Nell’incontro con il corpo diplomatico presso la Santa Sede, Leone XIV ha parlato di Ucraina, Gaza, Venezuela, diritti umani e migranti. «A una diplomazia che promuove il dialogo, si va sostituendo una diplomazia della forza»
Come aveva fatto notare papa Francesco, stiamo attraversando non un’epoca di cambiamento ma un cambiamento d’epoca; per questo «nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando».
È quanto ha detto nella mattinata di venerdì 9 gennaio, papa Leone XIV incontrando il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede per il tradizionale scambio di auguri d’inizio anno.
«È stato infranto il principio – ha aggiunto Prevost – stabilito dopo la Seconda guerra mondiale, che proibiva ai paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini, ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile».
Diritti umani a rischio
È in questo passaggio del lungo intervento pronunciato davanti agli ambasciatori di tante nazioni – sono 184 gli Stati che attualmente intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede, a cui vanno aggiunti l’Unione europea e il Sovrano militare Ordine di Malta – che si può comprendere al meglio le preoccupazioni della Santa Sede per il momento storico che stiamo vivendo.
Crisi del multilateralismo e dell’Onu, compressione dei diritti umani fondamentali a livello globale, a cominciare da quello della libertà religiosa, con una sottolineatura delle persecuzioni a cui sono sottoposti i cristiani, abbandono delle politiche di disarmo per una ripresa della corsa agli armamenti anche nucleari, disinteresse crescente per il diritto alla vita – dei nascituri come dei migranti –, scarsa attenzione al rispetto del diritto umanitario internazionale negli scenari bellici, sono altrettanti capitoli del cahiers de doleance squadernato dal pontefice di fronte ai rappresentanti della diplomazia mondiale. Il papa poi è tornato a chiedere, per l’Ucraina «l’urgenza di un cessate-il-fuoco immediato e di un dialogo animato dalla ricerca sincera di vie capaci di condurre alla pace».
Dalla Terra Santa al Venezuela
Allo stesso tempo, ha riaffermato che in Terra Santa «nonostante la tregua annunciata a ottobre, la popolazione civile continua a patire una grave crisi umanitaria, che aggiunge ulteriore sofferenza a quelle già vissute. La Santa Sede guarda con particolare attenzione ad ogni iniziativa diplomatica che provveda a garantire ai palestinesi della Striscia di Gaza un futuro di pace e di giustizia durature nella propria terra, così come all’intero popolo palestinese e all’intero popolo israeliano».
Il pontefice ha quindi ribadito che «la soluzione a due Stati permane la prospettiva istituzionale che viene incontro alle legittime aspirazioni di entrambi i popoli, mentre si rileva, purtroppo, l’aumento delle violenze in Cisgiordania, perpetrate contro la popolazione civile palestinese, che ha il diritto a vivere in pace nella propria terra».
Importante anche il passaggio dedicato a quanto sta avvenendo nel continente americano: «Viva preoccupazione desta anche l’acuirsi delle tensioni nel Mar dei Caraibi e lungo le coste americane del Pacifico. Desidero rinnovare un pressante appello a cercare soluzioni politiche pacifiche alla presente situazione, avendo a cuore il bene comune delle popolazioni e non la difesa di interessi di parte».
In questo contesto un pensiero particolare è andato al Venezuela: «Rinnovo, al riguardo, l’appello a rispettare la volontà del popolo venezuelano e ad impegnarsi per la tutela dei diritti umani e civili di ognuno e per l’edificazione di un futuro di stabilità e di concordia».
Infine anche quanto il papa ha detto sulle migrazioni merita particolare attenzione per diversi motivi, non ultimo la crisi che sul tema è scoppiata negli Stati Uniti a causa delle politiche fortemente repressive inaugurate dalla Casa Bianca; ma la questione ha ricadute importanti anche in Europa e nel nostro Paese.
«Nell’ambito delle sue relazioni e azioni a livello internazionale – ha infatti osservato papa Leone – la Santa Sede assume costantemente una posizione in difesa della dignità inalienabile di ogni persona. Non si può dunque tralasciare, ad esempio, che ogni migrante è una persona e che, in quanto tale possiede dei diritti inalienabili, che vanno rispettati in ogni contesto».
«Non tutti i migranti, poi, si spostano per scelta – ha proseguito – ma molti sono costretti a fuggire a causa di violenze, persecuzioni, conflitti e persino per l’effetto dei cambiamenti climatici, come in diverse parti dell’Africa e dell’Asia. In quest’anno, in cui peraltro si celebra il 75° anniversario dell’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, rinnovo l’auspicio della Santa Sede che le azioni che gli Stati intraprendono contro l’illegalità e il traffico di esseri umani, non diventino il pretesto per ledere la dignità di migranti e rifugiati».
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