Teheran ha proposto a Washington un piano della durata di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare successivamente colloqui approfonditi sul programma nucleare del paese. Lo avrebbe dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, riporta il New York Times, secondo cui Araghchi lo ha riferito ai giornalisti durante un briefing a margine dell’Assemblea Onu. «Sarebbe preferibile» raggiungere un accordo, ha aggiunto il ministro degli Esteri, prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. 

L’invito a raggiungere un accordo entro inizio novembre, prima del mid term, è arrivato anche dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian, a margine dell’Assemblea, precisando che sono gli Usa a dove decidere se porre fine alla guerra: «Noi non l’abbiamo scelta, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci».

PUNTI CHIAVE

08:05

Media, l'Iran ha proposto agli Usa un piano da 7 giorni per la tregua

07:00

Pezeshkian: «Khamenei sta bene ed è in grado di governare»

06:30

Pezeshkian: «Sono gli Usa a dover decidere se porre fine alla guerra»

11:08

Israele, giudice vieta all'associazione Shekel HaTahor di offrire denaro agli elettori per non votare 

Il giudice Noam Sohlberg, presidente della Commissione elettorale centrale israeliana, ha vietato all'associazione Shekel HaTahor di promettere o dare denaro per convincere gli elettori ad astenersi dal voto alle prossime elezioni del 27 ottobre. Il provvedimento è stato adottato in seguito a un ricorso presentato dal Movimento per la Qualità del Governo, secondo cui l'associazione ha offerto 200 dollari a chi dichiara di non voler votare. Secondo quanto riferito dai media ieri, l'iniziativa è stata promossa dal movimento chassidico Satmar, ultraconservatore e antisionista, che conta oltre 100 mila seguaci nel mondo.

10:09

Riad: «Attacco Houthi sulla capitale e vicino alle raffinerie Aramco»

L'Arabia Saudita ha riferito di aver intercettato sei missili balistici lanciati dal movimento yemenita Ansar Allah (meglio noto come Houthi), sostenuto dall'Iran. Secondo la Coalizione per lo Yemen, a guida saudita, i missili erano diretti verso Taif, nell'ovest del Regno, e verso l'area di Yanbu, sul Mar Rosso.

Nel frattempo, gli Houthi hanno rivendicato che i loro attacchi erano diretti contro "un obiettivo sensibile" nella capitale saudita, Riad, e contro impianti della compagnia energetica Saudi Aramco a Yanbu. Inoltre, gli Ansar Allah hanno affermato di aver colpito l'area di Al Tuwal, nella provincia di Jizan, e siti missilistici presso il campo di Al Dagharir. Non è chiaro se vi siano stati danni o vittime a Taif o a Yanbu (il terminale sul Mar Rosso dell'oleodotto Est-Ovest, che costituisce la principale via alternativa per il petrolio saudita). 

09:53

A Riad riunione con i capi dell'esercito turco e di quello pakistano

Il Capo di Stato Maggiore Generale turco, Selcuk Bayraktaroglu, si recherà in Arabia Saudita per incontrare i suoi omologhi saudita e pakistano nell'ambito dell'Accordo di difesa congiunta della Mecca. Lo ha reso noto il Ministero della Difesa turco. In precedenza, il Ministero degli Esteri saudita aveva annunciato che i capi di stato maggiore avrebbero tenuto una riunione d'urgenza per discutere le modalità di sostegno a Riad, in virtù del patto di difesa, a seguito degli attacchi sferrati dagli Houthi yemeniti, sostenuti dall'Iran. Ankara ha dichiarato di essere pronta a contribuire a soddisfare le esigenze militari di Riad, qualora fosse necessario.

08:05

Media, l'Iran ha proposto agli Usa un piano da 7 giorni per la tregua

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha proposto a Washington un piano di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare successivamente colloqui approfonditi sul programma nucleare del Paese. La notizia è riportata dal New York Times, secondo cui Araghchi lo ha riferito ai giornalisti durante un briefing a margine dell'Assemblea Onu. Ha affermato che l'Iran è pronto ad attuare il piano non appena Washington darà il proprio assenso, aggiungendo che "sarebbe preferibile" raggiungere un accordo prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. 

"Abbiamo presentato agli Stati Uniti, tramite intermediari, un piano secondo cui, al verificarsi di determinate condizioni, lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto al termine del settimo giorno e i colloqui riprenderebbero", ha dichiarato Araghchi ai cronisti, spiegando che la proposta ricalcava fedelmente gli impegni contenuti nel cosiddetto memorandum d'intesa raggiunto tra Stati Uniti e Iran a giugno, ma poi rapidamente naufragato.

Sebbene la proposta iraniana contenga molte delle condizioni previste dall'accordo precedente poi fallito, la diplomazia dietro le quinte, scrive ancora il Nyt, suggerisce che entrambe le parti potrebbero trarre notevoli vantaggi nel trovare una via d'uscita dal conflitto. I funzionari iraniani hanno spiegato che, pur essendo la proposta sostanzialmente identica al memorandum d'intesa di giugno, essa è concepita per procedere con ritmi molto più serrati. Un funzionario statunitense a conoscenza dei colloqui ha riferito che l'amministrazione sta conducendo discussioni positive e costruttive tramite intermediari, ma che gli Stati Uniti non intendono affrettare la conclusione di un accordo.

Secondo quanto riferito da Araghchi, le condizioni poste dall'Iran per l'accordo prevedono che, nell'arco dei sette giorni, cessino tutte le ostilità, incluse quelle in Libano. Gli Stati Uniti avrebbero sbloccato i beni iraniani congelati - stimati in almeno 12 miliardi di dollari - revocato le sanzioni sul petrolio iraniano e tolto il blocco navale imposto all'Iran. Infine, l'ultimo giorno, sarebbe stato aperto lo Stretto di Hormuz. Trascorsi i sette giorni, ha affermato Araghchi, sarebbero iniziati immediatamente negoziati globali sul programma nucleare iraniano. La proposta iraniana è giunta mentre i negoziatori statunitensi tentavano di rilanciare la diplomazia con l'Iran sul programma nucleare attraverso colloqui a margine dell'Assemblea delle Nazioni Unite.

07:50

L'ambasciatore Usa all'Onu: «Terribile vedere le delegazioni uscire per Netanyahu»

"È terribile vedere tutti questi ambasciatori all'Onu abbandonare l'aula per protesta contro Israele. Molti meno hanno lasciato l'aula ieri per l'Iran, nonostante il Paese abbia falciato 40.000 dei suoi stessi cittadini". Lo ha scritto su X Mike Waltz, ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite. Giovedì decine di delegazioni hanno lasciato l'aula non appena è arrivato il premier israeliano Benjamin Netanyahu per il suo discorso.

07:10

La Turchia replica a Netanyahu: «Accuse prive di fondamento»

La Turchia ha respinto come "prive di fondamento" le accuse rivolte dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu al presidente Recep Tayyip Erdogan durante il suo intervento all'Assemblea generale delle Nazioni unite, dove il leader israeliano ha definito il presidente turco un "tiranno" e ha accusato Ankara di diffondere "menzogne antisemite".

"Le accuse di Netanyahu sono prive di fondamento e non possono far dimenticare i suoi massacri, la catastrofe umanitaria a Gaza e i procedimenti avviati sulla base del diritto internazionale", ha dichiarato Burhanettin Duran, direttore della comunicazione del governo turco, secondo quanto riferito dall'agenzia Anadolu.

I rapporti tra Israele e Turchia si sono fortemente deteriorati dall'inizio dell'offensiva nella Striscia di Gaza. Il presidente turco, sostenitore della causa palestinese e critico della politica israeliana a Gaza, ha inoltre consentito negli anni la presenza in Turchia di esponenti di Hamas. 

07:00

Pezeshkian: «Khamenei sta bene ed è in grado di governare»

La Guida Suprema iraniana, Ayatollah Mojtaba Khamenei, sta bene ed è in grado di governare, ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian intervistato da Fox news. Pezeshkian ha detto di aver visto Khamenei di persona un mese fa e alla domanda se stesse ebene e fosse in grado di governare ha risposto: "Assolutamente sì, completamente". Pezeshkian ha detto di avere incontrato faccia a faccia la Guida Suprema iraniana per circa per 7 ore. 

06:30

Pezeshkian: «Sono gli Usa a dover decidere se porre fine alla guerra»

Sono gli Usa che "devono decidere" se porre fine alla guerra: "Noi non abbiamo scelto la guerra, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci". Lo ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in un'intervista a Fox News, in merito a una domanda sulle sue previsioni relative alla fine del conflitto.

"Quando possiamo risolvere le questioni attraverso il dialogo, non dovremmo ricorrere a ucciderci a vicenda. Ma, a causa delle provocazioni di Israele, questa guerra ci è stata imposta", ha aggiunto il presidente iraniano. "Tuttavia, noi non vogliamo continuare. È l'America a dover scegliere se porvi fine o meno", ha osservato Pezeshkian, ribadendo che l'Iran è pronto a raggiungere un accordo con il presidente Donald Trump per porre fine al conflitto. "Perché hanno scelto di far saltare tutto a sole due settimane dalla firma dell'accordo?", ha chiesto, riferendosi al fallimento della fragile tregua.

"Se l'attuale governo statunitense desidera raggiungere un accordo nel rispetto del quadro giuridico internazionale, bene. In caso contrario, che sia prima o dopo le elezioni (di metà mandato Usa), per noi che differenza fa?". Pezeshkian ha insistito sul fatto che gli Houthi non ricevono ordini da Teheran. Washington e i suoi alleati, tra cui l'Arabia Saudita e il governo yemenita sostenuto da Riad, accusano l'Iran di appoggiare il movimento militante Houthi, responsabile di lanci di missili balistici contro il Regno e di combattere contro le forze sostenute da Riad per il controllo dello Yemen.

"Gli Houthi sono responsabili delle proprie azioni. Non ricevono ordini da noi: agiscono in quanto forza di resistenza nella regione, in base alle situazioni che sono state loro imposte", ha precisato Pezeshkian, secondo la traduzione fornita da Fox News. "Abbiamo contatti con loro, ma non esiste un rapporto sistematico", ha aggiunto. 

06:15

Netanyahu via da New York subito dopo intervento Onu: motivi di sicurezza

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è ripartito per Israele subito dopo il suo discorso all'Assemblea generale dell'Onu, secondo quanto riferiscono fonti israeliane. Dopo l'intervento, Netanyahu ha incontrato i leader di Paraguay, Panama e Bolivia e poi è ripartito. Secondo i media israeliani, la visita di Netanyahu a New York è stata ridotta per motivi di sicurezza.

06:00

Pezeshkian: «Gli Usa tornino al memorandum prima di mid-term»

L'Iran vorrebbe che gli Stati Uniti tornassero al Memorandum d'Intesa entro l'inizio di novembre, prima delle elezioni di medio termine. "Auspichiamo che gli americani tornino al Memorandum d'Intesa prima delle elezioni di metà mandato", ha detto il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian ai media a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, secondo quanto riportato da NBC News. "Non vogliamo che si arrivi alle elezioni di metà mandato", ha aggiunto il presidente iraniano. Il Memorandum d'Intesa che avrebbe dovuto avviare i colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran e riaprire lo Stretto di Hormuz è scaduto a metà agosto. 

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