La Guida suprema ammette indirettamente il pesante bilancio delle manifestazioni e accusa il presidente degli Stati Uniti, colpevole di «aver incoraggiato i rivoltosi inviando loro messaggi di sostegno» e responsabile di «morti, danni e calunnie» al paese. La risposta del tycoon: «Serve una nuova leadership per l’Iran»
La Guida suprema dell'Iran, Ali Khamenei, è tornato a parlare in pubblico e ha ammesso che ci sono stati «migliaia di morti» nelle proteste che hanno sconvolto il paese, ma ha puntato il dito sulle responsabilità di «coloro che hanno legami con Israele e l'America», con il presidente americano, Donald Trump «colpevole» di aver ordito un «complotto» che ha portato alle proteste. «Spezzeremo la schiena ai sediziosi», ha aggiunto l'ayatollah a Teheran, in occasione della festività islamica dell'Eid al-Mab'ath.
A stretto giro è arrivata la replica del Dipartimento di Stato americano, in lingua farsi, su X: «Non scherzate con Trump. Tutte le opzioni restano sul tavolo e, se il regime della Repubblica Islamica attaccasse le risorse americane, si troverebbe ad affrontare una forza molto, molto potente». In serata anche lo stesso Trump, in una dichiarazione a Politico, risponde all’ayatollah: «È il momento di cercare una nuova leadership per l'Iran».
Le parole di Khamenei
«La nazione iraniana deve spezzare la schiena ai sediziosi, proprio come ha spezzato la schiena alla sedizione. I criminali interni e quelli internazionali non rimarranno impuniti», ha detto l’ayatollah, che ha aggiunto di non avere alcuna intenzione di «trascinare il paese in guerra».
«Riteniamo il presidente degli Stati Uniti colpevole delle vittime, dei danni e delle calunnie che ha inflitto alla nazione iraniana», ha affermato Khamenei secondo cui le manifestazioni sono state un risultato delle azioni americane, con intervento diretto del capo della Casa Bianca. «Coloro che sono legati a Israele e all'America sono responsabili della morte di migliaia di persone» nelle proteste, ha affermato il leader ammettendo, seppure in maniera indiretta, il pesante bilancio delle manifestazioni.
«Gli americani, con innumerevoli premesse e scopi ancora più grandi, hanno scatenato la rivolta. Ma la nazione iraniana, dopo aver sconfitto l'America e gli sionisti nella guerra dei 12 giorni, oggi, per grazia divina, li ha sconfitti di nuovo e ha spento la sedizione. Ma questo non è sufficiente. L'America deve essere ritenuta responsabile. Il ministero degli Esteri e gli apparati devono seguire questa questione», ha evidenziato Khamenei.
La Guida suprema ha ammesso anche che «la situazione economica non è buona» e ha chiesto ai funzionari «di lavorare di più e fornire i beni ai cittadini».
Ancora senza internet
Intanto sono stati riaperti i servizi sms a livello nazionale, ma il paese rimane con internet bloccato. Khamenei ha comunque twittato diversi estratti del suo intervento. E per alcuni analisti il futuro di internet nel paese potrebbe essere proprio questo: una rete nazionale chiusa per tutti e una globale aperta a pochi privilegiati scelti dalle autorità.
Intanto il procuratore di Teheran, Ali Salehi, ha respinto le affermazioni di Trump sulla revoca delle condanne a morte per centinaia di prigionieri in Iran, definendole «sciocchezze inutili e infondate», secondo quanto riportato dai media anti-regime Iran International e IranWire e dall'organizzazione Hrana. «Dovrebbe farsi gli affari suoi», ha affermato Salehi, sottolineando che la risposta della magistratura ai manifestanti sarà «decisa, deterrente e rapida». Senza fornire dettagli specifici, il procuratore ha riferito che sono state emesse incriminazioni in molti casi legati alle proteste e che i fascicoli sono stati inviati in tribunale per il processo.
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