«Il responsabile della morte di Aleksej Navalny è Vladimir Putin, quello che è successo è una prova ulteriore della sua brutalità». Senza mezzi termini il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha attaccato il presidente russo per la morte dell’oppositore politico avvenuta in una colonia penale nel nord della Russia. Il suo era il discorso più atteso della giornata, dopo che tutti decine di leader internazionali hanno espresso il loro cordoglio. «Era la voce della verità, poteva vivere in esilio e invece è tornato in Russia sapendo che sarebbe stato ucciso. Eppure lo ha fatto perché crede fortemente nel suo paese», ha aggiunto Biden. E ancora: «Putin non solo colpisce i cittadini degli altri paesi come accade in Ucraina, ma infligge crimini terribili contro il suo popolo». Ma sulle possibili conseguenze per Mosca, il presidente americano si è mostrato cauto e vago. «Stiamo pensando a cos’altro poter fare. Molti interventi sono stati compiuti contro la Russia. Pensiamo a tante opzioni in questo momento».

Meloni e Mattarella

La notizia della morte di Aleksej Navalny ha fatto il giro del mondo suscitando reazioni di sorpresa e condanna. Nessuno si aspettava che, a un mese esatto dall’inizio delle elezioni presidenziali in Russia, l’oppositore politico più noto potesse morire in carcere a tre anni dal suo arresto per frode e corruzione. Sul caso si è espressa anche la premier Giorgia Meloni con una nota diffusa da Palazzo Chigi: «La morte di Aleksejei Navalny, durante la sua detenzione, è un’altra triste pagina che ammonisce la comunità internazionale. Esprimiamo il nostro sentito cordoglio e ci auguriamo che su questo inquietante evento venga fatta piena chiarezza», ha detto la presidente del Consiglio. «Per le sue idee e per il suo desiderio di libertà Navalny è stato condannato a una lunga detenzione in condizioni durissime. Un prezzo iniquo e inaccettabile, che riporta alla memoria i tempi più bui della storia. Tempi che speravamo di non dover più rivivere», ha detto invece il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

L’Onu chiede un’indagine

Le Nazioni unite hanno chiesto l’apertura di un’indagine indipendente per capire le cause della sua morte: «Se qualcuno muore sotto la custodia dello stato, si presume che lo stato ne sia responsabile, una responsabilità che può essere confutata solo attraverso un’indagine imparziale, approfondita e trasparente condotta da un organo indipendente. Esortiamo le autorità russe a garantire lo svolgimento di un'indagine credibile», ha detto la portavoce dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani (Unhchr), Liz Throssell, sostenuta dal Segretario generale Antonio Guterres.

La famiglia

Dal palco della conferenza sulla sicurezza in corso a Monaco è intervenuta invece la moglie di Navalny, Yulia Navalnaya, che vive in Germania da tempo. «Voglio che Putin, il suo entourage, gli amici di Putin e il suo governo sappiano che saranno ritenuti responsabili per ciò che hanno fatto al nostro paese, alla mia famiglia e a mio marito. E quel giorno arriverà molto presto», ha detto. «Non voglio sentire le condoglianze», ha detto invece la madre di Navalny, ricordando la sua ultima visita in carcere dove con è riuscita a vedere suo figlio che appariva «vivo e sano».

L’Europa

I leader dell’Unione europea, Charles Michel, Ursula con der Leyen e Josep Borrell hanno rilasciato dichiarazioni simili, accusando anche loro il governo russo della morte del blogger e avvocato Navalny. «Putin non teme altro che il dissenso del suo stesso popolo. Un triste promemoria di ciò che rappresentano Putin e il suo regime. Uniamoci nella nostra lotta per salvaguardare la libertà e la sicurezza di coloro che osano opporsi all’autocrazia», ha detto Von der Leyen. Per il cancelliere tedesco Olaf Scholz «Navalny ha pagato con la morte il suo coraggio di tornare in Russia». In Germania, aveva trovato rifugio dopo l’avvelenamento subito nell’agosto del 2020 con il Novichok, un agente nervino usato in passato dai servizi segreti russi.

All’epoca la cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron avevano fatto pressioni sul Cremlino affinché Navalny potesse lasciare il paese e ricevere cure a Berlino. Proprio Macron è stato tra i leader che hanno espresso dichiarazioni più dirette nei confronti del Cremlino: «Nella Russia odierna gli spiriti liberi vengono mandati nei gulag e condannati a morte. Rabbia e indignazione. Rendo omaggio alla memoria di Aleksej Navalny, alla sua dedizione, al suo coraggio. I miei pensieri vanno alla sua famiglia, ai suoi cari e al popolo russo».

Per il Segretario di stato del Vaticano, Pietro Parolin, la morte di Navalny «stupisce e riempie di dolore». In giornata è arrivata anche la risposta del Cremlino che ha definito «oltraggiose e assolutamente inaccettabili», le dichiarazioni dei leader occidentali e ha annunciato che i servizi penitenziari stanno indagando su quanto accaduto nella colonia penale n. 3 dell’Okrug autonomo di Yamalo-Nenets nel nord del paese dove Navalny è morto.

Secondo quanto riportato dalla ong russa Ovd-Info, in serata ci sono state manifestazioni di protesta a Kazan e Mosca. D’altronde, in un’intervista rilasciata alla Cnn nel 2022 fu Navalny stesso a dire: «Il mio messaggio nel caso mi uccidano è molto semplice: non arrendetevi».

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