Il presidente israeliano Isaac Herzog conferirà nel pomeriggio di domenica 8 novembre l’incarico di formare il nuovo governo a Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar ed ex capo di Stato maggiore. Al termine delle consultazioni, 67 deputati hanno indicato Eisenkot, contro i 46 che hanno sostenuto il premier uscente Benjamin Netanyahu. Altri sette non hanno espresso preferenze.

Eisenkot avrà 28 giorni, prorogabili di altri 14, per trovare una maggioranza e presentare un esecutivo alla Knesset. Solo dopo il voto di fiducia potrà insediarsi e sostituire Netanyahu, che nel frattempo resterà in carica. Se il tentativo fallisse, l'incarico potrebbe passare a un altro parlamentare. In caso di mancato accordo, Israele tornerebbe a nuove elezioni.

La trattativa si annuncia complessa. Il blocco del cambiamento guidato da Eisenkot dispone di 48 seggi, insufficienti per governare. Decisivo è dunque il sostegno esterno del partito arabo Ra’am, guidato da Mansour Abbas. Secondo Haaretz, i suoi otto deputati sarebbero pronti a sostenere l'insediamento del governo senza entrare nella coalizione, per favorire la sostituzione di Netanyahu. La Lista Unita, altra formazione araba, non voterebbe invece la fiducia, ma non parteciperebbe nemmeno a iniziative per far cadere l'esecutivo.

Netanyahu ha proposto un governo di unità nazionale tra le forze sioniste, escludendo un'alleanza dipendente dai partiti arabi che considera vicini a Hamas. Eisenkot ha aperto alla partecipazione del Likud, ma a condizione che rompa l'alleanza con le forze estremiste.

Restano divisioni anche nella coalizione di partiti contrari a Netanyahu. Eisenkot punta a un governo sionista, favorevole alla leva militare per tutti, e chiede ai partiti arabi di condannare Hamas. Avigdor Lieberman, leader di Yisrael Beitenu, ha aperto al confronto sull'arruolamento degli ultraortodossi, una delle questioni più controverse nei rapporti con i partiti religiosi. Sarà l'esito di queste trattative a stabilire se Eisenkot riuscirà a ottenere la fiducia e a mettere fine al governo Netanyahu.

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