È lutto nazionale in Nepal per ricordare le vittime delle alluvioni dello scorso 26 agosto. Secondo l’ultimo bilancio diffuso dalle autorità, nel Paese sono morte 1.355 persone e 4.996 risultano ancora disperse. Considerando anche le vittime sul versante cinese, il bilancio complessivo sale a 1.398 morti e oltre 5.500 dispersi, tra i quali circa 800 cittadini stranieri. Almeno 32 mila famiglie sono state sfollate e circa 7.500 abitazioni sono state completamente distrutte. 

Per il lutto nazionale le bandiere sono state abbassate a mezz’asta negli uffici pubblici e in diverse località sono state organizzate veglie e cerimonie religiose. La giornata coincide con il tredicesimo e ultimo giorno del tradizionale periodo di lutto induista, durante il quale le famiglie rendono omaggio ai defunti. Alcuni parenti di persone ancora disperse hanno celebrato funerali simbolici anche in assenza dei corpi.

A Kathmandu, familiari dei dispersi si sono radunati nei pressi degli uffici del primo ministro e dei principali ministeri per chiedere al governo di rafforzare le operazioni di ricerca. L’attenzione è concentrata soprattutto su 12 progetti idroelettrici colpiti dalla piena del fiume Bhotekoshi e dalle frane. Secondo le autorità, circa 900 lavoratori risultano dispersi nell’area degli impianti e circa 500 potrebbero essere rimasti intrappolati nei tunnel.

L’uomo salvato dopo 10 giorni

Proprio dai tunnel di un cantiere è stato estratto un cittadino cinese, Lu Hitao, rimasto intrappolato per dieci giorni. L’uomo – trasferito in elicottero in un ospedale militare – è stato individuato all’interno di un tunnel lungo 225 metri: non presentava ferite visibili, aveva parametri vitali stabili e mostrava solo dei segni di lieve ipotermia. Le operazioni di soccorso coinvolgono squadre specializzate provenienti da India, Cina, Corea del Sud e Stati Uniti.

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