In una lettera inviata al Pontefice, riporta l’agenzia Mehr, il presidente iraniano spiega che l’uso delle basi statunitensi negli Stati costieri del Golfo Persico per gli attacchi ha costretto Teheran a colpire gli interessi degli aggressori in quella zona per legittima difesa. Cnn: «Trump mai così vicino a riprendere gli attacchi»
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha scritto a papa Leone XIV una lettera in cui ha esortato la comunità internazionale a contrastare le richieste degli Stati Uniti, secondo quanto riporta l’agenzia Mehr. «La posizione dell’Iran contro le richieste illegali del governo degli Stati Uniti è una posizione a difesa del diritto internazionale e degli alti principi etici e dei valori umani», ha scritto, sollecitando una risposta internazionale realistica ed equa.
Il presidente iraniano ha poi sottolineato come le diverse comunità religiose dell’Iran abbiano convissuto pacificamente per secoli e Teheran non ha mai minacciato i suoi vicini, fino a che – scrive Pezeshkian – l’uso delle basi statunitensi negli stati costieri del Golfo Persico per gli attacchi ha costretto le forze iraniane a colpire gli interessi degli aggressori in quella zona per legittima difesa.
Secondo la Cnn, dall’inizio del cessate il fuoco il presidente Usa Donald Trump non sarebbe mai stato così vicino, dall’inizio del cessate il fuoco, a riprendere gli attacchi contro l’Iran. Lo hanno rivelato alcune fonti alla Cnn proprio al ritorno di Trump dalla Cina, una due giorni che ha portato sì al disgelo diplomatico, ma ha anche portato il presidente Usa a piegarsi ai diktat della Cina.
PUNTI CHIAVE
10:00
Pezeshkian al Papa: «Gli Stati si oppongano alle richieste Usa»
Iran all'Onu: «I sostenitori della risoluzione Hormuz condivideranno le responsabilità dell'escalation»
La missione iraniana presso le Nazioni Unite ha deplorato l'annuncio da parte degli Stati Uniti e di alcuni Stati del Golfo Persico di una bozza di risoluzione all'Onu sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. "Qualora gli Stati Uniti dovessero innescare una nuova escalation, tutti gli Stati co-firmatari condivideranno la responsabilità internazionale, insieme a Washington, per le conseguenze", ha dichiarato.
"Nessuna scusa politica o copertura diplomatica può assolvere questi Paesi dalla responsabilità di aver facilitato, permesso e legittimato l'aggressione statunitense", ha dichiarato la missione venerdì sera, aggiungendo: "Gli Stati Uniti stanno cercando di sfruttare il numero dei cosiddetti co-firmatari della loro bozza di risoluzione, politicamente motivata e unilaterale, per creare una falsa immagine di 'ampio sostegno internazionale' alle loro azioni illegali in corso e per spianare la strada a ulteriori avventure militari nella regione".
Pezeshkian al Papa: «Gli Stati si oppongano alle richieste Usa»
Il presidente dell'Iran, Masoud Pezeshkian, ha chiesto a Papa Leone XIV di opporsi alle azioni degli Stati Uniti e di Israele, accusandoli di aver commesso "chiari crimini di guerra" con l'offensiva lanciata il 28 febbraio 2026 contro la Repubblica islamica, secondo quanto riporta l'agenzia stampa iraniana Mehr.
Nella lettera inviata al pontefice, Pezeshkian afferma che gli attacchi hanno provocato l'assassinio della Guida suprema Ali Khamenei, di alti dirigenti politici e militari e di 3.468 cittadini iraniani, oltre a causare ingenti danni a scuole, università, ospedali, luoghi di culto e infrastrutture civili. Citando passi del Corano e della Bibbia contro l'arroganza, il presidente iraniano ha lodato le "posizioni morali, logiche ed eque" del papa sulla guerra, sottolineando che l'attacco è avvenuto mentre erano in corso negoziati diplomatici e sulla base di "pretesti falsi".
Secondo Pezeshkian, la dichiarazione del presidente americano Donald Trump di voler "distruggere la storica civiltà iraniana" dimostrerebbe "l'illusione di un potere assoluto". Il capo dello Stato di Teheran ha ribadito che le diverse comunità religiose dell'Iran convivono pacificamente da secoli e che Teheran non ha mai minacciato i Paesi vicini. Tuttavia, ha aggiunto, l'utilizzo di basi Usa negli Stati del Golfo Persico per condurre attacchi contro l'Iran ha costretto le forze iraniane a colpire, in "legittima autodifesa", interessi dei Paesi aggressori nella regione.
Riguardo allo Stretto di Hormuz, Pezeshkian ha sostenuto che l'attuale situazione di insicurezza è una diretta conseguenza degli attacchi statunitensi e del blocco navale imposto da Washington. Il normale transito delle navi, ha assicurato, riprenderà non appena verranno meno le condizioni di instabilità, mentre l'Iran continuerà ad applicare "meccanismi di regolamentazione conformi al diritto internazionale". Il presidente iraniano ha infine riaffermato l'impegno del suo Paese per la diplomazia e per i colloqui mediati dal Pakistan, nonostante quelli che ha definito i ripetuti tradimenti degli Stati Uniti.
"La posizione dell'Iran contro le richieste illegali del governo Usa è una difesa del diritto internazionale e degli alti valori umani", ha scritto, auspicando una risposta internazionale "realistica ed equa" e ribadendo la volontà di risolvere le controversie attraverso il dialogo e mezzi pacifici, legali ed etici.
Teheran: «Per gli Usa i costi guerra sono esorbitanti e si potevano evitare»
"Agli americani viene detto che devono assorbire i costi esorbitanti di una guerra contro l'Iran". Lo ha affermato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, aggiungendo: "Lasciamo da parte l'aumento del prezzo della benzina e la bolla del mercato azionario: il vero dolore inizia quando il debito pubblico statunitense e i tassi sui mutui cominciano a salire. I tassi di insolvenza sui prestiti auto sono già ai massimi livelli degli ultimi 30 anni. Tutto questo era evitabile", ha sottolineato in un post sul suo account X sabato mattina.
Nyt, Usa e Israele pronti a riattaccare l'Iran la prossima settimana
Stati Uniti e Israele si starebbero preparando a riprendere gli attacchi contro l'IRAN già dalla prossima settimana, magari dando un nuovo nome all'operazione. Lo scrive il New York Times spiegando che tra le opzioni in esame ci sono attacchi più aggressivi contro obiettivi militari e infrastrutturali e una missione ad alto rischio delle forze speciali per estrarre fisicamente l'uranio altamente arricchito iraniano dai tunnel bombardati a Isfahan.
Cnn, sospetto attacco di hacker contro stazioni benzina Usa
Funzionari statunitensi sospettano che hacker iraniani siano responsabili di una serie di violazioni dei sistemi di monitoraggio del livello di carburante nei serbatoi delle stazioni di servizio in diversi stati Usa. Lo riporta il sito della Cnn. Gli hacker responsabili avrebbero sfruttato i sistemi di misurazione automatica del livello dei serbatoi (ATG) che erano online e non protetti da password, riuscendo in alcuni casi a manipolare le letture visualizzate sui serbatoi, ma non i livelli effettivi di carburante al loro interno. Non risultano aver causato danni fisici o danni materiali, ma le violazioni sollevano preoccupazioni in materia di sicurezza, poiché l'accesso a un sistema ATG potrebbe, in teoria, consentire a un hacker di far passare inosservata una perdita di carburante. Le fonti a conoscenza dell'indagine affermano l'Iran è il principale sospettato dell'attacco informatico.
Cnn: «Trump mai così vicino a riprendere gli attacchi contro l'Iran»
Donald Trump non sarebbe mai stato così vicino, dall'inizio del cessate il fuoco, a riprendere gli attacchi contro l'Iran. Lo riferiscono fonti informate alla Cnn proprio quando il presidente americano è rientrato dalla Cina alla Casa Bianca.
Media israeliani, Trump deciderà se riprendere gli attacchi entro 24 ore
Il media israeliano Channel 12 riferisce che il presidente Usa Donald Trump dovrebbe riunire il suo stretto team di consiglieri nelle prossime 24 ore per prendere una decisione definitiva sulla ripresa degli attacchi in Iran. Secondo un alto funzionario israeliano, citato da Channel 12, "la ripresa delle ostilità si avvicina" e Israele si sta preparando alla possibilità di "giorni o settimane di combattimenti". A suo avviso gli statunitensi comprendono che i negoziati non stanno progredendo verso una svolta e a Gerusalemme stanno aspettando la decisione di Trump e ritengono che il quadro diventerà chiaro entro circa 24 ore.
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