Enzo Cucco racconta mezzo secolo di lotte per l’Iran: dalle prime manifestazioni contro le impiccagioni alla protesta solitaria di Enzo Francone a Teheran. Oggi l’appello alla movimento arcobaleno per una grande presa di coscienza: il 17 gennaio la manifestazione a sostegno del popolo
«Ma perché il movimento Lgbtq+ italiano non protesta contro il regime in Iran?». La domanda rimbalza nei soloni intellettuali, sui social, nei talk. «Noi siamo sempre stati lì, prima di molti altri. Sono loro che si sono dimenticati di chiedere ai gay iraniani che succede, come stanno. Sono loro che per anni hanno chiuso gli occhi». Ha la voce gentile Enzo Cucco, 66 anni, protagonista di quella storia rivoluzionaria che è stata il Fuori!, il primo movimento omosessuale italiano nato nel 1971 a Torino.
Radicale da quando aveva 16 anni e alternava le sue giornate tra il Fuori! e il Partito, oggi è componente del direttivo dell’Associazione radicale Certi diritti, raggiunto da Domani, porta – dentro questo tempo stracciato – una scheggia di storia del movimento omosessuale italiano. Quella di Enzo Francone, leader del Fuori! e segretario del Partito radicale piemontese, che il 25 marzo di 46 anni fa tentò di protestare a Teheran contro le prime uccisioni di omosessuali.
La lotta di Francone
«Noi del Fuori! avevamo molti dubbi sulla cosiddetta opposizione khomeinista, sin da quando Khomeini era ancora a Parigi», racconta Cucco. «Ricordo che era molto sostenuto dalla sinistra. Si erano innamorati della Rivoluzione iraniana. Ma sapevamo delle sue posizioni fortemente omofobe e contro le donne, meno terribili di come si trasformarono dopo. Nel 1979 si tennero le prime solitarie manifestazioni in Italia. Marco Silombria realizzò una vignetta di Khomeini con la scritta “Wanted per delitti contro l’umanità”, che fu ripresa da molti giornali».
Poi, lo stesso anno Francone decise che sarebbe andato a Tehran. Il Fuori! così si organizzò. Da Torino lo seguivano Cucco e Angelo Pezzana, con l’appoggio del Partito radicale da Roma. Franconi aveva 33 anni. «Andò a Tehran per un solo giorno. Un viaggio complesso. Diede appuntamento ai giornalisti, ma quasi nessuno si presentò. Avevano paura».
Questo ragazzotto con i baffi si mise di fronte alla prigione in cui erano rinchiusi alcuni omosessuali condannati all’impiccagione: «Le notizie delle uccisioni si leggevano solo sui giornali stranieri». Francone indossava un grembiule bianco con su scritto: «L’omosessualità non è un reato». Arrestato dagli agenti armati della polizia rivoluzionaria, fu portato in carcere, massacrato e poi rispedito in Italia.
«Il giudice che aveva sottoposto a interrogatorio Francone che non concepiva l’omosessualità. Diceva: non esistono qui in Iran. E aggiunse una famosa frase: gli omosessuali sono “foolish e dangerous”. Cretini e pericolosi. Quando Enzo tornò, ci raccontò tutto. L’espressione “foolish e dangerous” la usiamo ancora noi ex Fuori! per indicare qualche amico pazzarello», ricorda Cucco.
Chi protesta a parole
Ride, mentre attraversa una storia che sembra, nella sua terribile meraviglia, andata perduta. «Il governo Andreotti aveva nei confronti del regime una posizione ondivaga, ma non era l’unico. La destra faceva affari con l’Iran. La sinistra di Lotta continua sosteneva la rivoluzione. C’erano poche manifestazioni contro. Alla fine eravamo sempre noi. In quasi mezzo secolo non ci sono mai state manifestazioni enormi contro il regime». Il movimento Lgbtq+ da solo, insieme al Partito radicale.
«Il problema è che la diplomazia spesso si dimentica delle persone omosessuali, ma non è che si ricordi tanto neanche delle donne. Oppure se li ricorda e fa finta di nulla. Nessun richiamo all’ordine, nessuna condanna, solo dichiarazioni inutili in quei anni. Forse lo scandalo più grande è stato vedere eleggere i rappresentanti iraniani ai vertici di organizzazioni che si occupano di diritti umani».
Spesso si sente dire a destra: perché non vanno a manifestare con i loro Pride e i loro cartelli in Iran? La stessa Giorgia Meloni dedicò la giornata internazionale contro l’omofobia, anni fa, agli omosessuali ammazzati in Iran: «Noi eravamo lì molto prima di loro e non ce ne siamo mai andati», risponde Cucco.
In piazza per tutti
«Il movimento italiano omosessuale, in particolare il Fuori!, ha avuto sempre la caratteristica di essere interventista: pensiamo che ci sia un diritto all’ingerenza quando sono violati cosi tragicamente i diritti Lgbtq+. E la repressione degli omosessuali è una violazione spaventosa. Pensiamo che l’intervento sia legittimo dal 077 in avanti e anche per questo siamo stati isolati nel movimento internazionale: nessuno aveva coraggio di difendere in modo aperto gli omosessuali iraniani. È questa la differenza tra noi e loro».
Oggi Certi diritti ha inviato 40 lettere alle associazioni Lgbtq+ per organizzare una grande manifestazione di piazza in difesa delle persone iraniane. «La nostra storia ci chiama, ci impegna», scrivono ricordando Enzo Francone. «Quel gesto non fu un atto isolato, ma espressione di una politica che ha costruì il movimento Lgbtq+».
Qualcosa già si muove: la prima si terrà sabato 17 gennaio di fronte all’ambasciata della Repubblica islamica dell’Iran. In questa tradizione laica che passa per le generazioni, c’è tutta la forza e la dignità del movimento italiano Lgbtq+. Il dovere di non disperdere nulla della rivoluzione Lgbtq+ del secolo scorso, quella del Fronte unitario rivoluzionario omosessuale. Nulla, nemmeno queste pagine di memoria. «I diritti o sono universali o non sono diritti. Noi abbiamo scelto da che parte stare».
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