaza guidata dagli Stati Uniti.
I rendimenti dei titoli del Tesoro Usa a lungo termine sono aumentati dopo il crollo dei titoli giapponesi, con la mossa aggravata dal piano del fondo pensione danese AkademikerPension di uscire dai titoli del Tesoro statunitensi entro la fine del mese, a causa delle preoccupazioni per le politiche di Trump. Se altri fondi europei, forti investitori negli Usa, dovessero imitare i danesi sarebbero problemi seri per il Tesoro americano: un report della Deutsche Bank osserva che i paesi Ue detengono 8.000 miliardi di dollari in bond e azioni statunitensi e potrebbero prendere in considerazione l’idea di riportare a casa una parte di quel denaro.
Il tasso di interesse statunitense a 30 anni è salito di otto punti base al 4,92%. In precedenza, il malcontento degli investitori per la proposta elettorale della premier Sanae Takaichi di tagliare le tasse sui prodotti alimentari ha spinto il rendimento a 40 anni del Giappone a un nuovo massimo. Il differenziale tra il decennale italiano e quello tedesco è al 63,5 per cento. I metalli preziosi sono stati i principali beneficiari delle turbolenze sui mercati azionari, con l’oro che ha superato i 4.700 dollari l’oncia per la prima volta, mentre l’argento ha raggiunto un nuovo record per poi ripiegare (-0,44% a 94,71 dollari). L’euro sale dello 0,6%. Andamento inverso per le criptovalute con il Bitcoin che scende del 2,1% a 90.978,64 dollari e l’Ether del 3,8% a 3.089,08 dollari.
Martedì, il dollaro e i principali indici di Wall Street sono scivolati ai minimi delle ultime tre settimane. Trump ha dichiarato sabato che ulteriori dazi all’importazione del 10% sarebbero entrati in vigore il primo febbraio su merci provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Finlandia e Gran Bretagna, tutti già soggetti a dazi imposti dagli Stati Uniti. I leader della Groenlandia, un territorio autonomo della Danimarca, e la Danimarca hanno insistito sul fatto che l’isola non è in vendita.
«Stiamo affrontando questa ondata di vendite perché i titoli dei giornali susciteranno angoscia su ciò che ci riserva il futuro», ha detto David Lundgren, Chief market Strategist at Little Harbor Advisors. «Inoltre stiamo assistendo a un passaggio di interesse dagli Stati Uniti ad altri mercati esteri che hanno registrato performance inferiori alle aspettative», ha aggiunto Lundgren.
Il primo anniversario del secondo mandato di Trump si rivela come un periodo volatile per i mercati, che hanno visto l’S&P 500 precipitare quasi in territorio ribassista dopo i dazi del “Giorno della liberazione” di aprile, prima di rimbalzare a massimi storici grazie a solidi utili e a un’economia che è rivelata resiliente grazie agli sviluppi di produttività dell’Intelligenza artificiale. Critical Metals, che ha una presenza strategica in Groenlandia, è salita del 2%.
L’indice di volatilità Cboe, noto anche come indicatore della paura di Wall Street, ha toccato il massimo degli ultimi due mesi a 19,42 punti. Un segnale significativo. I mercati stanno anche aspettando la decisione della Corte suprema legata ai dazi di Trump, l’esito sullo scontro sulla Fed, e ovviamente i discorsi dei leader mondiali al World Economic Forum di Davos.
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