Sembra ancora sull’orlo di riesplodere il conflitto in medio oriente tra Iran e Stati Uniti. Teheran si dice pronta a intraprendere azioni militari per rompere il blocco navale Usa dello stretto di Hormuz, qualora gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra dovessero fallire.

A gettare benzina sul fuoco è, ancora una volta il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che sul suo social network Truth ha pubblicato una cartina geografica, nella quale è stato cerchiato lo Stretto di Hormuz e, sopra, compare la scritta “Nuovo territorio Usa”. Una provocazione che ha scatenato la replica immediata di Teheran: "Presto la sua illusione riguardo allo Stretto di Hormuz verrà corretta, oppure saremo noi a correggere le illusioni di quest’uomo", ha scritto su X il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ripubblicando il post del repubblicano.

I contatti diplomatici tra le parti continuerebbero attraverso canali informali. Il genero di Trump, Jared Kushner, ha affermato che i contatti tra Washington e varie componenti del governo iraniano si sono intensificati. 

Nell'amministrazione statunitense si scontrano però diverse linee: alcuni funzionari accusano Mosca di favorire l'Iran, mentre altri ritengono che i suoi storici rapporti con Teheran siano fondamentali per la mediazione. I colloqui tra Iran e Oman per consentire la ripresa del traffico commerciale nello Stretto starebbero procedendo, ma Washington, teme che un eventuale accordo possa rafforzare il controllo iraniano sulla strategica via marittima.

In serata l’allarme negli Emirati Arabi, che accusano l’Iran di aver lanciato due missili verso il loro territorio. 

PUNTI CHIAVE

19:00

L'accusa degli Emirati: Teheran ha lanciato due missili balistici, sono caduti in mare

19:00

L'accusa degli Emirati: Teheran ha lanciato due missili balistici, sono caduti in mare

Gli Emirati Arabi Uniti hanno accusato l'Iran di aver lanciato due missili balistici contro il loro territorio, nessuno dei quali ha colpito la terraferma. "Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti hanno rilevato due missili balistici lanciati dall'Iran verso il Paese, il primo dei quali è caduto al di fuori delle acque territoriali, mentre il secondo è caduto all'interno delle acque territoriali", si legge in una dichiarazione pubblicata dal ministero su X. Dall'entrata in vigore del memorandum d'intesa tra Iran e Usa a giugno, gli Emirati non avevano segnalato alcun attacco iraniano.

18:40

Emirati, rientrato l'allarme dopo la minaccia missilistica

È rientrato negli Emirati Arabi Uniti l'allarme per la minaccia missilistica rilevata dai sistemi di difesa aerea del Paese. Il ministero dell'Interno ha inviato un nuovo avviso sui telefoni cellulari della popolazione, comunicando che "la situazione è attualmente sicura" e invitando i residenti a riprendere le normali attività. In precedenza il ministero della Difesa di Abu Dhabi aveva annunciato di aver rilevato una minaccia missilistica diretta contro il Paese, chiedendo alla popolazione di "rimanere in un luogo sicuro e di seguire gli avvertimenti e gli aggiornamenti diffusi attraverso i canali ufficiali". Non è stata al momento chiarita la provenienza della minaccia. Si tratta del primo allarme di questo tipo dal falso allarme registrato lo scorso giugno.

17:36

Dubai, attivate difese aeree: «Potenziale minaccia missilistica»

Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti sono entrate in azione per far fronte a una minaccia missilistica. Lo ha annunciato il ministero dell'Interno emiratino. L'Autorità nazionale per la gestione delle emergenze, delle crisi e dei disastri ha invitato la popolazione a "rimanere in un luogo sicuro e seguire gli aggiornamenti" e gli avvisi diffusi attraverso i canali ufficiali. Sono state udite delle esplosioni a Dubai.

17:26

Trump: "Non sono in corso, né previsti, colloqui o conversazioni con l'Iran"

"Non sono in corso, né sono previsti, colloqui o conversazioni con la Repubblica Islamica dell'Iran. Il blocco navale rimane pienamente in vigore. Lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo". Lo scrive Donald Trump su Truth.

15:28

Teheran in risposta a Trump: “Correggeremo la sua illusione”

Il vice ministro degli Esteri dell’Iran, Kazem Gharibabadi, ha replicato al post del presidente statunitense, Donald Trump, che raffigura un’immagine dello Stretto di Hormuz con la didascalia “Nuovo territorio statunitense”, affermando che l'”illusione” di Trump riguardo a quella via navigabile sarebbe stata presto corretta. Il funzionario iraniano nello specifico ha scritto su X: “Presto, l’illusione di Trump riguardo allo Stretto di Hormuz verrà corretta, oppure correggeremo noi le illusioni di quest’uomo illuso”, ha scritto Gharibabadi. Trump aveva precedentemente pubblicato l’immagine sul social media Truth che mostra una mappa dello Stretto di Hormuz, di parti dell’Iran, del Golfo Persico e del Golfo di Oman.

14:50

Media: "Coloni israeliani attaccano un'ambulanza in Cisgiordania"

 Un gruppo di coloni israeliani ha attaccato un'ambulanza della Mezzaluna Rossa palestinese che trasportava un paziente nella zona di Tel Rumeida, nel sud della Cisgiordania, secondo quanto riportato dai servizi di emergenza palestinesi, ripreso da Haaretz. 

14:48

Usa: "I raid israeliani in Siria sono un'escalation non necessaria"

L'inviato speciale del presidente degli Stati Uniti per la Siria e l'Iraq, Tom Barrack, afferma che i presunti raid aerei israeliani contro l'aeroporto militare di Abu Duhur, nel nord-ovest della Siria, costituiscono un'"escalation non necessaria" che non favorisce la stabilità regionale. In una dichiarazione su X, l'ambasciatore ha affermato che gli Stati Uniti sono "profondamente preoccupati" per gli attacchi e ha aggiunto che Washington sta incoraggiando tutte le parti a dare priorità al "dialogo logico" rispetto a ulteriori incidenti militari.

14:39

Trump su Truth: "Stretto di Hormuz, nuovo territorio Usa"

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha pubblicato sul suo social Truth una mappa dello Stretto di Hormuz con la dicitura: "Nuovo territorio degli Stati Uniti".

14:05

Dieci giorni assedio Qusra, allarme sindaco per carenza cibo

Al decimo giorno dell'assedio posto dai coloni israeliani, le famiglie del villaggio palestinese di Qusra, in Cisgiordania, rischiano una grave carenza di cibo e medicinali. L'allarme è stato lanciato dal sindaco Abdul Azim al-Wadi, come riporta Al Jazera. Il politico ha aggiunto che, secondo le informazioni ricevute dal consiglio comunale, le persone intrappolate nelle abitazioni dovranno affrontare una grave carenza di cibo e medicinali nelle prossime ore. Oggi è il decimo giorno dell'assedio posto dai coloni a tre case a Qusra, dove gli estremisti continuano ad arrivare quotidianamente, nonostante il dispiegamento militare israeliano nella zona. 

13:12

Damasco: "Raid diIsraele è aggressione ingiustificata e viola nostra sovranità"

Le autorità siriane hanno condannato "nei termini più forti" i raid aerei "israeliani" che hanno preso di mira la base militare di Abu al-Duhur nel governatorato di Idlib, nel nord del Paese, definendoli un "atto di aggressione ingiustificato, una flagrante violazione della sovranità e dell'integrità territoriale della Siria e una pericolosa escalation che minaccia la sicurezza e la stabilità nella regione", è quanto si legge in una nota del ministero degli Esteri di Damasco.

13:09

Il Qatar aspetta un accordo tra Teheran e Oman su Hormuz

Il Qatar aspetta un accordo tra Iran e Oman su Hormuz prima di riprendere i negoziati più ampi tra Stati Uniti e Iran. Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, riferisce Al Jazeera, ha affermato durante una conferenza stampa che i Paesi impegnati nella mediazione tra Iran e Stati Uniti torneranno a lavorare per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e per riavviare il dialogo tra le due parti, dopo che Iran e Oman avranno annunciato un accordo bilaterale sul transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Il Qatar ha riferito nei giorni scorsi che i negoziati tra Iran e Oman sulla riapertura dello Stretto di Hormuz hanno raggiunto una fase avanzata, con discussioni tecniche sulle rotte di navigazione.

13:06

Ue: "Ben Gvir? Israele rispetti obblighi protezione civili"

"Non commentiamo dichiarazioni, ma sono lieta di ribadire la nostra posizione, ovvero che l'Ue si aspetta che Israele rispetti tutti i suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario, e che la protezione dei civili deve essere garantita in ogni momento". Lo ha dichiarato la portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Anitta Hipper, rispondendo a una domanda sulle ultime dichiarazioni del ministro della Sicurezza nazionale di Israele, Itamar Ben-Gvir, che aveva richiesto l'uccisione di "30-40 persone ogni notte" a Gaza. "Vorrei inoltre ricordare che al momento è all'esame del Consiglio una proposta per inserire Ben Gvir nella lista delle sanzioni nell'ambito del regime globale di sanzioni dell'Ue in materia di diritti umani, e che l'Ue chiede la piena attuazione della Risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in linea con le altre pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu e con i principi del diritto internazionale", ha aggiunto la portavoce.

13:04

Ghalibaf domani a Baghdad, obiettivo "rafforzare cooperazione strategica"

Missione in Iraq per il capo del Parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, negoziatore della Repubblica islamica nei difficili colloqui con gli Stati Uniti. Atteso domani a Baghdad alla guida di una delegazione parlamentare di alto livello per incontri con interlocutori iracheni incentrati sugli ultimi sviluppi in Medio Oriente, rende noto l'agenzia ufficiale iraniana Irna in un contesto di crescenti tensioni nella regione. L'obiettivo dichiarato di Teheran è rafforzare la "cooperazione strategica" con Baghdad e rivalutare gli "approcci congiunti" a sostegno di "stabilità e sicurezza" nell'area. Previsti colloqui sulla sicurezza ai confini, sulla cooperazione economica, secondo quanto riferito dai media iraniani. Mentre non si intravede una soluzione per la crisi nello Stretto di Hormuz, in cima all'agenda - dicono da Baghdad - ci sono anche le esportazioni di greggio dall'Iraq. La crisi nello Stretto di Hormuz continua ad avere un impatto pesante sulle esportazioni irachene. Nei giorni scorsi l'Iraq ha reso noto di aver esportato dall'inizio di agosto circa due milioni di barili di petrolio al giorno, un livello mai raggiunto negli oltre cinque mesi di tensioni nella regione, nonostante il blocco dello Stretto di Hormuz. A inizio mese il ministro iracheno del Petrolio, Bassem Mohammed Khudair, spiegava che prima di fine febbraio, quando Usa e Israele hanno annunciato l'avvio di operazioni militari contro l'Iran a cui Teheran non ha mancato di 'rispondere', ogni giorno tramite lo Stretto di Hormuz l'Iraq esportava circa 3,4 milioni di barili.

12:57

Unhcr: "Oltre 850.000 sfollati in Libano tornati alle zone d'origine"

La crisi umanitaria e degli sfollati in Libano è tutt'altro che conclusa, ha ammonito oggi a Ginevra l'Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. Sebbene circa 860.000 persone siano tornate nelle loro zone d'origine, circa 360.000 rimangono sfollate e molte si trovano ad affrontare case danneggiate, distruzioni diffuse e mancanza di servizi essenziali. Secondo l'Unhcr, la situazione della sicurezza in Libano rimane fragile e i bisogni umanitari di centinaia di migliaia di persone restano enormi, sebbene l'intensità delle ostilità sia diminuita. Inoltre, "nonostante gli accordi di cessate il fuoco dichiarati, i nuovi raid aerei israeliani nel sud del Libano durante il fine settimana hanno innescato una nuova ondata di sfollamenti, con centinaia di famiglie in fuga verso nord in cerca di sicurezza", ha detto il portavoce dell'agenzia, Babar Baloch. Molte famiglie non sono ancora in grado di tornare alle proprie case a causa delle ingenti macerie, dell'insicurezza, della difficoltà di accesso alle proprie comunità e dei danni diffusi alle infrastrutture, con conseguenti interruzioni o carenze nei servizi sanitari, idrici ed elettrici, sottolinea l'agenzia dell'Onu. Durante il picco del conflitto - ricorda l'Unhcr - oltre un milione di persone risultavano sfollate all'interno del Libano. Governo e agenzie umanitarie sono mobilitate per gli aiuti, ma l'appello inter-agenzia per il Libano, pari a 639,9 milioni di dollari, è finanziato solo al 48%.

11:35

Media: "Board of Peace valuta modello disarmo totale Hamas e ritiro completo Idf"

Il Board of Peace intende passare da un modello di graduale consegna delle armi di Hamas e successivo ritiro israeliano a un modello di consegna di tutte le armi in una mossa unica, in cui l'organizzazione terroristica consegnerà tutte le armi in suo possesso e Israele si ritirerà completamente dalla Striscia. Lo riporta Ynet, segnalando che la proposta è emersa nei colloqui tenuti ieri da Jared Kushner, genero e inviato speciale del presidente Usa Donald Trump, con il primo ministro Benjamin Netanyahu. ''Vogliamo un disarmo completo senza compromessi sulla questione e non intendiamo permettere alcun tipo di manovra sulla questione'', ha dichiarato una fonte interna al Board of Peace riportata da Ynet.

11:23

Hamas: "Impegnati in accordo di pace per Gaza sostenuto dagli Usa"

Hamas resta impegnato all’accordo di pace per Gaza sostenuto dagli Stati Uniti. "Hamas è impegnato in questo processo concordato. È chiaro che, finora, la parte israeliana non ha dato ai mediatori una chiara approvazione alla road map", sottolinea all’Afp il portavoce di Hamas Hazem Qassem.

11:22

Siria, ministero: "Tre morti dopo esplosione centrale Tartus"

Tre persone sono morte in un'esplosione nella centrale termoelettrica di Tartus, in Siria. Lo riferisce il ministero della Sanità, citato da al Arabiya. I media statali siriani hanno riferito che tre persone sono morte in un'esplosione di origine sconosciuta in una centrale elettrica sulla costa mediterranea del Paese. L'agenzia di stampa Sana ha riportato "un'esplosione nella centrale termoelettrica di Banias", le cui cause sono ancora oggetto di indagine. Ha citato un funzionario sanitario regionale secondo il quale l'esplosione ha provocato tre morti.

10:44

Ghalibaf: "Hormuz chiuso finché Usa non rispettano intesa"

Lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto finché non saranno revocati il blocco navale, non verranno rilasciati gli asset iraniani congelati, revocato l'embargo petrolifero, non saranno cessate le minacce e le operazioni militari su tutti i fronti e non saranno rispettati gli altri punti del memorandum d'intesa con gli Usa. Lo ha ribadito il capo negoziatore della Repubblica islamica e presidente del Parlamento, Mohammad Ghalibaf. "L'opportunità offerta dal memorandum d'intesa per la revoca del blocco e il cessate il fuoco ha contribuito in modo significativo ad accrescere la resilienza economica e a ricostruire le capacità di difesa dell'Iran", ha dichiarato Ghalibaf come riporta l'agenzia Tasnim. "La Repubblica islamica", ha avvertito, "è pronta a infliggere al nemico una sconfitta più pesante, proporzionata alle sue azioni e al suo procrastinare" gli impegni.

10:00

Idf: "Ucciso un membro della Jihad che partecipò all'attacco del 7 ottobre"

Un militante palestinese della Jihad islamica, che aveva partecipato all'offensiva del 7 ottobre 2023 contro Israele, è stato ucciso questa settimana in un raid nella Striscia di Gaza meridionale, secondo quanto annunciato oggi dall'esercito israeliano. Il raid a Khan Younis, avvenuto domenica, ha ucciso Tareq Anwar Khamis Ra'i, identificato dall'esercito come comandante di compagnia nell'unità di rifornimento della Jihad islamica.

09:52

Iran, il presidente del Parlamento in visita in Iraq

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, sarà alla guida di una delegazione parlamentare di alto livello mercoledì in Iraq, per discutere degli sviluppi regionali con i principali esponenti delle autorità irachene. Il presidente del Parlamento incontrerà esponenti di primo piano delle autorità irachene e importanti personalità del paese per discutere del rafforzamento delle relazioni bilaterali, della sicurezza delle frontiere, della lotta al terrorismo, dell’espansione della cooperazione economica e dell’attuazione degli accordi congiunti. Ghalibaf ha svolto un ruolo chiave come principale negoziatore in diversi cicli di colloqui dall'inizio del conflitto Stati Uniti e Israele a febbraio.

09:18

Araghchi: "Israele è il principale ostacolo a un accordo con Usa"

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato Israele di sabotare l'accordo per un cessate il fuoco con gli Stati Uniti. "Il regime sionista è stato e rimane il principale oppositore e ostacolo all'attuazione del memorandum d'intesa. Hanno fatto di tutto per impedire il raggiungimento di tale accordo, di tutto per farlo fallire e di tutto per impedirne l'attuazione", ha detto. Araghchi ha aggiunto che la richiesta di Trump di una "resa incondizionata" da parte dell'Iran non si è concretizzata, poiché Teheran ha infine accettato un cessate il fuoco e ha condotto i negoziati con gli Stati Uniti alle proprie condizioni. Secondo quanto riportato, Araghchi ha affermato che coloro che "chiedevano una resa incondizionata, poco dopo l'inizio della guerra, imploravano l'avvio di negoziati". "Siamo stati noi a dire che non avremmo accettato un cessate il fuoco e abbiamo continuato la guerra fino a quando non abbiamo raggiunto un punto in cui hanno accettato un cessate il fuoco e i negoziati alle condizioni dell'Iran", ha affermato.

09:00

Siria, raid contro un aeroporto militare dismesso vicino Idlib

La pista di un aeroporto militare nella Siria nordoccidentale è stata colpita nella notte da caccia non identificati. Secondo alcuni media arabi che riportano la notizia, dietro l'attacco vi sarebbe Israele. Al Jazeera riferisce che quattro colpi hanno centrato la pista dell'aeroporto militare di Abu al Zuhour, vicino a Idlib — non lontano dal confine con la Turchia — e l'emittente Al Arabiya ha definito l'azione "probabilmente israeliana". Israele non ha rilasciato commenti in merito, ma Tel Aviv cerca da tempo di ostacolare il consolidamento della presenza e dell'influenza turca in Siria; in passato, riportano i media, ha condotto attacchi volti a impedire alla Turchia di contribuire al potenziamento dell'aeronautica del nuovo governo siriano. Qualora venisse confermato il raid aereo israeliano si tratterebbe del primo attacco di questo tipo da parte dell'aeronautica israeliana dal marzo 2026, quando l'Idf ha colpito basi militari siriane nel sud del paese in risposta a un presunto attacco contro civili drusi nella zona di Sweida. In precedenza, nel luglio 2025, l'Idf avevano bombardato l'edificio del comando dello stato maggiore siriano a Damasco, sempre in risposta ad attacchi contro la comunità drusa.

08:35

Libano, nuovi attacchi di Israele nella parte meridionale del paese

L'Idf ha preso di mira la periferia di Majdal Zoun, nel sud del Libano, con diversi colpi di artiglieria. All'alba, aerei da guerra israeliani hanno attaccato la città di Mansouri e aperto il fuoco con mitragliatrici verso la periferia di Haddatha e Barashit. L'artiglieria israeliana avrebbe inoltre bombardato nella notte Dohat Kfarremmane e le colline di Ali Taher (nel distretto di Nabatiyeh).

08:33

Erdogan sente Trump: "Si negozi ancora"

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno discusso, in una telefonata, dei rapporti tra Turchia e Stati Uniti e degli sviluppi regionali e globali. Erdogan ha sottolineato la necessità di intensificare gli sforzi diplomatici per allentare le tensioni tra Washington e Teheran. Secondo una dichiarazione della Direzione delle comunicazioni della presidenza turca, Erdogan ha detto a Trump che la Turchia auspica la prosecuzione dei negoziati tra l’Iran e gli Stati Uniti, sottolineando che Ankara avrebbe continuato a sostenere gli sforzi volti a garantire la pace. Inoltre, ha ricordato l’accordo di difesa congiunto firmato con Pakistan e Arabia Saudita, affermando che il patto dimostrava un forte impegno a garantire la stabilità e la sicurezza della regione.

08:19

Teheran: "L'accordo scaduto ieri è nullo e non valido"

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha spiegato che il termine di sessanta giorni per raggiungere un accordo previsto dal memorandum d'intesa con gli Stati Uniti, scaduto ieri, è ora "nullo e non valido" a causa delle "violazioni" di Washington.

08:03

Sei feriti nell'esplosione di un ordigno non disinnescato nel nord di Israele
 

Sei lavoratori agricoli thailandesi sono rimasti feriti, due gravemente, a causa di un ordigno non disinnescato, probabilmente risalente alla guerra con l'Iran, esploso nei pressi di Metula, nel nord d'Israele.

07:39

Kushner: "Il disarmo di Hamas può cominciare entro un mese"

Jared Kushner ha detto che potrebbero iniziare entro un mese i progressi verso il disarmo di Hamas e l'attuazione del piano di pace Usa per Gaza. Parlando ai microfoni di "Fox News" dopo l'incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, Kushner ha indicato come possibili primi passi la consegna delle armi da parte di Hamas e il riempimento dei tunnel. Kushner e Netanyahu hanno inoltre concordato che un generale statunitense supervisionerà e verificherà il disarmo del movimento islamista. Secondo un alto funzionario israeliano, Israele non procederà a un ritiro né alla ricostruzione della Striscia finché Hamas non sarà completamente disarmato.

07:38

Alle primarie del Likud è il ministro dell'Energia Cohen

Il ministro dell'Energia Eli Cohen si appresta a conquistare il primo posto nelle primarie del partito Likud in Israele, dopo che il personale scelto dal primo ministro Benjamin Netanyahu ha terminato lo spoglio di 401 seggi su 501 in tutto il paese. Almeno cinque ministri dell'attuale governo rischiano di perdere il loro seggio alla Knesset, rimanendo esclusi dalla corsa. Cohen, il più votato, è seguito dal presidente della Knesset Amir Ohana, dal ministro della Giustizia Yariv Levin, dal ministro dei Trasporti Miri Regev e dal capogruppo della coalizione Ofir Katz. Considerato che il Likud di Netanyahu si è costantemente attestato intorno al 20 per cento nei sondaggi, e che circa un terzo dei primi 30 posti nella lista del Likud è riservato a candidati scelti personalmente dal premier, è improbabile per chi non si classifica tra i primi 16 delle primarie entrare nella prossima Knesset.

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