Diversi stati si mobilitano per ripristinare l’addestramento militare della popolazione, ma le misure fino ad ora approvate o anche solo delineate non trovano il favore di chi dovrebbe prendere le armi in caso di guerra
La guerra in Ucraina ha dato il via al riarmo dell’Europa, ma non solo. Nel Vecchio continente si è tornati ancora una volta a discutere della reintroduzione del servizio militare, quantomeno nella sua versione volontaria. Il tema, però, si è rivelato particolarmente diviso e fatica a trovare consenso nei giovani direttamente interessati dalla misura.
Uno scenario che in parte riflette quanto già accaduto in Ucraina. Nella fase iniziale dell'invasione russa, la resistenza ucraina si è basata in larga parte su un'ondata senza precedenti di mobilitazione volontaria, con migliaia di persone senza alcuna precedente esperienza di combattimento che si sono arruolate nelle Forze armate nazionali e nelle unità di difesa territoriale.
Tuttavia, con l'avvicinarsi del quarto anniversario dell'invasione su vasta scala, l'atteggiamento dell'opinione pubblica è notevolmente cambiato: oggi, un numero crescente di ucraini cerca di evitare il servizio militare e la mobilitazione. Questa riluttanza a combattere è dovuta principalmente a profonde pressioni sociali, economiche e psicologiche.
Per tutta risposta, le autorità ucraine hanno cercato di dare priorità agli incentivi rispetto alla coercizione, istituendo per esempio il "Contratto 18-24" della durata di un anno, disponibile per gli uomini dai 18 ai 24 anni.
La misura prevede una ricompensa finanziaria di un milione di grivne (fino a 22.000 euro), l'accesso a mutui senza interessi e un pacchetto di prestazioni sociali ampliato. Il contratto si applica esclusivamente ai ruoli di combattimento – inclusi fanteria, lanciagranate e soldati da ricognizione – con un addestramento della durata superiore a 80 giorni.
La Germania
Anche in Europa si iniziano a muovere i primi passi verso la mobilitazione. Il primo paese ad aver approvato una legge per l’introduzione del servizio militare volontario è stato la Germania. A partire dal 2026, circa 680mila cittadini tedeschi nati dal 2008 in poi riceveranno un questionario in cui gli si chiederà se sono disposti a prestare il servizio militare.
A tutti gli uomini nati a partire dal primo gennaio 2008, invece, sarà imposta una visita di leva obbligatoria.
Se gli obiettivi prefissati non dovessero essere raggiunti, però, il parlamento potrebbe decidere di riattivare la leva obbligatoria e imporre una formula di sorteggio. Il giorno stesso dell’approvazione della legge sul servizio volontario, in almeno 90 città tedesche, migliaia di giovani sono scesi in strada per protestare contro la nuova chiamata alle armi.
L’avversione dei giovani era evidente già prima dell’approvazione della legge. Come spiega Michael Schulze von Glaßer, direttore della German Peace Society, le visualizzazioni del loro sito contenente le informazioni su come rifiutare il servizio militare in caso di obbligatorietà sono aumentate di mese in mese.
«A maggio, il sito ha avuto 24mila visualizzazioni e solo nei primi dieci giorni di settembre 65mila. Riceviamo molte richieste da parte di giovani, ma anche da genitori preoccupati per i propri figli. Poi ci sono persone che hanno già rifiutato o sono state congedate, che ora vogliono sapere se questo è sufficiente».
Francia e Italia
Una situazione ben diversa rispetto a quella della Francia. Il presidente Emmanuel Macron ha annunciato l’avvio di un nuovo servizio militare a partire dall’estate del 2026 della durata di 10 mesi.
Il governo spera di mobilitare 3mila persone il primo anno, fino ad arrivare a 50mila nel 2035.
Come spiega Christian Renoux dell’International Fellowship of Reconciliation, questo nuovo servizio militare volontario dovrebbe sostituire il Servizio nazionale universale (Snu), creato da Macron nel 2017 e che prevedeva un periodo di formazione in ambito civile o militare. Il progetto, però, si è rivelato fallimentare e molto costoso.
«Secondo un sondaggio, l'80 percento degli intervistati si è detto favorevole al nuovo servizio volontario e il 64 percento era persino favorevole al ripristino della coscrizione obbligatoria. Bisognerebbe capire l’età dei rispondenti. Credo che i giovani non siano molto interessati, infatti è difficile reclutarli». Come dimostra anche il fallimento del Snu.
Il dibattito sulla leva ferve anche in Italia. Il ministro della Difesa Crosetto vorrebbe istituire una leva militare volontaria, ma il progetto deve ancora essere definito e dovrebbe ricevere il supporto del parlamento.
Intanto, il movimento “Azione non violenta” ha già consegnato al Consiglio dei ministri e al presidente Mattarella 7471 lettere di cittadine e cittadini che si sono detti non disponibili in alcun modo alla chiamata alle armi.
Queste diverse forme di opposizione hanno un fondamento giuridico a livello nazionale, ma il diritto all’obiezione di coscienza è riconosciuto anche a livello europeo.
In una storica sentenza del 2011, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito che l'opposizione al servizio militare è tutelata dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
L’articolo è stato prodotto nell’ambito delle reti tematiche di Pulse, iniziativa europea che sostiene le collaborazioni giornalistiche transnazionali
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