Non sono poche mele a essere marce, ma è tutto l’albero. Le Nazioni unite hanno incluso il Servizio penitenziario israeliano – che risponde direttamente al ministro dell’ultradestra Itamar Ben-Gvir – nella lista nera dei soggetti accusati di esercitare violenza sessuale nelle zone di conflitto.

Il nuovo rapporto Onu non è ancora reso pubblico, ma ad annunciare la notizia è stato l’ambasciatore israeliano presso il Palazzo di Vetro a New York Danny Danon sul suo profilo X. Secondo Danon «si tratta di una decisione politica» scollegata «dai fatti e dalla realtà». E come contromisura il governo israeliano ha deciso di congelare i rapporti con l’ufficio del Segretario generale Onu Antonio Guterres fino a fine mandato che scade quest’anno.

Ma le inchieste giornalistiche pubblicate negli ultimi anni, anche da testate israeliane indipendenti come Haaretz, mostrano che le violenze subite dai detenuti palestinesi e quelle commesse dai soldati dell’Idf non sono casi isolati ma fanno parte di un sistema più ampio volto a torturare e disumanizzare. Oltre al Servizio penitenziario, infatti, altre istituzioni dello Stato ebraico sono “sotto osservazione” con il rischio che vengano inserite in futuro nella lista nera.

Violenze

Il termine violenza sessuale in zone di conflitto si riferisce – stando a quanto si legge nel sito dell’Onu – «a stupro, schiavitù sessuale, prostituzione forzata, gravidanza forzata, aborto forzato, sterilizzazione forzata, matrimonio forzato e qualsiasi altra forma di violenza sessuale di gravità comparabile perpetrata contro donne, uomini, ragazze o ragazzi e direttamente o indirettamente collegata a un conflitto». Nel rapporto del 2025 tra gli attori statali e non statali accusati di commettere tali crimini ci sono Hamas, l’Isis, Boko Haram e Al Shabaab. In totale sono 63 i nomi che compaiono nella lista e, una volta inserita, un’organizzazione vi rimane per almeno un anno.

Il documento Onu delinea a fondo violenze sessuali commesse da Hamas il 7 ottobre del 2023 e nei mesi successivi contro alcuni degli ostaggi. Ma non solo. Nell’ultimo report sono stati verificati anche 12 casi di violenze sessuali commessi contro almeno sette detenuti palestinesi nelle prigioni di Naqab/Ketziot, Ofer e di Etzion da parte di membri dell’Idf, dell’unità Nachshon e delle forze speciali Keter, dello Shin Bet e dell’unità antiterrorismo della polizia (Yamam). Tra i crimini registrati figurano uno stupro, un tentato stupro, tre episodi di schiacciamento o violenta trazione dei genitali e sette casi di calci o percosse agli stessi.

Nel documento il Segretario generale ha chiesto al governo israeliano di concedere accesso ai funzionari Onu per «condurre indagini complete e approfondite su tutte le presunte violazioni, inclusa la violenza sessuale legata al conflitto»; ha chiesto «l’accertamento delle responsabilità, nel rispetto del giusto processo, per le violenze sessuali legate al conflitto commesse durante gli attacchi del 7 ottobre e nel periodo successivo»; e ha esortato Israele «a rilasciare i palestinesi detenuti arbitrariamente, a garantire che i prigionieri palestinesi siano liberati in modo dignitoso, a indagare e perseguire penalmente tutte le accuse di violenza sessuale contro i detenuti palestinesi». Da parte sua Tel Aviv ha detto di aver collaborato nell’ultimo anno, ma per l’Onu non è bastato.

Ben-Gvir

Da anni diverse inchieste condotte da giornali e organizzazioni come B'Tselem denunciano questo tipo di violenze a Gaza e nei territori occupati.

A tutta questa documentazione si aggiungono anche i racconti dei palestinesi liberati dopo la firma dell’accordo di pace tra Hamas e Israele detenuti nelle carceri guidate da Ben-Gvir, che per il momento non ha commentato la notizia. Si tratta dello stesso ministro che qualche settimana fa ha brindato con lo champagne per l’approvazione della legge che introduce la pena di morte per i palestinesi.

Violenze e abusi sono stati commessi anche contro i membri della Global Sumud Flotilla, scatenando la dura reazione da parte di alcuni governi europei che ora si sono rintanati nuovamente nel silenzio.

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