Il senatore della Carolina del Sud aveva 71 anni. Per oltre vent’anni è stato uno dei protagonisti del Congresso, sostenitore dell’Ucraina e di Israele e fautore di una politica estera interventista. Il presidente Usa: «Un vero patriota americano»
Lindsey Graham, senatore repubblicano della Carolina del Sud e una delle figure più influenti della politica statunitense, è morto all’età di 71 anni. Secondo quanto reso pubblico dal suo ufficio, Graham è morto dopo una malattia «breve e improvvisa», e non sono stati forniti altri particolari. La famiglia ha ringraziato i messaggi di cordoglio ricevuti e ha chiesto riservatezza.
La notizia è arrivata a poche ore dal suo rientro da Kiev. Venerdì Graham aveva incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e annunciato di aver raggiunto con la Casa Bianca un’intesa su una nuova versione del disegno di legge destinato a rafforzare le sanzioni contro la Russia. Era la sua decima visita in Ucraina dall’inizio della guerra.
Da critico ad alleato di Trump
Eletto al Senato nel 2002, dopo aver trascorso gli anni Novanta alla Camera dei rappresentanti, Graham stava svolgendo il suo quarto mandato e si preparava a correre per il quinto. A giugno aveva vinto le primarie repubblicane nella Carolina del Sud, anche grazie al sostegno di Donald Trump, e a novembre avrebbe affrontato la democratica Annie Andrews.
Durante le primarie presidenziali del 2016 Graham, candidato per alcuni mesi alla Casa Bianca, aveva attaccato duramente Trump e lo aveva giudicato inadatto alla presidenza. Dopo la vittoria del tycoon, però, diventò uno dei suoi interlocutori più assidui, consigliandolo soprattutto sui dossier internazionali.
Il “falco” della politica estera
Prima dell’alleanza con Trump, Graham era noto soprattutto per il legame politico e personale con John McCain. Insieme all’ex senatore democratico Joe Lieberman, i due erano stati soprannominati i “tre amigos”: viaggiavano frequentemente all’estero e sostenevano una politica americana fondata sulla forza militare, sulle alleanze internazionali e su un ruolo globale molto attivo degli Stati Uniti.
Graham fu uno dei più convinti sostenitori di Israele e delle iniziative rivolte a isolare l’Iran e limitarne i programmi nucleare e missilistico. Negli ultimi anni aveva appoggiato gli attacchi contro le strutture iraniane e promosso una linea dura nei confronti di Teheran. Allo stesso tempo, dopo l’invasione russa del 2022, era diventato una delle voci repubblicane più ferme nel chiedere armi, finanziamenti e sostegno politico per l’Ucraina. Ma la sua attività non si limitava alla politica estera. Graham presiedeva la commissione Bilancio del Senato e in passato aveva guidato quella Giustizia durante la conferma di Amy Coney Barrett alla Corte suprema. Nel 2013 aveva lavorato anche a una riforma dell’immigrazione, alla fine mai approvata, che prevedeva di concedere un percorso verso la cittadinanza agli immigrati irregolari lo aveva spesso messo in contrasto con l’ala più conservatrice del partito.
Le reazioni
Donald Trump ha affidato a Truth il primo saluto pubblico, ricordando Graham come un lavoratore instancabile e «un vero patriota americano». Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, John Thune, ne ha sottolineato il lungo servizio nell’Aeronautica e al Congresso e l’impegno in favore degli alleati degli Stati Uniti.
Dal premier israeliano Benjamin Netanyahu è arrivato il ricordo di uno dei più solidi sostenitori di Israele a Washington. «Ho perso un amico amato», ha scritto, insistendo sulla convinzione di Graham che la sicurezza americana e quella israeliana fossero inseparabili.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ricordato invece il suo impegno per l’Ucraina e per l’inasprimento delle sanzioni contro Mosca, definendolo un leader determinato e coraggioso.
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