Ex produttore di documentari investigativi, a 39 anni cerca la rielezione in Senato. Sostenuto dall’ex presidente, ha puntato sulla lotta alla corruzione e sulla sanità. Crescono le voci su una sua possibile candidatura alla Casa Bianca nel 2028. Corsa da cui per il momento si tiene fuori
«Yes we can», intona la folla a gran voce. Non è il 2008, ma il 28 ottobre 2026. E sul palco dell’Arena Southlake a sud di Atlanta, in Georgia, Jon Ossoff affronta il suo comizio pre-elettorale. Insieme a lui l’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Obiettivo: vincere contro il candidato repubblicano Mike Collins. Obiettivo che è stato ampiamente centrato (Ossof ha ottenuto il 59 per cento dei voti contro il 41 per cento del suo avversario).
Trentanove anni, di famiglia ebraica, un passato nella produzione di documentari investigativi, Ossoff è nato e cresciuto ad Atlanta, dove si è candidato per la seconda volta come senatore, e dove vive con la moglie Alisha Kramer, ginecologa e attivista per i diritti riproduttivi. La corruzione nelle carceri e i traffici illeciti, solo alcuni dei temi dei suoi documentari e della società di produzione televisiva Insight TWI di cui è amministratore delegato, sono le pietre miliari della sua campagna elettorale.
Contro il presidente degli Stati Uniti e la sua cricca si è scagliato senza riserve, criticando la guerra «insensata» contro l’Iran e «il pedofilo più famoso al mondo», Jeffrey Epstein. «Ogni giorno, Donald Trump scava una fossa sempre più profonda per la moralità. Questa è l’amministrazione più corrotta di tutti i tempi, è evidente a tutti», dice dal palco.
Nel linguaggio diretto e misurato, Ossoff presenta alcuni tratti in comune con l’ex presidente. Sul palco di Atlanta, i due condividono anche il riferimento a John Lewis, figura storica del movimento per i diritti civili e tra gli organizzatori delle marce da Selma a Montgomery nel 1965. Entrambi insistono su un messaggio di unità, in contrapposizione alla retorica divisiva di Trump.
Ossoff riprende l’idea di un’America «better» anziché «great again», mettendo al centro della sua campagna la trasparenza e l’ampliamento dell’accesso all’assistenza sanitaria. Alla vigilia delle elezioni di medio termine ha detto ai suoi sostenitori: «Si sta formando un’ondata. Il tipo di onda che arriva una volta ogni generazione, quando le persone sono state spinte troppo oltre e decidono tutte insieme, tutte in una volta, di dire basta».
Durante il suo mandato al Senato, Ossoff ha promosso inchieste bipartisan sulla corruzione e gli abusi nelle carceri federali, contribuendo all’approvazione nel 2024 di una legge per rafforzarne i controlli. Si è inoltre impegnato per ampliare l’accesso all’assistenza sanitaria, soprattutto per i veterani, e per attirare investimenti industriali in Georgia. Ha sostenuto anche interventi sulle infrastrutture e misure a tutela delle famiglie dei militari.
Sogni presidenziali?
Ossoff ha conquistato il posto al Senato per la Georgia nel 2021 – dopo aver sconfitto David Perdue al ballottaggio con circa il 50,6 per cento dei voti – insieme al collega Raphael Warnock, assicurando così ai democratici il controllo dell’Aula. Una vittoria storica, considerando che due esponenti del partito democratico non venivano eletti nella corsa al Senato nello stato del sud dal 2000.
La strada di Ossoff non è stata, però, libera da inciampi. Alla sua prima candidatura nel 2017 alla Camera dei rappresentanti è stato sconfitto, perdendo al ballottaggio contro la repubblicana Karen Handel, dopo che il partito democratico aveva ingaggiato televisioni e supporter dal resto degli Stati Uniti per il giovane e sconosciuto candidato.
D’altronde la sfida non era semplice. Nel 2016 Trump aveva conquistato la Georgia nella sua prima corsa alla Casa Bianca. Lo Stato sarebbe poi passato a Joe Biden nel 2020, prima di tornare ai repubblicani nel 2024, quando Trump ha ottenuto il 50,7 per cento dei voti. La sconfitta non ha compromesso la sua carriera politica, è arrivato al secondo posto (subito dopo James Talarico) per fondi raccolti in campagna elettorale, ben 136,6 milioni di dollari, di cui la metà (66,7 milioni) provenienti da piccoli donatori, quelli che cambiano il destino delle elezioni.
Da tempo circolano ipotesi su una sua possibile candidatura alla presidenza nel 2028, lui ha prontamente negato l’interesse per la Casa Bianca. Ma del resto aveva fatto lo stesso anche Obama nel 2006.
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