I capi di stato dei paesi membri della Nato si sono incontrati ieri per un summit a Bruxelles che segna un’importante passo nel processo di ri-posizionamento strategico dell’alleanza. La Nato deve guardare al 2030 per continuare a provvedere alla sicurezza dei suoi membri.

Ma l’orizzonte del 2030 appare pieno di sfide e minacce per cui bisogna prepararsi e attrezzarsi. La decisione, presa al summit, di lanciare un nuovo Concetto strategico – il più importante documento di pianificazione politico-strategica dell’alleanza – rappresenta dunque il primo importante passo – anche se altri, meno visibili ma significativi, sono già stati compiuti lo scorso anno, per esempio con l’iniziativa Nato 2030.

Il Concetto strategico della Nato traccia, storicamente, la direzione e detta il ritmo di marcia dell’alleanza. Ma come illustra egregiamente Tim Sayle nel suo Enduring Alliance: A History of Nato and the Postwar Global Order (Cornell University Press, 2019), ogni concetto strategico della Nato è stato il prodotto naturale della tensione tra consenso e visione: bisogna guardare al futuro (visione), ma anche trovare l’accordo politico tra tutti i membri (consenso).

Anche in questo caso non sarà facile perché legittimamente gli Alleati possono avere idee non perfettamente allineate, nonostante le sfide di enorme portata.

L’ascesa della Cina

La sfida più importante per la Nato, a livello strategico, riguarda senza dubbio l’ascesa della Cina. Da una parte, il baricentro della politica e dell’economia internazionale si sta spostando verso il Pacifico, e ciò pone degli importanti interrogativi per un’alleanza che è, di nome e di fatto, Atlantica: è necessaria una politica unica verso la Cina?

Come interfacciarsi alle piattaforme, tecnologie e alle iniziative cinesi come TikTok, il 5G e la Via della Seta? E quale ruolo dovrebbe svolgere la Nato, fornire sicurezza in Europa così che alcuni suoi membri possano focalizzarsi sulla stabilità in Asia oppure contribuire direttamente alla sicurezza regionale in Asia?

Ci sono molte possibili risposte: il nuovo Concetto strategico, che sarà pronto per il Summit del 2022, dovrà trovare coerenza tra vari temi all’interno di una visione generale condivisa tra i vari alleati.

Il nuovo documento, che sostituirà il precedente, datato 2010, dovrà quindi gestire una serie di importanti domande. Per esempio, la Nato si occupa della difesa dei suoi membri, la difesa è intesa, prevalentemente, come difesa territoriale, che quindi per via della collocazione geografica degli Alleati, ha un chiaro focus sull’area Euroatlantica.

Ma come, e quanto, ripensare la difesa (e la deterrenza), in un momento nel quale le tecnologie stanno cancellando l’importanza della geografia? Allo stesso modo, la Nato si occupa anche di gestione delle crisi: mentre guardavamo alle vulnerabilità e fragilità di altre società, paesi e regioni, la pandemia ha evidenziato le criticità all’interno delle nostre stesse economie e società.

Fino a che punto la Nato dovrà ripensarsi in chiave di resilienza interna? Infine, negli ultimi anni l’alleanza ha svolto un importante ruolo di dialogo con paesi non membri. Ma fino a dove deve continuare questo dialogo e in che aree: dal Sudamerica al sub-continente indiano, fino all’Onu, alla Ue o aziende private nel campo della tecnologia?

Le nuove tecnologie

Le nuove tecnologie rappresentano infatti un’importante sfida. Da una parte, intelligenza artificiale, quantum computing e comunicazioni 5G influenzeranno la competizione economica e geopolitica degli anni a venire.

Dall’altra, gli alleati europei sono drammaticamente indietro in questi ambiti. Ciò non rivela solo la natura sempre più bipolare del sistema internazionale, ma anche le rischiose implicazioni di questo cambiamento tecnologico per l’alleanza: gli alleati europei rischiano di uscire dalla competizione tecno-geo-economica futura, di diventare un terreno di scontro e conquista tra Cina e Stati Uniti, e addirittura di faticare a lavorare insieme nel campo militare con alleati tecnologicamente più avanzati.

Dentro e fuori dall’alleanza si lavora per evitare questo epilogo: ecco perché alle importanti iniziative dell’Unione europea a favore dell’innovazione tecnologica, con questo summit la Nato ha deciso di aggiungerne un Acceleratore di innovazione nella difesa che mira a finanziare start-up innovative nel campo militare.

Il ritiro dall’Afghanistan segna un cambio di paradigma: dall’antiterrorismo, counterinsurgency e ricostruzione e sviluppo – temi che hanno caratterizzato le operazioni multinazionali degli ultimi 25 anni – la Nato si sta riorientando verso la competizione strategica tra grandi potenze.

In questa transizione, la spesa in difesa, che la Nato chiede di portare al 2 per cento del Pil (il cui 20 per cento dovrebbe inoltre andare in modernizzazione) rimane essenziale. Il nuovo Concetto strategico, definendo le linee strategiche dell’alleanza, aiuterà a chiarire come le voci di spesa dovranno cambiare.

Sarà essenziale, in questo processo, non indebolire però la capacità di contribuire alla stabilità in nord Africa, medio oriente, Balcani e Caucaso. Allo stesso tempo, come il summit ha sottolineato, i domini cyber e spazio dovranno vedere una crescita delle loro dotazioni finanziarie: vista la loro crescente importanza non solo militare ma anche economica e politica, questi campi richiedono maggiori risorse e capacità sempre più avanzate.

Nel campo cyber, inoltre, durante il summit gli alleati hanno anche deciso di adottare una nuova politica di difesa con l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza agli alleati.

Le relazioni con la Russia restano un tema importante e a cui prestare attenzione nel medio termine – non a caso i presidenti Biden e Putin si incontrano domani. Nel Concetto strategico del 2010, la Russia veniva menzionata come partner.

Dopo oltre un decennio di provocazioni, aggressioni, violazioni e attacchi, la leadership Russa ha dato ampiamente prova di essere poco interessata al dialogo. L’attuale amministrazione americana sembra, ciononostante, propensa a fare un nuovo tentativo.

Su questa strada vi sono temi complessi, da Nord Stream 2, la linea di gasdotti che collega la Russia alla Germania, e che è oramai quasi ultimata, al controllo degli armamenti (nucleari) in Europa, fino alla Bielorussia, l’Ucraina, l’interferenza elettorale e la disinformazione.

Parte della sicurezza Euro-atlantica dipenderà, inevitabilmente, dalle relazioni con la Russia – e dalla strategia che la Nato riuscirà a sviluppare per portarla sulla strada della cooperazione.

Il prossimo decennio non sarà, però, solo caratterizzato dalla crescente competizione tra Stati Uniti e Cina, ma anche, più in generale, dall’opposizione tra autoritarismo e democrazie liberali e dagli effetti del cambiamento climatico.

Questi due ambiti influenzano anche il lavoro della Nato, sia perché le pulsioni illiberali lambiscono i confini dell’Alleanza, sia perché l’ordine neoliberale, di cui la Nato è organo costituente, si fonda sui valori propri delle democrazie liberali: diritti individuali, libertà fondamentali, libero commercio.

Rafforzare le partnership

Possono apparire discussioni astratte, ma per la Nato hanno implicazioni pratiche, dalla vendita e l’acquisto di tecnologie sensibili (come quelle per il riconoscimento facciale) alla lotta alla disinformazione. Questa è la ragione per cui al summit si è deciso sia di rafforzare il processo di consultazione interna alla Nato sia di approfondire quello con paesi non membri ma che condividono i valori fondativi dell’alleanza.

Parallelamente, il cambiamento climatico influenza i teatri sui quali la Nato opera o verso i quali è esposta: dall’Artico al medio oriente passando per l’oceano Atlantico.

Per il mondo della difesa ciò ha importanti implicazioni, dal tipo di imbarcazioni all’efficacia di radar e sonar nell’identificare piattaforme avversarie. Non è un caso che al summit, gli Alleati abbiano sottoscritto un nuovo Action Plan per il Cambiamento cimatico e la sicurezza, perché come evidenzia Daniel Yergin nel suo The New Map: Energy, Climate, and the Clash of Nations (Allen Lane, 2020), dietro al cambiamento climatico, e alle tecnologie necessarie per affrontarlo si nasconde una nuova competizione geopolitica. Competizione geopolitica che coinvolge direttamente la Nato.

Le opinioni espresse sono strettamente personali e non riflettono le posizioni ufficiali della Nato o del Nato Defense College.


 

© Riproduzione riservata