Teheran valuta la proposta di 14 punti per la pace presentata dalla Casa Bianca. «Sarà un accordo limitato e temporaneo». Pezeshkian vede Khamenei. Libano, l’Idf ha colpito di nuovo il contingente italiano Unifil
I toni sono più pacati. Il flusso delle notizie è più lento. E timidi segnali di normalità arrivano da Teheran con i dipendenti pubblici che sono tornati in presenza a lavoro. Tutto fa pensare che in questa calma mediatica un possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran sia sempre più vicino.
Al momento, l’Iran sta ancora valutando l’ultima proposta di 14 punti trasmessa dalla Casa Bianca. «Non abbiamo ancora raggiunto una conclusione e finora non è stata data alcuna risposta alla parte americana», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei. Un grande passo avanti rispetto al rigetto delle bozze sottoposte finora.
Mediazione pakistana
«Accogliamo con favore le indiscrezioni su un possibile accordo nei prossimi giorni», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri pakistano, Tahir Andrabi. «Tuttavia, in qualità di mediatori, non possiamo rivelare dettagli per non perdere la fiducia delle due parti. Non sappiamo dove verrà firmato l’accordo, ma sarebbe un grande onore per noi se avvenisse a Islamabad», ha aggiunto. In caso di firma, l’unico paese a uscire “vincitore” è il Pakistan per il suo ruolo nelle mediazioni. Islamabad potrà vantare in futuro un grande credito con la comunità internazionale.
La formula scelta dai mediatori davanti alle divergenze, al momento difficilmente conciliabili, è quella di arrivare a un accordo di pace «limitato e temporaneo». Entrambe le delegazioni hanno ridimensionato le pretese di firmare un’intesa di lungo periodo.
Troppa la distanza sui punti cruciali: il primo riguarda il programma nucleare iraniano, il secondo è sulle scorte di 440 chili di uranio arricchito presenti in Iran. Che fine faranno? Chi le custodirà? La Russia si è fatta avanti, resta da capire se riuscirà a convincere Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu che sul tema non accettano compromessi.
Gli altri punti sensibili sono: la presenza di basi militari Usa nei paesi del Golfo Persico, l’allentamento delle sanzioni economiche contro Teheran, i possibili risarcimenti per i danni causati dalla guerra e la futura sovranità dello stretto di Hormuz. In questo primo Memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran ci sarà sicuramente la riapertura graduale del tratto marittimo, punto su cui le trattative stanno facendo passi avanti. Teheran aprirà Hormuz e Washington allenteranno il blocco navale nei porti iraniani.
Fallimento Usa
In questo scenario, con un accordo limitato, si torna al punto di partenza. Nonostante la guerra Donald Trump ne esce indebolito per due ragioni: la prima è che non ha raggiunto un accordo di lungo periodo con gli ayatollah sul programma nucleare, il secondo è che in questi due mesi ha trascinato il paese in una guerra altamente impopolare e in cui sono stati spesi tantissimi soldi pubblici, causando anche una crisi energetica mondiale.
Come se non bastasse, lo status quo dello Stretto è cambiato e ora l’Iran richiede pedaggi per il transito di petroliere e mercantili. A Teheran ne sono convinti, tanto che come riporta l’Associated Press, è stata creata un’agenzia governativa per controllare e tassare le navi.
Fronte interno
In vista della firma, il presidente della Repubblica islamica Masoud Pezeshkian ha avuto un incontro di due ore con la guida suprema, Mojtaba Khamenei. «Ciò che in questo incontro è emerso più di ogni altra cosa per me è stato il modo di affrontare, il tipo di sguardo e l’approccio umile e profondamente sincero del sommo leader della Rivoluzione Islamica; un atteggiamento che ha trasformato l’ambiente del dialogo in un contesto basato sulla fiducia, tranquillità, solidarietà e un confronto diretto», ha detto Pezeshkian.
«Quando la massima autorità del paese si confronta con i responsabili e le persone con tale etica, umiltà e spirito popolare, questo comportamento può naturalmente diventare un modello per il sistema gestionale e amministrativo del paese; un modello basato sulla responsabilità, vicinanza al popolo e reale ascolto delle questioni e dei problemi», ha aggiunto. Un messaggio pubblico per mostrare unità di intenti tra ayatollah e leadership politica, e per contrastare le voci secondo cui Khamenei sarebbe gravemente ferito.
A preoccupare sulla buona riuscita delle trattative è il fronte libanese, dove l’esercito israeliano ha intrapreso diversi raid nella giornata di mercoledì a sud di Beirut.
Nuovi attacchi dell’Idf hanno preso di mira la missione Unifil delle Nazioni unite, questa volta contro il contingente italiano. Le schegge di un razzo a corto raggio da 107 millimetri avrebbero provocato la foratura di un mezzo. Non ci sono feriti tra i peacekeeper italiani. Intanto, sono stati annunciati nuovi colloqui a Washington, si tratta del terzo round nell’ultimo mese, tra Libano e Israele per i prossimi 14 e 15 maggio.
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