Una tossina rarissima, l’epibatidina – presente sulla pelle delle rane freccia sudamericane – sarebbe stata usata per uccidere Alexey Navalny. È l’accusa di Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi, che attribuiscono al Cremlino «mezzi, movente e opportunità», sulla base dell’analisi di campioni del corpo dell’oppositore.

Navalny è morto due anni fa in un carcere siberiano oltre il Circolo Polare Artico, dove scontava 19 anni per «estremismo», accuse da lui sempre respinte come politiche. Mosca nega ogni responsabilità e parla di insinuazioni occidentali. I cinque Paesi europei che hanno accusato apertamente Mosca hanno anche annunciato di aver segnalato la Russia all'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) e di sospettare che «la Russia non abbia distrutto tutte le sue armi chimiche».

Nel 2020 l’oppositore russo si sentì male durante un volo interno in Siberia. Ricoverato d’urgenza, dopo una battaglia diplomatica, fu trasferito a Berlino per cure specialistiche. Le autorità e i laboratori occidentali parlarono di avvelenamento da Novichok, agente nervino di tipo militare. Mosca respinse le accuse. Dopo mesi di convalescenza in Germania, nel gennaio 2021 Navalny decise di rientrare in Russia pur consapevole del rischio di arresto: fu fermato appena atterrato a Mosca.

Condannato a 19 anni per “estremismo”, imputazioni da lui e dai suoi sostenitori definite politiche, continuò dal carcere a denunciare il sistema di potere di Vladimir Putin e l’invasione dell’Ucraina. Le sue condizioni di detenzione furono più volte denunciate come punitive.

Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, la vedova Yulia Navalnaya ha parlato di “omicidio scientificamente provato”.

A fine 2024 il sito The Insider ha riferito di aver esaminato centinaia di documenti legati alla morte, sostenendo che sarebbero stati rimossi riferimenti a sintomi come dolori addominali, vomito e convulsioni, compatibili – secondo la testata – con un avvelenamento.

Per il premier britannico Keir Starmer Navalny ha mostrato «enorme coraggio di fronte alla tirannia», mentre il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha accusato Putin di essere pronto a usare armi chimiche pur di restare al potere.

© Riproduzione riservata