Non si ferma l’ondata di indignazione internazionale contro il ministro della Sicurezza israeliano dopo la pubblicazione del video in cui lo si vede deridere e umiliare gli attivisti della Flotilla, bendati, legati e fatti inginocchiare. «A partire da oggi, a Itamar Ben-Gvir è vietato l'accesso al territorio francese». Lo ha annunciato su X il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot. «Questa decisione fa seguito ai suoi comportamenti inqualificabili nei confronti di cittadini francesi ed europei passeggeri della Global Sumud Flotilla», ha spiegato. «Noi disapproviamo l'iniziativa di questa flottiglia che non produce alcun effetto utile e sovraccarica i servizi diplomatici e consolari», ha continuato, «Ma non possiamo tollerare che dei cittadini francesi possano essere così minacciati, intimiditi o brutalizzati, per di più da un responsabile pubblico». Ieri, 22 maggio, l'Alto rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas ha accettato la richiesta dell'italiano Antonio Tajani di lavorare a sanzioni contro il ministro israeliano Ben-Gvir. Il ministro degli Esteri è tornato sul caso anche sabato 23 maggio, ospite del Festival dell’Economia di Trento: «L’Italia è amica di Israele, ma essere amici significa anche essere sinceri. Israele deve capire che c’è un limite oltre il quale non si può andare». 

Il rientro di altri sei attivisti a Roma

Altri sei attivisti della Global Sumud Flotilla per Gaza sono rientrati in Italia dopo il rilascio da parte delle autorità israeliane. Il gruppo, composto da cinque italiani e da un cittadino americano residente in Italia, è atterrato poco dopo le 14 all’aeroporto di Roma Fiumicino con un volo da Istanbul. Nella città turca erano stati trasferiti giovedì i partecipanti alla Flotilla, italiani e stranieri, con tre charter Turkish partiti da Eilat.

I primi a rientrare, via Atene, erano stati giovedì mattina il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani e il deputato del Movimento 5 stelle Dario Carotenuto, già sentiti nell’inchiesta della procura di Roma. I magistrati, oltre al sequestro di persona, stanno valutando altri possibili reati, tra cui tortura e violenza sessuale.

Nella serata di giovedì si erano poi susseguiti altri arrivi a Fiumicino e a Milano Malpensa. Non tutti però hanno potuto proseguire il viaggio: circa cinquanta attivisti di diverse nazionalità sono stati ricoverati in strutture ospedaliere di Istanbul. Tra loro anche l’italiano Ruggero Zeni, 69 anni, trentino residente a Malaga che dovrebbe essere dimesso domenica 24 maggio.

Momenti di tensione all’aeroporto di Bilbao

All’aeroporto di Bilbao ci sono stati momenti di forte tensione durante l’arrivo di alcuni membri della Flotilla. Stando a quanto riportano i media spagnoli, stavano posando davanti ai media e avrebbero bloccato il passaggio a una delle porte degli arrivi. In quel momento l’Ertzaintza è intervenuta caricando alcuni dei rientrati e diverse persone che li attendevano, accusate di aver oltrepassato il cordone di sicurezza. Ne sono seguiti momenti di forte tensione.

Il bilancio è di quattro arresti per grave disobbedienza, resistenza e attentato all’autorità.

La Flotilla di terra bloccata a Sirte

Flotilla Italia denuncia lo stallo alle porte di Sirte, dove il convoglio è fermo da sette giorni. Nelle ultime quarantotto ore, scrive l’organizzazione sui social, le autorità della Libia orientale avrebbero respinto le delegazioni, chiudendo di fatto ogni margine di dialogo con la Mezzaluna Rossa.

Secondo Flotilla Italia, la richiesta arrivata dalle autorità legate a Haftar sarebbe quella di lasciare gli aiuti sul posto, senza garanzie sulla loro consegna, e tornare indietro. Una soluzione che il convoglio respinge: gli attivisti chiedono assicurazioni sul fatto che gli aiuti vengano affidati alla Mezzaluna Rossa e arrivino alla popolazione di Gaza. L’organizzazione chiede ora alla comunità internazionale di fare pressione perché sia garantito il rispetto del diritto internazionale e il passaggio degli aiuti umanitari destinati a Gaza.

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